
Hernan Maniani ha una storia da raccontare. Una storia intensa e coinvolgente, che parla di risveglio, di rinascita e di conquista di una nuova vita. È un uomo che, nato in un piccolo villaggio andino, ha ceduto alle lusinghe della civiltà occidentale. Ma dopo anni trascorsi a Lima e aver realizzato in parte i suoi sogni di ragazzo, il suo corpo si ribella. Fiaccato da una grave malattia, decide di fare ritorno al suo paese, tra quegli indios che sono la sua gente. Ed è qui che, grazie alle sapienti cure del padre, recupera la salute. Ma la sua ripresa non è solo fisica. Perché grazie a una conoscenza antica che credeva perduta, eredità delle antiche tradizioni sciamaniche, riscopre il potere dei sogni, l'importanza di saper ascoltare il proprio cuore più che la mente e il rispetto per la natura. D'ora in avanti questo sarà il suo credo. E ora che, grazie anche all'incontro con un maestro spirituale andino, ha ritrovato la strada smarrita un tempo, lo attende un compito preciso: diffondere il messaggio che ha fatto proprio, e fornire agli uomini gli strumenti per stringere un nuovo patto con la "Pachamama", la Madre Terra.
È bello come il sole, Daniele. Ha due occhi grandi grandi, non ha neppure tre anni ma sta già lottando contro un mostro che gli divora i muscoli: la distrofia muscolare di Duchenne, una malattia che colpisce uno su 3500 bambini. Una particolare mutazione, mai riscontrata prima in letteratura medica, fa di Daniele un caso unico. La sua giovane vita è appesa ai progressi della ricerca e alla solidarietà.
Attraverso una serie di contributi, Cinzia Lacalamita si fa portavoce dell'emozionante storia del bimbo che ha conosciuto quasi per caso, navigando in internet.
Cinzia Lacalamita scrittrice di Trieste, è addetto stampa del gruppo di ricerca Body-Image, con il quale segue attivamente alcuni progetti di prevenzione rivolti agli adolescenti. Editorialista del quotidiano online Affaritaliani.it, dove scrive principalmente di fatti di cronaca che coinvolgono le famiglie, abusi, violenza e pedofili. Collabora con la redazione di grilloNews report, mensile di informazione degli amici di beppe Grillo e con radiogoccioline.com. E' Top Ambassador di You Telethon, comunità virtuale di Telethon
"Oh! se si ridestasse in tutti i cuori la carità di Giacomo Cusmano. Un poco che si darebbe da tutti coloro che hanno qualche cosa, formerebbe il molto che bisogna pei poveri". Non voleva essere Giacomo Cusmano un maestro di spiritualità; e non lo è nel senso proprio del termine: non voleva, cioè, insegnare dalla cattedra che cosa significa essere cristiani e che cosa fare per raggiungere la santità. Non dalla cattedra, ma dal suo vissuto personale: più chefare un "discorso spirituale" egli comunica la sua "esperienza spirituale", quale cioè è stata la sua "vita nello Spirito" o "secondo lo Spirito"; qui il maestro è san Paolo e Giacomo ne è il discepolo attento e fedele, che condivide con gli altri i tesori che Dio gli ha posti in cuore. Il volume mostra un profilo di Giacomo Cusmano e della sua "santità"; vi è inoltre un'antologia di testi, che offre spunti di riflessione di grande spessore.
Ispirandosi ai canoni letterari delle memorie, l'autore di questo libro immagina che don Michele Rua ("io narrante") si proponga di raccontare in prima persona la sua esperienza con Don Bosco, fino a diventarne il successore. Don Rua ripercorre quindi i suoi ricordi, ai quali l'autore dà voce con linguaggio mimetico. Ne risulta il ritratto di un uomo che è stato rappresentativo di un paese: l'Italia dal 1835 gli albori del nuovo secolo, in cui si radicano tante delle contraddizioni che ancora oggi viviamo.
A quasi cinquant'anni dalla sua scomparsa don Lorenzo Milani, prete degli ultimi e straordinario italiano, tante volte rievocato ma spesso frainteso, non smette di interrogarci. Eraldo Affinati ne ha raccolto la sfida esistenziale, ancora aperta e drammaticamente incompiuta, ripercorrendo le strade della sua avventura breve e fulminante: Firenze, dove nacque da una ricca e colta famiglia con madre di origine ebraica, frequentò il seminario e morì fra le braccia dei suoi scolari; Milano, luogo della formazione e della fallita vocazione pittorica; Montespertoli, sullo sfondo della Gigliola, la prestigiosa villa padronale; Castiglioncello, sede delle mitiche vacanze estive; San Donato di Calenzano, che vide il giovane viceparroco in azione nella prima scuola popolare da lui fondata; Barbiana, "penitenziario ecclesiastico", in uno sperduto borgo dell'Appennino toscano, incredibile teatro della sua rivoluzione. Ma in questo libro, frutto di indagini e perlustrazioni appassionate, tese a legittimare la scrittura che ne consegue, non troveremo soltanto la storia dell'uomo con le testimonianze di chi lo frequentò. Affinati ha cercato l'eredità spirituale di don Lorenzo nelle contrade del pianeta dove alcuni educatori isolati, insieme ai loro alunni, senza sapere chi egli fosse, lo trasfigurano ogni giorno: dai maestri di villaggio, che pongono argini allo sfacelo dell'istruzione africana, ai teppisti berlinesi, frantumi della storia europea.
"Ho imparato a contrabbandare pezzi di matita nella mollica del pane o nelle bustine di tabacco che poi gli amici trasformavano in fumo velenoso. Ma tutti quei fogliettini li ho persi chissà dove. Trascrivevo in cirillico testi slovacchi, parole inglesi e pensieri personali. Ma anche quei quaderni russi sono andati perduti. Come scritti sull'acqua o su un marciapiede. Il detenuto scrive sul proprio corpo con il filo spinato". L'autore, sacerdote salesiano, ha trascorso dieci anni di prigionia, di cui otto ai lavori forzati, nelle miniere di uranio della Cecoslovacchia. Le sue memorie si intrecciano con la storia dell'Europa dopo la seconda guerra mondiale: la morte di Stalin e l'inizio dell'era di Kruscev, la Primavera di Praga e la stagione di Dubek, il manifesto di Charta 77 sulla violazione dei diritti umani e l'elezione di Karol Wojtyla al soglio pontificio, gli anni di Gorbaciov, la caduta del muro di Berlino e la nascita, dalle ceneri della Cecoslovacchia, della Repubblica Ceca, presieduta da Václav Havel, e della Repubblica Slovacca. "Dall'inizio della primavera alla fine dell'autunno ci costringevano a piccoli gruppi a pulire la zona tra le staccionate elettriche e la recinzione di filo spinato", ricorda Srholec, "dovevamo estirpare con le mani nude tutte le erbacce; le armi automatiche di esperti tiratori erano puntate contro di noi dalle torri di guardia. Tornavamo in camera pieni di graffi, tra sterpi e filo spinato. Ma i graffi non sono infortuni..."
La storia del rapimento di padre Beppe, per sei mesi ostaggio dei guerriglieri nella giungla filippina, tiene col fiato sospeso fino all’ultima pagina. Accanto allo scorrere degli eventi, le sue parole raccontano di un cammino interiore profondo, di straordinaria ricchezza: una ‘avventura’ che lo ha portato ad ascoltare ragioni, sentimenti ed emozioni di altri cuori, quelli di un gruppo di fondamentalisti islamici, nonché a riconoscere il manifestarsi misterioso del volto di Dio.
Note sull’autore
Giuseppe Pierantoni, nato a Bologna nel 1957, dal 1987 è sacerdote nella congregazione dei padri dehoniani (Sacerdoti del Sacro Cuore). Obiettore di coscienza al militare e impegnato nella solidarietà in ambiti di emarginazione sociale, prima e dopo la sua ordinazione si è occupato della formazione spirituale e sociale dei giovani volontari, presso il GAVCI di Bologna. Partito per le Filippine nel dicembre 1991, ha lavorato a supporto delle piccole comunità ecclesiali nelle diocesi di Pagadian e Iligan (isola di Mindanao). Rapito da un gruppo di guerriglieri islamici il 17 ottobre 2001, dopo una drammatica detenzione di 172 giorni è stato liberato l’8 aprile 2002. Nel febbraio 2003 è tornato di nuovo in Oriente.
«Auguro ai Lettori, e a me, la testimonianza che ebbe a dire di don Primo Mazzolari un suo parrocchiano: "Lo vedevamo passare in mezzo a noi... per noi era come il pane!"» (dalla Prefazione).
In sette capitoli, l'opera propone un'interessante selezione di brani del parroco di Bozzolo, su altrettanti temi legati all'Eucaristia.
Un strumento in vista e oltre il Congresso eucaristico nazionale di Ancona (3-11 settembre 2010).
Prefazione (mons. A. Caprioli, presidente del Comitato congressi eucaristici nazionali). 1. Il pane, il vino. 2. La messa. 3. La Comunione. 4. Ripercorrendo il Vangelo. 5. Il mistero della presenza. 6. In sacrificio per voi. 7. Sacramento della carità.
Don LUIGI GUGLIELMONI è parroco e catecheta. Collabora a varie riviste di catechesi e pastorale e ha pubblicato una cinquantina di libri, alcuni dei quali tradotti in varie lingue.
FAUSTO NEGRI, coniugato e con un figlio, è stato docente di religione cattolica ed è impegnato nella pastorale giovanile e familiare.
INSIEME, sono autori di numerosi testi e sussidi educativi. Presso le EDB hanno pubblicato Il tredicesimo in campo. Atleti di Dio con Paolo di Tarso (22009) e di P. Mazzolari hanno curato L'amore più grande. Via Crucis (2009), La mia miseria, la tua misericordia. Preghiere (2009) e Seminatori della Parola. Don Primo Mazzolari ai catechisti e agli operatori pastorali (2009).
"In quante persone don Primo, predicatore itinerante, ha risvegliato la fede latente e quanti adulti ha aiutato a credere, ieri e oggi, mediante i suoi scritti che presentano una lungimirante attualità! Formare il laicato cattolico è stato uno dei suoi obiettivi perseguiti con tenacia, certo che la rivoluzione cristiana è possibile solo se generata da una fede solida, matura. Felice di credere e di aiutare altri a ritrovare la gioia della fede, don Primo non offre 'ricette' preconfezionate, ma indica un metodo fatto di ascolto sincero del vangelo e di trasparenza interiore, di confronto culturale e di abbinamento della verità con la carità" (dalla Prefazione). Lo stile di vita del parroco di Bozzolo si radicava in una fede vissuta intensamente, che lo faceva compagno di viaggio di tanti uomini e donne, credenti e lontani, in cammino alla ricerca di quel Dio che è sempre più grande dei progetti umani. Il sussidio offre alcuni brani, tra i più significativi, circa l'atto di fede e le conseguenze pratiche del credere, di don Primo. La sua lezione è ancora illuminante, provocatoria e stimolante in questo momento storico. Prefazione di mons. Vincenzo Paglia.
Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, viene brutalmente assassinato il 24 marzo 1980 mentre celebra la messa nella cappella di un ospedale. Ai suoi funerali il teologo gesuita Ignacio Ellacuría, che sarà assassinato a sua volta nove anni dopo, afferma pubblicamente che «con monsignor Romero Dio è passato per El Salvador». In questo libro, nel quale confluiscono i contributi e i ricordi di quattro gesuiti dell'America centrale, si ripercorre la biografia di Romero, segnalando i momenti chiave della sua vita e facendo emergere le svolte più significative del suo percorso interiore. Gli autori si soffermano inoltre sulle caratteristiche e la forza profetica delle sue omelie, note in ampi settori della Chiesa universale ancor prima della beatificazione, e su come, dopo la morte, la sua figura sia divenuta sempre più universale.
Un affresco biografico che attraversa momenti cruciali della storia del XX secolo. Si potrebbe definire in questo modo il discorso che Giuseppe Dossetti tenne nella sala dello Stabat Mater dell'Archiginnasio di Bologna il 22 febbraio 1986, in occasione del conferimento del premio Archiginnasio d'oro. In questo libro, il discorso viene introdotto da una ricostruzione storica e biografica di Enrico Galavotti e corredato da uno studio conclusivo di Fabrizio Mandreoli su alcune tematiche teologiche, spirituali e politiche presenti nel discorso e nella vicenda complessiva di Dossetti. In questo secondo intervento si presentano anche alcune annotazioni sulla rilevanza odierna delle prospettive dossettiane per la vita politica, sociale ed ecclesiale italiana e mediterranea.

