Traducción castellana, introducciones y notas de Vicente Martínez-Blat, ocd.
Santa Isabel de la Trinidad es una de las figuras místicas más importantes del siglo XX. Contempo -ránea y coterránea de santa Teresa de Lisieux, ambas carmelitas contemplativas y, desde su claus-tro, prolíficas y profundas escritoras espirituales. A pesar de que la Iglesia solo ha otorgado el título de Doctora a la santa de Lisieux, es indudable que el magisterio de la de Dijon posee evidentes quilates espirituales y que su influjo en la Iglesia es de una acreditada trascendencia.
Ya escribió sobre ella el teólogo Hans Urs von Balthasar cuando ni siquiera había sido beatificada: «La estructura del universo espiritual de Isabel, el contenido y el estilo de su pensamiento teológico son de una densidad, de una consistencia perfecta». Y san Juan Pablo II, refiriéndose a ella, dijo: «Entre los santos de Francia que ejercieron la mayor influencia en mi vida, Isabel de la Trinidad es un admirable testigo de la gracia del bautismo cumplida en un ser que la acoge sin reservas: nos ayuda a encontrar a nuestra vez las formas de oración y entrega».
La BAC publica ahora en español, íntegra y críticamente, las Obras completas de santa Isabel. Sus escritos han sido siempre —y especialmente en nuestros días— una apremiante llamada a la interioridad y, en concreto, a la experiencia de la inhabitación trinitaria. La lectura de estas páginas resultará, sin duda, un auténtico alimento espiritual para los lectores ávidos de crecer y ahondar en su vida cristiana.
Anno 1221. In un assolato e profumato giorno di fine maggio, nella piana su cui si affaccia Assisi, tra alberi e cespugli, attorno alla chiesetta di Santa Maria degli Angeli, i seguaci di frate Francesco sono raccolti attorno al loro maestro e fratello: il Poverello di Assisi li ha convocati per il Capitolo annuale. Così, almeno, raccontano le cronache antiche. Tra le migliaia di frati lì accalcati, italiani, francesi, inglesi, tedeschi e altri provenienti da qualche altra patria nel frattempo cancellata dalle mappe d'Europa, ce n'è pure uno, Antonio, arrivato dal Portogallo passando per il Marocco e la Sicilia. Di lui, in questa occasione, le cronache invece tacciono. O meglio, ci dicono cosa ne sarà poi di lui, ma niente del prima. Come ci è arrivato ad Assisi? Come è stato il suo viaggio a piedi dalla Sicilia? Ha parlato personalmente con Francesco? Anno 2021. Ricordiamo gli 800 anni da questo incontro che ha cambiato la vita di questo frate portoghese - sant'Antonio di Padova - e che ha segnato e continua a segnare la vita di fede e di devozione delle nostre famiglie e comunità cristiane.
Balò il palloncino, questa volta, atterra a Sempredifretta, una piccola e fumosa città dove la gente corre sempre e non fa altro che guardare gli smartphone. A Sempredifretta non esistono case con i tetti verdi... o meglio, ce n'è solo una, e lì ci abita Alice, una vivace e determinatissima ragazzina alle prese con i boschi, l'ambiente, il verde, la cura della terra, casa di tutti e pianeta delle meraviglie. Alice non è sola. Con lei altri amici, con buffi cappellini, e poi Mister Cuore... invisibile per molti ma capace di dare la giusta carica per affrontare le sfide più grandi. Età di lettura: da 5 anni.
Per Teresa d'Avila l'orazione è la porta del nostro castello interiore, nella cui stanza centrale siede in trono Cristo risorto. Pregare vuol dire varcare questa soglia ed entrare in un mondo da esplorare. Questo testo si rivolge a chi ha il desiderio di pregare e sente l'iniziale necessità di orientarsi. Nella prima parte l'Autore offre un breve commento ad alcuni brani del Nuovo Testamento che riguardano la preghiera, introducendo alla bellezza e alla peculiarità della preghiera cristiana. Nella seconda parte vengono suggerite alcune modalità di orazione consegnateci dalla tradizione spirituale della Chiesa, tra le quali, per esempio: il silenzio, la lectio divina, l'esame di coscienza.
Monasteri e conventi si stanno svuotando, e di contro l'esercito di battezzati che fanno yoga e si rivolgono a pratiche di meditazione orientale cresce. La preghiera ripetitiva non attira più, non corrisponde alla sensibilità spirituale di oggi. L'Autrice però di un tempo di crisi come quello attuale ne coglie le sfide, il nuovo... lo ripropone come tempo di risveglio. C'è un nuovo ancora in gestazione che ha bisogno di tempi di maturazione per venire alla luce. E allora il primo passo sta nel riportare il lettore alle origini del monachesimo, ai padri e alla madri della fede, per riportare al centro l'esperienza del solo a Solo, di quell'intimo faccia a faccia con noi stessi che conduce verso la parte profonda in cui l'anima si fonde nello Spirito. Più cresce la comunione con Dio, più cresce la comunione con gli altri esseri viventi, con il creato. Questo è monachesimo interiorizzato da coltivare nelle nostre case.
Per poter scrivere i vangeli era decisivo dimostrare che il rifiuto, le sofferenze e la morte cui era andato incontro Gesù non deponevano a sfavore della sua identità di Messia, di glorioso Inviato di Dio. I primi cristiani raccolsero questa sfida editoriale e rivisitarono le Scritture di Israele per trovarvi figure di uomini di Dio perseguitati e rifiutati: Gesù, vero profeta, aveva vissuto un destino tragico in tutto simile al loro.
Descrizione
Voler scrivere una vita di Gesù, nella cultura del I secolo d.C., era in buona sostanza una pretesa assurda: occorreva assolutamente dimostrare che le sofferenze e la morte del Nazareno non mettevano affatto in discussione la sua qualità di Inviato di Dio. Per gli autori dei vangeli sinottici era dunque decisivo giustificare questa anomalia, superare questo handicap.
In effetti, se per i discepoli la risurrezione aveva reso Gesù una gloriosa figura messianica, il rifiuto di cui era stato oggetto e la sua morte ignominiosa smentivano nella maniera più radicale che egli fosse un messia: la sua fine era anzi quella di un ribelle, di un impostore o di un bestemmiatore – insomma, la fine di una figura lontanissima dalle vie di Dio.
Matteo, Marco e Luca raccolsero questa autentica sfida editoriale. Rivisitarono le Scritture di Israele per trovarvi figure di inviati divini perseguitati e rifiutati. Avvalendosi delle tecniche della tipologia, essi mostrarono così che Gesù – essendo veramente un profeta – aveva vissuto un destino tragico del tutto simile al loro.
Aletti, docente solido, internazionalmente apprezzato, ci guida a scoprire i segreti di questa sfida, affrontata dai credenti delle prime comunità cristiane.
«Questo saggio, rivolto agli esegeti del Nuovo Testamento, non è scritto in modo astruso: il mio auspicio è che i teologi, ma anche le donne e gli uomini dotati di una certa cultura biblica, vi trovino gustosa materia per riflettere» (Jean-Noël Aletti).
Un lavoro di cui si auspicava la realizzazione da decenni: una storia critica degli angeli nel giudaismo, nel cristianesimo e nell’islam.
Descrizione
Quest’opera costituisce il primo saggio storico che presenta la comparsa degli angeli. Prendendo in esame le tre grandi religioni monoteiste (giudaismo, cristianesimo e islam), presenta sia la comparsa degli angeli sia la loro diffusione: dalle origini (oltre 4.000 anni fa), lungo tutta l’epoca d’oro, fino al periodo moderno.
Di norma, l’idea corrente è questa: gli angeli sono principalmente delle creature celesti al servizio degli esseri umani. Hamidovic mostra invece che devono la loro esistenza soltanto al loro rapporto speciale con Dio. Ed è rilevante che gli angeli trovino posto proprio nel contesto delle tre religioni che proclamano la credenza in un Dio unico, diventando presenze magari discrete, ma ineludibili.
Lo studio di Hamidovic raccoglie e ordina i dati (continuità e discontinuità, mutazioni di forma nel tempo e nello spazio), scava nelle zone d’ombra, racconta il rovesciamento della situazione, spiega l’onnipresenza degli angeli nell’arte occidentale e, più ampiamente, nella nostra cultura fino a oggi. Per quanto l’infatuazione per gli angeli si sia affievolita con l’avvento del pensiero razionale, ovunque restano tracce dell’antica passione per queste simpatiche creature celesti.
«Scrivo per individuare un ascolto possibile di ciò che del vangelo non è stato ancora udito»: così Dominique Collin. Ecco allora un saggio tonificante che invita a intendere il vangelo con un altro orecchio. Se l'idea diffusa è che il vangelo sia un racconto mitologico sorpassato, qui si sostiene che oggi è invece divenuto possibile percepirne l'inaudito, «quelle cose che orecchio non udì» (1 Cor 2,9). E la "buona notizia" che tipo di inaudito annuncia? Una possibilità di uscire dalle catene che ci siamo forgiati noi stessi, una possibilità di essere "sé" anziché essere asserviti al proprio "io" infantile e regressivo. Ed è urgente cambiare la nostra maniera di pensare: il vangelo è la parola che ha la funzione di non risolvere problemi, ma di far venire voglia di pensare in modo diverso. Di fronte al caos che incombe, resta da intendere l'inaudito del "buonsenso" aperto dal vangelo. Buonsenso di pensare all'Altro. Buonsenso di vivere una conversione alla gioia. Buonsenso di tendere l'orecchio al vangelo inaudito. «Non dobbiamo forse unicamente ricordare ciò che è dimenticato, cioè l'indimenticabile? La vocazione della "buona notizia" non è risolvere problemi, ma far sentire al mondo ciò che il mondo non ha sentito».
Una cristologia articolata in modo originale attorno al concetto di eredità: Gesù, il Figlio libero e adulto, ha ricevuto tutto dal Padre e lo vive nella libertà. Apre così uno squarcio imprevisto su una dinamica di figliolanza, di eredità e di libertà che coinvolge tutti.
Descrizione
Sulla scena si staglia un uomo. Un uomo libero. Propone un modo nuovo di rapportarsi con il Dio di Israele. Non si tratta di una novità totale, ma di una potente ripresa di temi già presenti nella tradizione del suo popolo, che lui spinge fino alle conseguenze più estreme: la paternità di Dio verso tutti e tutto, la dignità di sentirsi figli amati, il compito esorbitante di trattare gli altri da fratelli. È l’erede. Colui che sa ricevere e trasmettere ciò che ha ricevuto imprimendovi il suo tratto unico.
Da questa figura molti sono affascinati. Per altri tutto questo è semplicemente troppo: pericolosissimo dal punto di vista sociale e quasi blasfemo dal punto di vista teologico. Gli eventi precipitano senza che nessuno li controlli realmente e quest’uomo viene ucciso.
Tuttavia, proprio nella morte, questa figura sprigionerà la propria visione di Dio in tutta la sua forza. Una visione che da allora non smette di attrarre, di scandalizzare, di provocare la realtà. Oggi, come ieri. Da questa vicenda esce per sempre stravolta l’idea di Dio e con essa le forme del potere, della libertà, dell’identità umana.
Una visuale della cristologia innovativa, coinvolgente come lo può essere un romanzo.
Come leggere oggi le Scritture da credenti? Quale modalità interpretativa è veramente adeguata al mistero dell'incarnazione del Verbo eterno nel Libro, intessuto di parole umane? Quale atto ermeneutico è realmente fedele alla lettera delle parole umane, e del loro radicamento storico-culturale, e insieme autenticamente corrispondente all'intenzionalità scrivente, segnata dall'esperienza dello Spirito, nell'incontro con la persona del Verbo incarnato? Questi gli interrogativi che ispirano l'elaborazione di questo testo, che entra nell'attualità del dibattito sull'interpretazione delle Scritture, in continuità con una precedente pubblicazione, dedicata alla storia dell'ermeneutica biblica cristiana, apparsa in questa stessa collana: La lettera e lo spirito. Storia dell'ermeneutica cristiana delle Scritture (2016). Lo snodo epistemologico e metodologico della questione ermeneutica tocca il cuore della relazione tra antropologia e teologia, che ha la sua corretta impostazione nel paradigma ontologico ed epistemologico dell'ossimoro, correlazione tra opposti in grado di riconoscersi l'un l'altro, di contenere ciascuno una qualità dell'altro, senza elidersi vicendevolmente. Una panoramica della teologia contemporanea sul rapporto tra dimensione antropologica e teologica e uno sguardo d'insieme sulla riflessione filosofico-ermeneutica recente, nel suo tentativo di conciliare gli opposti poli della spiegazione oggettiva e della comprensione soggettiva, ha orientato la ricerca all'individuazione di percorsi di lettura normati dall'oggettività della forma canonica, nella sua corrispondenza all'esperienza soggettiva della conversione. L'evento della conversione personale, nelle sue conseguenze etiche e gnoseologiche, morali e intellettuali, fonda l'adeguazione dell'articolazione della coscienza credente alla struttura della res textus rivelata. Il dibattito pluridecennale sulla relazione tra esegesi critica e lettura spirituale, spesso condotto in modo frammentario e improvvisato, si arricchisce così di elementi epistemologici decisivi, che permettono di tracciare l'identità e la mutua correlazione tra le stesse discipline ermeneutiche dell'esegesi critica e dell'interpretazione teologica, della teologia biblica e della lettura spirituale.
Il lavoro vuole proporre una riflessione tra la fede cristiana, i giovani adulti e gli ambiti che caratterizzano la vita dell'uomo a livello politico, sociale e culturale, modificando e migliorando la realtà collettiva. La politica è "azione umana" consapevole ed organizzata, che cura gli interessi collettivi della società, la creazione degli organi necessari e la determinazione delle leggi adeguate al loro funzionamento, contribuendo a superare le situazioni di alienazione e di oppressione. La catechesi non può essere ridotta a trasmissione di sapere o di nozioni di frasi da imparare a memoria. In forza di questi principi, si fa chiaro nella coscienza del giovane cristiano impegnato in politica che la vita di fede, con le sue leggi e i suoi mezzi, va vissuta nelle realtà temporali, incluse quelle politiche, che hanno un valore proprio, perché create da Dio. È necessario perciò fondare una prassi formativo-catechistica, capace di abilitare i giovani ad una pratica politica responsabile, cosciente e condivisa.
Il libro costituisce il primo volume - dedicato ai secoli I-XV - di una ricerca sulle relazioni tra il cristianesimo, la Chiesa e la corruzione, dalle origini alle soglie del XXI secolo, un rapporto complesso e a tratti contraddittorio, ma che rivela modi diversi di giudicare la corruzione e di reagirvi nel corso del tempo. A partire dai trenta denari di Giuda, il fenomeno della corruzione accompagna lo sviluppo del cristianesimo e della Chiesa. Tuttavia, fino ad oggi, il tema è stato poco studiato o, peggio, trattato con un taglio scandalistico. Il volume, invece, intende affrontare in maniera rigorosa l'argomento, offrendo di ogni avvenimento considerato una esatta ricostruzione e una corretta contestualizzazione. Ne nasce così un'analisi storica ampia e articolata che non solo permette di conoscere gli eventi e le reazioni che essi determinarono, ma aiuta anche a leggere e a meglio comprendere i fenomeni corruttivi del nostro presente. Dai diversi contributi emerge sempre più nitidamente come la corruzione assuma il valore di un confine immaginario che separa l'essere cristiano dal suo opposto. Un confine mobile, che continuamente si rimodella ed evolve con il trasformarsi della società e dei costumi, ma che proprio per questo continuamente necessita, in seno alla realtà cristiana, di essere oggettivato, descritto, declinato. La corruzione si rivela così, per lo storico, uno straordinario punto di osservazione per comprendere le modalità secondo cui il cristianesimo percepisce e rappresenta se stesso e il mondo che lo circonda, il modo cioè in cui rielabora e continuamente ridefinisce la propria identità.