La polemica è una discussione tra sordi? Di fronte ai conflitti sopra le righe e le contese urlate dei talk show televisivi, la polemica sembra uno sforzo finalizzato solo alla prevaricazione dell'altro. Ma le cose non stanno così. "Viva la polemica viva" per la prima volta mette sul piatto della bilancia le caratteristiche positive della polemica e mostra che è sì un conflitto, ma tutto particolare, perché quando si tenta di confutare l'altro ciò che viene messo alla prova è anzitutto la tenuta delle proprie opinioni. Non solo: polemizzando si realizza la dimensione razionale e sociale che caratterizza ogni essere umano, e si genera comprensione della realtà attraverso il confronto. La difficoltà, quindi, è saper fare polemica per rispondere alla sfida della democrazia: legittimare il dissenso e non porre fine alle controversie. In queste pagine il lettore viene condotto in una palestra dove allenare le proprie capacità polemiche: attraverso principi, strategie e correttivi, imparerà ad affrontare ogni discussione dando ragione delle proprie ragioni. L'obiettivo è che in ogni dibattito polemico vinca la ragione migliore, senza mascherare divergenze e contrasti. Indirizzato agli insegnanti delle scuole superiori, un manuale per tutti quelli che, su una qualunque tematica, vogliano intraprendere una "corsa agli armamenti" di tipo comunicativo. Prefazione di Adelino Cattani.
Fatta passare per millenni come una storia meravigliosa e travagliata, a tratti cruenta ma destinata a buon fine, l'Odissea spiazza da subito il lettore con il suo incedere altalenante e il suo scarso equilibrio, visto che le peripezie di Ulisse tra maghe e ciclopi, sirene e mostri marini, che tanto hanno affascinato i lettori di ogni epoca, impegnano a malapena un sesto di un poema che è dedicato piuttosto, nella sua parte preponderante, ai preparativi di un massacro tremendo e immotivato, quello dei cosiddetti «proci», i pretendenti di Penelope: una strage che, a dispetto di tante fantasmagorie di facciata, costituisce il vero obiettivo della narrazione. Eppure, alcune vistose incongruenze dovrebbero mettere subito in allarme: qual è lo scopo dell'inspiegabile viaggio di Telemaco, rischioso e apparentemente inutile, che apre il poema? E perché Ulisse, atteso da dieci anni, si ripresenta a Itaca in sincronia perfetta con il viaggio del figlio, e per giunta da solo, pur essendo partito con un gran seguito di navi e di compagni? E come è possibile che egli non venga riconosciuto subito da un servo fedele, da sua moglie e da suo padre? A partire da queste domande, Giovanni Kezich scopre nel poema una trama nascosta che ci porta lontano dalle rassicuranti convenzioni della poesia eroica e ci introduce in un ambito enigmatico come quello di un giallo, una sciarada elusiva e tendenziosa che cerca di occultare una certa verità raccontandocene un'altra: come se il vero obiettivo dell'Odissea non fosse il glorificarsi delle gesta del suo protagonista, ma l'addolcire con le arti della poesia il rimorso per la strage di raggelante brutalità che, a dieci anni dalla caduta di Troia, si è consumata in un'isola remota lasciata a se stessa, dove il re non era mai tornato. Forte di un'intuizione folgorante maturata a contatto con il testo di Omero, "Ulisse non è lui" non è la semplice enunciazione di uno scoop interpretativo, ma una rilettura approfondita, illuminante e fascinosa del poema più letto e più amato della storia: una scommessa, ambiziosa e coltissima, che punta a riconsiderare daccapo l'Odissea come un documento antropologico, che può forse raccontarci, dell'antica civiltà greca come di noi stessi, molto più di quello che sinora abbiamo saputo capire.
La pubblicazione dei quattro volumi collegati al Progetto Nathan è iniziata lo scorso anno con "Ernesto Nathan. L'etica di un sindaco", proseguirà nel 2021 celebrando il centenario della sua morte e, insieme, il 150° di Roma Capitale e si concluderà con il quarto volume nel 2022. Questo secondo volume è forse quello più complesso nella sua tessitura, perché include un arco storico di riferimento molto ampio, dai moti del 1848 e la Repubblica romana del 1849 al 1920. Un arco temporale che include in sé la data dell'avvenimento fondante, la "breccia" finale nel potere temporale della Chiesa e le ragioni storiche e ideologiche che la precedettero e seguirono, esplicitate in quattro "stanze", più che capitoli. Prefazione di Lucio Caracciolo. Contributi di Saverio Battente, Laura Biancini, Elena Camilli Giammei, Maurizio Ceccarani, Zeffiro Ciuffoletti, Claudio Costa, Bruno Di Porto, Valerio Di Porto, Riccardo Di Segni, Anna Maria Isastia, Massimo Locci, Luca Lorenzetti, Maria I. Macioti, Elèna Mortara, Marisa Patulli Trythall, Sandro Rogari, Marcello Teodonio, Giorgio Treves, Giulio Vaccaro, Angela Zucconi.
Accanto alla Rivista Theotokos, che si propone di presentare la tematica mariologica in prospettiva interdisciplinare, questa collana raccoglie contributi di valore che focalizzano gli aspetti più interessanti e attuali della figura di Maria seguendo i vari approcci delle scienze teologiche e umane. Essa raccoglie in particolare gli Atti di Convegni locali e dei Colloqui internazionali di mariologia
La novità di questo volume consiste nell'applicazione dell'approccio basato sulle attività aziendali a tutti i problemi di strategia, siano essi quelli di individuazione delle relazioni tra strategia e risultati, di analisi e valutazione del posizionamento strategico, di gestione del cambiamento strategico, di valutazione della strategia. Le attività aziendali sono presentate partendo dalla contrapposizione tra attività correnti, che sono la determinante principale dei risultati attuali, e attività di set up, che invece contribuiscono al rinnovamento delle attività correnti e pongono le basi per i risultati futuri. I risultati che le aziende producono oggi dipendono più da quello che è stato fatto ieri che da quello che rimane possibile fare oggi intervenendo sulle attività correnti attuali. I miglioramenti più importanti richiedono tempo perché dipendono soprattutto dalle attività di set up attuali, che incidono sulle attività correnti e sui risultati futuri. Il frutto del lavoro di oggi si raccoglie soprattutto domani.
La famosa distinzione di Hannah Arendt fra homo faber e animal laborans era stata anticipata addirittura da Adam Smith, che aveva descritto il passaggio dal lavoro artigiano alla nuova manifattura industriale come il passaggio da un cittadino pensante a un essere "ignorante e stupido", incapace di decidere dei destini della propria patria; una "bestia", un animale da fatica, secondo Tocqueville. Sembrava allora inevitabile la fine del lavoro artigiano. Così non è stato: l'artigianato in parte è scomparso, in parte si è trasformato, in parte rinasce continuamente in nuove forme. Questa storia è stata tuttavia a lungo trascurata: solo relativamente tardi si sono sviluppati gli studi per comprendere quanto del patrimonio storico delle culture, dei saperi, dei modi di essere del lavoro artigiano siano giunti fino a noi, o direttamente, o trapassando attraverso le culture del lavoro industriale. Il volume presenta nella prima parte lo stato degli studi sulla storia del lavoro artigiano, per poi ripercorrerne l'evoluzione nei principali paesi europei (Inghilterra, Germania e Francia) e negli Stati Uniti, dalla metà del XIX alla metà del XX secolo; infine, si focalizza sul caso italiano dall'unità al fascismo.
All'inizio della vita della Chiesa, la comunione dei credenti - lo stare insieme - era per gli abitanti di Gerusalemme la testimonianza tangibile dell'attività svolta dal Messia di Nazaret, Figlio di Dio morto e risorto. Partendo da questo convincimento, l'autore di queste pagine ha tracciato una proposta che recuperi l'esperienza dello "stare insieme" della Chiesa di Gerusalemme. Tale proposta è soprattutto destinata a coloro che nella comunità parrocchiale svolgono un ministero. La determinazione a vivere in maniera più impegnativa nella propria comunità di appartenenza è frutto di un vero atto di conversione. Sarà proprio l'adesione ad una vita comunitaria più autentica la prima testimonianza da offrire al mondo, perché in molti scoprano la bellezza di appartenere totalmente al Signore Gesù e alla comunità.
L'Italia è stata per quasi metà del Novecento una monarchia. Eppure dei Savoia nei libri di storia si racconta pochissimo. La dinastia si è fatta conoscere di più dopo l'esilio, con gli ultimi eredi che hanno fatto parlare di sé occupando per decenni le pagine dei settimanali popolari e prestando il fianco alle cronache rosa e nere. Questo libro tenta di ricomporre due facce dello stesso nome: quella del figlio del re che celebra, incontrando Garibaldi, la raggiunta unità nazionale, e quella di un Emanuele Filiberto che trionfa sul palco di Sanremo al fianco di Pupo. Bisogna ammettere che si tratta di un salto notevole, tanto da giustificare un dubbio: ripensando allo slalom degli ultimi centodieci anni, avranno forse i Savoia sbagliato a ogni bivio?