
Arrivi a un punto nella vita in cui ti sembra che i giochi siano fatti, che nulla possa più migliorare, che tutto sia andato storto, che non sia ciò che avevi sognato. Quello è il tuo matrimonio, quello è il tuo lavoro, quelli i tuoi figli, quella, insomma, è la tua realtà, e tu vorresti solo scappare via. E invece no. Proprio nel momento del dolore e della delusione più nera, è lì che avviene l'incontro più bello, che indica la strada della salvezza, per noi e per chi ci sta vicino. E che ci insegna a non fuggire dalla fatica di vivere, ma a benedirla come un dono. E a non fidarci delle apparenze: come nel Mosè di Michelangelo, dove quelle che ha sulla testa sembrano corna, quando in realtà sono fasci di luce. Costanza Miriano, scrittrice cattolica controversa e anche molto amata, racconta undici esperienze di sofferenza e di bellezza: dalle ferite che si nascondono in un matrimonio alle umiliazioni dell'adulterio, dalla mancanza di soldi alle malattie. E ci mostra come, anche quando ci sembra di avere toccato il fondo, la nostra è una vita meravigliosa.
È l’amore per la Scrittura che ritroviamo nelle pagine di madre Maria Ignazia Angelini consapevole che, come ricorda Benedetto, non c’è pagina o parola ispirata della sacra Scrittura che non sia norma sicura di condotta per la vita monastica e cristiana e che, specularmente, non c’è sfida o interrogativo posto dagli eventi e dai comportamenti quotidiani che non possa essere letto alla luce della parola di Dio. In questi testi vi è un incessante andirivieni dal monastero al mondo, dal corpo comunitario all’ospite accolto, dal tempo e lo spazio quotidiano alla lettura dei segni dei tempi e degli spazi ecclesiali e civili di ampio respiro. È la voce leggera e insieme ferma che si leva da un monastero ai bordi della città, è lo sguardo d'amore che una comunità ai margini della chiesa posa sul cuore della compagine ecclesiale, è l'appello che invoca e offre misericordia.
(dalla “Prefazione” di Enzo Bianchi, priore di Bose)
Maria Ignazia Angelini (Pesaro 1944), badessa del monastero benedettino di Viboldone (Milano), ha studiato con Giovanni Moioli alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, dove ha anche insegnato per diversi anni. È stata maestra delle novizie dal 1980 sino al 1996, quando è stata eletta badessa. È impegnata in diversi ambiti di incontro monastico, anche a livello ecumenico. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Il breviario della vita religiosa (1978), Il monaco e la parabola (1983), Un silenzio pieno di sguardo (1996).
Nell'ultimo istante prima di morire, un uomo ripercorre la sua vita. La lucida bellezza dell'amore familiare riemerge seppure tra mille rimpianti. Nel suo ultimo istante di vita Felice ripensa alla sua vita, ai suoi rapporti, all'arte, alla sua incapacità di rimanere fedele alla moglie. Parallelamente la legittima consorte, Virginia, inglese, rimemora le tappe di una convivenza travagliata, costellata dalle sue fughe e dalla presenza di due figli che soffrono oltremodo della volatilità del padre e, forse, dell'onnipresenza della madre. Ma non solo Felice, tutti e quattro i membri della famiglia ripensano il loro modo di stare assieme e il senso della convivenza. Nel dolore acuto della morte la lucidità della bellezza dell'amore familiare riemerge pur tra mille rimpianti. Nel saggio che segue, utili consigli per ogni famiglia smembrata che deve affrontare la morte di uno dei due coniugi e quindi elaborare un vero lutto misericordioso.
Una raccolta di 28 brevi riflessioni su testi della Bibbia frutto delle meditazioni quotidiane dello scrittore. Da un verso biblico analizzato, sviscerato, ascoltato e letto nella lingua originale, Erri De Luca trae spunto per considerazioni profonde e originali sui grandi temi che riguardano l'uomo e l'umanità intera. Dalle sue pagine emerge soprattutto lo stupore per l'immensità del senso che si nasconde anche solo restando alla superficie delle «parole» delle storie sacre.La raccolta è suddivisa in due parti: una dedicata al Nuovo Testamento e una all'Antico Testamento. Le riflessioni sono molto concise e immediate, rispecchiano alla perfezione lo stile del noto autore, «lettore assiduo di scrittura sacra e frequentatore dell'ebraico antico», come egli stesso si definisce.
Destinatari
Questo volume, si rivolge a chiunque desideri arricchire il proprio mondo interiore e il proprio modo di comunicare con Dio. È utile anche per conoscere più da vicino un aspetto particolare e caratteristico di Erri De Luca: il suo amore per la sacra scrittura..
Autore
Il napoletano Erri De Luca ha conciliato impegno politico e sociale con la scrittura e il lavoro manuale. Ha pubblicato presso Feltrinelli: Non ora, non qui (1989), Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1993), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001). Per «I classici» Feltrinelli ha tradotto e curato Esodo/Nomi (1994), Giona/Ionà (1995), Kohèlet/Ecclesiaste (1996) e Libro di Rut (1999). Ha pubblicato, inoltre, presso altri editori I colpi dei sensi (1993), Prove di risposta (1994), Pianoterra (1995), L'urgenza della libertà (1999) ed Elogio del massimo timore (2000).
Una lectio biblica, un commento alla Prima lettera di Paolo ai Corinzi in cui l'autore parte dal testo per leggere e rileggere il messaggio paolino in chiave odierna. (Introduzione di Aldo Martin)
Una appassionata biblista popolare ci accompagna, attraverso le profondità del racconto delle Sacre Scritture, la lettura della Tradizione, delle traduzioni del magistero di Francesco, a percorrere gli orizzonti di "questo mondo possibile"che é profumo di Regno di Dio.
Di solito i cattivi sono sempre gli altri. Almeno così ci sembra. E Caino, a guardarlo bene, buono non è. Eppure, visto da vicino, ci assomiglia in modo impressionante in molte azioni quotidiane, in "omicidi" più o meno simbolici perpetrati nei confronti di chi ci sta intorno e offusca la nostra immagine. Caino è geloso, teme di perdere la predilezione di Dio, ha bisogno di sopprimere il fratello Abele, i cui doni sono più graditi, e di superare ogni competizione. Dopo il delitto scoprirà che ha versato sangue invano e che i suoi guai non sono affatto finiti. Sembra una favola per bambini, per insegnar loro ad andare d'accordo, per spaventarli del castigo se litigheranno ancora per un gioco, per un gelato o per un futile motivo. Invece è la nostra storia di adulti incapaci di superare le nostre emozioni più tristi, di noi saggi, educati ai valori civili e morali, di noi buoni e aperti all'amore del prossimo. Almeno così crediamo. Finché un conflitto preciso, profondo e indiscusso, ci mette a confronto con gli altri e ripropone l'interrogativo: "Chi è meglio tra due?".
La Professione di fede di Paolo VI continua a risuonare nella Chiesa e nei cuori dei credenti, quale voce autorevole che varca i confini del tempo e dello spazio per inabissarci nell'immensità dell'amore di Dio, con intelligenza colma di stupore e fiducia incrollabile nella Parola certa di salvezza. Un breve commento spirituale alle parole con cui "il papa del Concilio" intese ritornare alle sorgenti della autentica fede professata, testimoniata, proclamata e vissuta. Parole antiche e sempre nuove, commentate con quelle del Catechismo della Chiesa Cattolica, capaci di alimentare in ognuno e nelle nostre comunità una fede illuminata, una rinnovata speranza e una più ardente carità.
I tre “atteggiamenti” raccomandati dal Papa sono mutuati da san Paolo, che “ci invita a preparare la venuta del Signore” con “la gioia costante, la preghiera perseverante e il continuo rendimento di grazie”. “La gioia del cristiano non si compra, non si può comprare”, ha ammonito Francesco: “Viene dalla fede e dall’incontro con Gesù Cristo, ragione della nostra felicità. E quanto più siamo radicati in Cristo, quanto più siamo vicini a Gesù, tanto più ritroviamo la serenità interiore, pur in mezzo alle contraddizioni quotidiane”. “Per questo il cristiano, avendo incontrato Gesù, non può essere un profeta di sventura, ma un testimone e un araldo di gioia”, ha spiegato il Papa: “Una gioia da condividere con gli altri; una gioia contagiosa che rende meno faticoso il cammino della vita. Dio “è molto generoso con noi, e noi siamo invitati a riconoscere sempre i suoi benefici, il suo amore misericordioso, la sua pazienza e bontà, vivendo così in un incessante ringraziamento”, ha aggiunto.

