C'è un naso che si allunga, ci sono code e orecchie che spuntano a sorpresa (ma non troppo), ci sono furboni, cattivi, impostori, ma anche fate buone e babbi pazienti, mostri marini e monelli con la maiuscola. È il mondo di Pinocchio.
"L'uomo ha perduto la capacità di prevedere e di prevenire. Andrà a finire che distruggerà la Terra" così disse Albert Schwitzer. Rachel Carson nel 1962, con forte anticipo sui tempi, analizzò le tecniche impiegate in agricoltura, il rapporto esistente tra colture e alimentazione, l'uso degli insetticidi chimici negli Stati Uniti. Oggi, purtroppo, la sua analisi è di grandissima attualità anche in Europa.
Un décor quasi convenzionale (la Firenze frequentata dalla colonia inglese, vista però da una distanza molto più ravvicinata del solito), una donna bellissima e a suo modo perduta, due uomini molto diversi che se la contendono, e al centro di tutto uno scabroso fatto di sangue. Ma per combinarli a dovere ci voleva la mano di Somerset Maugham.
Il sergente Franz Schirmer nel 1806, gravemente ferito in battaglia, trova rifugio presso la famiglia locale dei Dutka. Eccoci improvvisamente trasportati in uno studio legale del Novecento dove l'avvocato George Carey viene incaricato di scovare il destinatario della favolosa eredità di Amelia Schneider Johnson, vedova Schirmer. Carey dovrà spostarsi nello spazio e nel tempo in un'altalena di flashback che lo porteranno a scardinare le serrature di molti armadi della memoria storica, cavandone scheletri perturbanti come quelli legati al periodo nazista.