Il tema della missione della Chiesa - missione vista come connaturale al suo esserci - desta oggi un forte interesse sul piano sia teologico, sia magisteriale, sia pastorale. Non è detto tuttavia che al parlare di missione corrisponda sempre una ripensamento della stessa, che permetta di uscire realmente da vecchi schemi e assuma fino in fondo la necessità di rileggere la missione ecclesiale dentro un contesto, come quello occidentale, profondamente e visibilmente mutato. Il presente studio di Roberto Repole intende assumere questa sfida offrendo la proposta di un nuovo paradigma, quello del dono. Appare così come la Chiesa viva di un dono, quello divino, e come ciò che essa realmente trasmette non sia altro che il dono di cui vive, il quale può essere mantenuto solo in quanto donato da altri: nell'unica forma possibile, quella del dono appunto, che è autentico solo a determinate condizioni. Si tratta di un paradigma adatto ad evitare una delle accuse che esplicitamente ed implicitamente viene fatta oggi ad ogni proposta di missione, di rappresentare cioè sempre e comunque una forma di violenza - senza cadere, per questo, in una riduzione della missione a dialogo in assenza di verità. Si tratta altresì di un paradigma capace di farsi carico di alcune delle sfide attuali più incalzanti: la fine della cristianità, la secolarizzazione, il pluralismo religioso e gli effetti di una globalizzazione in cui la logica economicista rischia di permeare tutto.
Dell'abuso sessuale sui minori - crimine scandaloso, fra i più odiosi che si possano commettere - si parla oggi apertamente nelle nostre società: e già aver tolto il velo dell'ipocrisia è una dato positivo. Sappiamo poi che il rischio di abuso esiste ovunque vi siano dei bambini, e in primo luogo in famiglia: sicché la posta in gioco è enorme. Se le conseguenze di abusi sessuali perpetrati ai danni di un minore sono oggi abbastanza note e si sa come farvi fronte al meglio, non altrettanto si può dire del modo di "trattare" e di "recuperare" gli autori di aggressioni sessuali. Ecco allora l'obiettivo di quest'opera: capire il percorso mentale degli autori di abusi sessuali - siano essi preti, educatori, padri di famiglia -, ma anche conoscere le terapie di cui è stata testata l'efficacia. L'autore, Stéphane Joulain, adotta un approccio olistico e non tralascia né le valutazioni morali dell'abuso né la necessità di farsi carico della dimensione spirituale della vita degli autori di abuso, quando si tratta di religiosi o di persone credenti. Il tutto, però, naturalmente, mettendo sempre la vittima al centro dell'attenzione. Prevenzione degli abusi: un tema scottante, trattato in base a esperienze e competenze maturate dall'autore a livello internazionale. «Quest'opera contribuirà a sviluppare ciò che di meglio abbiamo da offrire nella lotta contro gli abusi sessuali. Per il bene di tutti e, in primo luogo, dei più vulnerabili: i bambini».
Dobbiamo imparare a vivere con gratitudine. Chi prova riconoscenza rifiorisce: la sua vita diventa bella, preziosa e creativa. Si riempie di stupore: non dà più tutto quanto per scontato. E ogni giorno c'è un numero sufficiente di opportunità per provare gratitudine. La gratitudine è il nucleo della spiritualità e una chiave per accogliere un dono inestimabile: la felicità duratura. Testi densi, brevi e ispirati, offerti con modestia da un grande maestro di spiritualità.
Questo libro è nato da un'urgenza. Davanti al triste spettacolo delle divisioni, delle paure, delle guerre e delle disuguaglianze che si diffondono nel mondo, davanti alla depressione e alla disperazione che colpiscono tanti fra noi, Vanier fa suo il grido degli ultimi. E così, alla sera della sua esistenza, vestendo i panni del testimone, rievoca le tappe della sua avventura umana e spirituale. Per condividere con tutti una luce di speranza. Sono infatti gli ultimi, le persone con un handicap mentale, che hanno trasformato a poco a poco Vanier, liberandolo delle sue paure e rivelandogli la propria umanità. In un tempo come quello che stiamo vivendo, al fondatore de L'Arca sembra allora più che mai importante testimoniare una fraternità possibile fra gli esseri umani di culture, religioni e storie diverse. «Nulla è perduto», ci assicura: «È possibile un cammino verso l'unità, la fraternità e la pace. L'avvenire dipende da ciascuno di noi». Una delle più grandi voci spirituali vissute a cavallo fra XX e XXI secolo ci offre la sua verità sulla vita e sull'impegno per la pace e a favore dei più deboli.
Quali ministeri nella chiesa di oggi e per il mondo di domani? Con la padronanza e la chiarezza che lo contraddistinguono, Bernard Sesboüé affronta in modo metodico questa domanda. Lo fa con le risorse della riflessione teologica, con un'umile passione per le responsabilità a cui la chiesa non può sottrarsi, con una luminosa speranza nell'attraversare le nostre titubanze. Per venire incontro, all'insegna della speranza, alle nostre esitazioni o ai nostri malesseri. L'autore ci invita in primo luogo a verificare il linguaggio che usiamo e i punti fermi su cui poggiamo: perché esitiamo a designare come "ministeri" certi ruoli dei battezzati non ordinati? Sesboüé riflette poi sullo status di quei laici, donne e uomini, che svolgono un ruolo effettivo e individuabile nella chiesa cattolica, distinguendo accuratamente ciò che rientra nell'ambito del battesimo comune e ciò che deriva da una partecipazione alla responsabilità pastorale. Infine affronta la questione - delicata, ma urgente - dell'ordinazione al ministero pastorale: che fare, quando i sacerdoti sono sempre di meno, in una chiesa che non può privarsi dell'eucaristia o della riconciliazione sacramentale?
In continuità con il primo e secondo volume, già pubblicati da Il Pozzo di Giacobbe anche quest'anno viene offerto un breve commento alle letture domenicali (anno liturgico A). L'intenzione è quella di presentare alcune chiavi esplicative che favoriscano una maggiore comprensione dei testi e alcuni spunti di riflessione. La brevità dei commenti è in qualche modo l'incipit di una riflessione che dalla lettura dovrebbe poi proseguire nel lettore. Leggere un testo, infatti, non è mai un'azione passiva: le parole di uno scritto incontrano la vita di chi legge, di chi queste parole le fa entrare dentro il proprio vissuto, la propria realtà e le fa proprie. La Parola di Dio ha bisogno di parole umane, parole che la esprimano, la rendano udibile, leggibile e parole che, nel divenire della consapevolezza e della comprensione umana, la comprendano e la presentino come una tavola imbandita su cui il Cibo-Parola si offre in tutta la sua pienezza di vita. Questo volume, come già quelli dedicati all'anno B e all'anno C, vuole quindi essere una piccola tavola dove ogni domenica il lettore può trovare un "condimento" alla Parola che la liturgia propone.
Tutta la storia della salvezza conduce a Betlemme, a quella casa del pane dove anche gli affamati e assetati di giustizia trovano quanto desiderano. In quella casa in cui la sicurezza non è una legge, perché ogni viandante non è un pellegrino infracidito dalla salsedine, né uno spiaggiato, ma semplicemente un cittadino fattosi estraneo perché diverso nel colore, nella lingua e nella cittadinanza. Dio ha scelto Betlemme per essere mangiatoia del mondo e per indicare che solo lasciandosi amare si può diventare amanti dell'umanità. La Chiesa della nuova evangelizzazione è una comunità in uscita chiamata a fare una scelta: il più piccolo. È la Chiesa dei costruttori d'integrazione e non d'involuzione. È quella in cui anche chi ha sbagliato non è borderline perché Betlemme è casa di tutti dove non sono ammessi i figuranti. È questo il significato della proposta catechetica contenuta in questa Novena di Natale. Gesù, nato povero alla periferia di Betlemme e escluso da tutti perché ritenuto un re senza regno, mostra dalla stalla, sala parto sotto le stelle, che i piccoli possono rivoluzionare il mondo. Il Bimbo di Betlemme è modello della Chiesa in uscita chiamata a rivoluzionare se stessa rendendosi pane spezzato per tutti.
Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Mt 4,4). Qualcuno una volta disse che la Parola di Dio più la si conosce, la si studia, più la si ama. Leggere e approfondire il testo biblico è un aspetto non secondario del cammino di fede e di preghiera. Questi commenti al Vangelo possono essere un aiuto prezioso per condurre la preghiera personale. Il libro raccoglie riflessioni sui Vangeli delle domeniche e delle solennità dell'Anno A.
Questo libro si pone al crocevia dell'esperienza centrale del cristianesimo - la morte in croce di Gesù alla presenza della madre - e della psicoanalisi relazionale, che vede nel rapporto madre-bambino il luogo decisivo per lo sviluppo della persona e per gli esiti della sua struttura psichica. Il componimento poetico dello Stabat Mater, si rivela un testo capace di illustrare questo intreccio.
Una lettura intrisa di ironia, una storia tutta al femminile sul tema della ricerca dei figli che, talvolta, tardano ad arrivare. Sotto i riflettori una donna felice, amata e in carriera, la cui serenità comincia a scricchiolare quando nella sua vita compaiono, in numero esponenziale, pancioni, fiocchi e coccarde di benvenuto, nonché le domande indiscrete di amici, parenti e vicini di casa. La protagonista del romanzo si interroga sul senso del dolore di una mancata maternità, in un groviglio di contraddizioni, risate, lacrime e stupore...
Come si arriva a Dio? Ci sono scorciatoie privilegiate che conducono a lui? Ci sono fenditure attraverso cui si può sbirciare nel suo mistero? In quest'opera ci affidiamo alla guida di uno dei più grandi geni religiosi dell'era moderna: John Henry Newman. L'intento? Scoprire con lui alcune vie, alcune scorciatoie verso Dio. Non esagerava Joseph Ratzinger a considerare Newman come uno dei massimi personalisti del cristianesimo. L'allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede aveva definito Newman come uno dei grandi personalisti della storia dai tempi di sant'Agostino. In queste pagine guardiamo brevemente ad alcune vie, come la via della coscienza, la via dell'amicizia e diverse altre per incamminarci più speditamente sulla via della verità dell'uomo e della verità di Dio.
Un sussidio per spiegare ai ragazzi il significato della messa e l'importanza dell'incontro con Gesù. Età di lettura: da 10 anni.