
In questo agile ma denso 'Quaderno del Timone', l'Autore smonta l'accusa infamante rivolta a Papa Pio XII di avere taciuto di fronte allo sterminio degli Ebrei perpetrato dal regime di Adolf Hitler. L'accusa rivolta a Papa Pio XII di aver taciuto di fronte allo sterminio degli Ebrei, ha come obiettivo quello di colpire non solo un Papa ma l'intera Chiesa cattolica. Tornielli bada ai fatti e i fatti - qui riportati- testimoniano indubbiamente che Pio XII e la Chiesa cattolica si adoperarono come nessun'altra istituzione al mondo fece in favore degli Ebrei...
Dopo la caduta del muro di Berlino la modernità irrompe nell'Oriente europeo: popoli la cui identità si radica nella simbiotica unione fra nazione e religione si trovano di fronte alla difficile coabitazione con una cultura dove il senso della tradizione è perlopiù scomparso. Un processo che conduce all'attuale assetto: appartengono all'Unione Europea quattro paesi - Grecia, Cipro, Romania, Bulgaria - che hanno portato l'ortodossia al rango di seconda componente religiosa europea, dopo il cattolicesimo e seguita dal protestantesimo. Sono queste le condizioni di una reciproca conoscenza: dei popoli ortodossi da parte di quelli occidentali e, viceversa, della modernità da parte di coloro che un tempo abitavano dietro la cortina. Cogliere i momenti di questa integrazione che conduce verso la coscienza europea, quale è intento di questo libro, vuol dire confrontarsi con un bacino di significati che l'Oriente offre rispetto alle grandi sfide poste dall'Occidente: la storia e la tradizione, la politica e la democrazia, l'etica e l'antropologia, la scienza e la secolarizzazione, la globalizzazione e la difesa dell'ambiente. Vuol dire accostarsi a una realtà che rovescia la "logica" da cui proveniamo in quanto eredi dell'Ovest europeo, rendendola capace di esprimere - proprio stando in bilico fra gli opposti - il pensiero dei "movimenti immobili", delle "tenebre luminose", dei "silenziosi clamori".
Dopo il crollo definitivo dell'Impero romano e il periodo delle invasioni barbariche, si delinea una figura assolutamente nuova e originale di capo politico: il sovrano dei giovani regni d'Europa. Attraverso l'analisi della qualità del potere esercitato, dei rituali che costellano la sua esistenza, delle funzioni che giustificano la sua autorità agli occhi del suo popolo, si viene costruendo il profilo sempre più definito e completo di uno dei personaggi-chiave del Medioevo occidentale.
Sorta agli inizi del secolo XVIII, la massoneria è stata una protagonista, occulta e invisibile, di molte vicende politiche e culturali del nostro Paese. Ma la sua attività, oltre ai riti che ne hanno sempre contrassegnato l'organizzazione, è stata oggetto di giudizi che oscillano tra la denigrazione e l'apologia. In questo volume si ripercorrono le vicissitudini delle sue logge all'interno della cosiddetta fase Speculativa che dal 1717, anno della nascita della Gran Loggia inglese, vede la sua espansione in Italia (Firenze 1730), percorre con alterna fortuna gli anni della Rivoluzione francese, dell'età napoleonica, dell'unificazione italiana e del fascismo fino ai giorni nostri, attraverso scomuniche e divieti, accuse e persecuzioni, ma anche riconoscimenti e affiliazioni esemplari.
La prima storia completa dell'America Latina, dalla conquista europea tra Quattro e Cinquecento ai giorni nostri. Una panoramica a trecentosessanta gradi che, partendo dal confronto tra l'impero spagnolo e il mondo dei Maya, degli Aztechi, degli Incas, attraversa secoli segnati da nuove repubbliche e antiche forme di governo, conflitti e colpi di stato, regimi militari e prospettive democratiche. Fino a proporre un'analisi degli anni più recenti, dal governo populista di Hugo Chàvez all'emergere sul panorama internazionale del Brasile, grande potenza economica e politica. Il volume unisce andamento cronologico e approfondimenti tematici, adottando una duplice linea interpretativa che getta luce sia sull'autoritarismo funzionale al governo della modernizzazione sia sugli effetti sociali delle scelte di sviluppo economico.
Nel 1943 tre prigionieri di guerra italiani, Felice Benuzzi, Giovanni Balletto e Vincenzo Barsotti evasero dal campo di prigionia britannico a Nanyuki, in Kenya, al solo scopo di scalare il Monte Kenya. Si erano preparati per mesi, di nascosto, procurandosi con mille espedienti i materiali per costruire ramponi, piccozze, corde... Non avevano carte topografiche e quasi alla cieca attraversarono la foresta equatoriale per giungere ai piedi della montagna. Il triestino Benuzzi era un alpinista esperto, così come il genovese Balletto, mentre il camaiorese Barsotti era alla sua prima esperienza, tant'è che fu costretto a restare al "campo base", quando, stremati e malnutriti, dopo due settimane e varie peripezie, Felice e Giovanni tentarono infine con successo "l'assalto alla vetta" raggiungendo la cima della Punta Lenana (4985 metri). Dopo aver piantato il tricolore, i due si riunirono a Vincenzo e, insieme, fecero ritorno a Nanyuki dove si consegnarono alle autorità. D'altronde non sarebbe stato possibile per loro fuggire: il paese neutrale più vicino era il Mozambico che distava più di mille chilometri. Agli inglesi, comunque, toccò organizzare una spedizione per togliere la bandiera italiana da Punta Lenana, dove aveva orgogliosamente sventolato per alcuni giorni. Questa incredibile avventura venne successivamente raccontata da Benuzzi direttamente in inglese e poi scritta in italiano e pubblicata nel 1947 col titolo di "Fuga sul Kenya".
17 dicembre 2010: il giovane ambulante tunisino Mohamed Bouazizi si dà alle fiamme per protestare contro la polizia che aveva sequestrato la mercanzia che cercava di vendere per la strada. Quello che sembrava un episodio come tanti ha segnato, simbolicamente, l'inizio di una serie di cambiamenti epocali nell'area del Mediterraneo e del Vicino Oriente. Mentre in alcuni Paesi, come la Siria, si continua a combattere, in altri, come Tunisia, Egitto e Libia, regimi che credevamo oramai consolidati sono caduti, facendo emergere le enormi contraddizioni, ma anche le grandi speranze, di un mondo che, dall'altra parte del mare, abbiamo sempre giudicato 'immutabile nel suo apparente immobilismo'. Cosa c'è davvero dietro alle piazze colme di giovani che inneggiano alla libertà e per questa hanno deciso di morire? Quali sono e da dove nascono storicamente le dinamiche che hanno dato vita alle rivolte? E soprattutto cosa accadrà ora che l'argine si è rotto e l'onda della 'primavera araba' sembra poter travolgere gli equilibri, già precari e complessi, della regione? Nulla sarà davvero più come prima? Sono domande a cui questo libro intende rispondere attraverso il contributo di studiosi che hanno analizzato sia i Paesi direttamente coinvolti dalle sollevazioni, sia gli attori regionali che ne sono in qualche modo interessati, per cercare non solo di conoscere, ma anche di comprendere il senso delle rivolte arabe e i loro possibili esiti, per nulla scontati. Introduzione di Vittorio Emanuele Parsi.
Il volume presenta, in un linguaggio accessibile e preciso, le strutture socio-istituzionali, ecclesiastiche e produttive del mondo medievale, viste negli aspetti evolutivi, nei risvolti culturali e nelle articolazioni geo-storiche. Le dimensioni locali e familiari dell'esistenza umana dei vari ceti si integrano negli assai più vasti orizzonti, talora continentali, in cui convivono o si affrontano nomadi e sedentari, razziatori e pacifici coltivatori, guerrieri-contadini e cavalieri di professione, stili di vita, economie e culture diversissimi, religioni dalla forte vis espansiva, non di rado imposte sul filo delle armi, ed eremiti votati a scelte ascetico-esistenziali talora estreme. È questo lo sfondo, assai vario, in cui si trasmettono di generazione in generazione nozioni e tradizioni diverse delle istituzioni che regolano la vita associata. Se a Bisanzio, nell'esperienza statale araba e nel mondo ottomano, esse si riallacciano a una concezione autocratica del potere, nell'Occidente medievale riflettono sviluppi peculiari. Gli sviluppi, cioè, di assetti di vertice che, dopo il dispotismo imperiale romano, sono stati segnati in profondità dall'anarchia dell'età signorile e comunale e si sono modificati grazie a un confronto tra potere politico e ceti sociali, tanto importante da alimentarne i successivi esiti parlamentari.
Chi ha ucciso davvero il presidente Kennedy nel novembre 1963? Quali loschi piani e complotti si celano dietro l'assassinio di Dallas? E poi civiltà perdute, come la mitica Atlantide o gli Anasazi; favolosi tesori, dal Santo Graal alla città di El Dorado; gli inspiegabili fenomeni del Triangolo delle Bermuda e dei cerchi nel grano; le leggende di re Artù e dei Templari, l'occultismo nazista, l'arca di Noè. Cosa nascondono? Gli storici documentaristi del noto canale tematico scremano miti e verità accertate, svelando la realtà su alcuni dei misteri più discussi della storia dell'umanità.
Si dice che i Maya abbiano previsto, per il 2012, la fine del mondo. Stiamo vivendo l'ultimo anno dell'umanità? Cosa dicono esattamente le parole del popolo precolombiano? E ancora, si avvereranno le parole dell'"Apocalisse", verrà l'Anticristo e si romperà il settimo sigillo? Chi era Nostradamus? Cosa ha rivelato la vergine ai pastorelli di Fatima? Newton e Leonardo hanno disseminato le loro opere di indizi segreti? Fin dalla notte dei tempi premonizioni e previsioni accompagnano la storia dell'uomo. Su cosa si basano? Quanto c'è di vero? Dalla Bibbia all'11 settembre, e oltre, gli autori di History Channel passano in rassegna le più eclatanti profezie, riservando non poche sorprese ai lettori.
La storia italiana è caratterizzata da una serie di anomalie che ne hanno influenzato il corso. Tra queste, la politicizzazione di una parte della magistratura, che ha causato una crisi dello Stato di diritto e alimentato una conflittualità permanente tra gli organi costituzionali; la forte presenza della criminalità organizzata; il delicato ruolo geopolitico dell'Italia nel Mediterraneo; la collusione fra il capitalismo privato e lo Stato che ha prodotto il sistema di Tangentopoli; la catena di attentati dal 1969 al 1974 e l'esplosione del terrorismo di destra e di sinistra, con il conseguente "attacco al cuore dello Stato" avvenuto con l'assassinio di Moro. Ma la maggiore anomalia del nostro sistema politico rimane l'esistenza - fino alla caduta del muro di Berlino - del più grande partito comunista d'Occidente, che ha condizionato in modo determinante anche le formazioni politiche nate da quell'esperienza e che a quella tradizione si sono costantemente richiamate (PDS, DS e parte del PD). Questa è "la linea rossa" che ha attraversato la vicenda politica, sociale e culturale dell'Italia. In un grande affresco, Fabrizio Cicchitto ripercorre la storia del PCI e della sinistra post-comunista, dalle origini a oggi, analizzando le ragioni di un fenomeno tutto italiano: le figure di Gramsci, Togliatti e Berlinguer sono oggetto di una ricostruzione minuziosa, volta smontare i miti che la sinistra ha edificato grazie a un predominio incontrastato in vasti settori della cultura.
Il fascismo sta al centro della riflessione, oltre che della azione politica, di Antonio Gramsci: dagli anni della lotta agli anni del carcere. Questo libro affronta il tema sotto diversi aspetti: lo sforzo di comprensione storica da parte di Gramsci, tanto più profonda quanto più svincolata dallo scontro immediato; l'infiltrazione fascista nelle file del Partito comunista; la persecuzione postuma da parte di Mussolini intesa ad annientare la memoria di Gramsci col supporto di stampa anarchica. Nel corso di questa indagine vengono sottoposti a verifica scenari che sembravano assodati, riconsiderate fonti (come la "famigerata" lettera di Grieco) già ampiamente esplorate, ricostruito il faticoso cammino attraverso cui il Partito comunista italiano ha fatto i conti con la propria storia.

