
La questione contemporanea dell'eutanasia e oggi posta dentro un'altra questione, quella della tecnologia e del suo ambiguo potere.
Un "classico", pubblicato quando è nata la "questione bioetica", e l'Italia è stata interessata dai primi, accesi dibattiti, che mantiene intatta la sua grande attualità. Se infatti il contesto storico-culturale è indubbiamente cambiato, i temi e i problemi sono rimasti invece sostanzialmente immutati: dal rapporto fra bioetica laica e bioetica religiosa alla controversa nozione di persona, il libro di Adriano Pessina esplora i fondamenti di una disciplina complessa per presentarne, attraverso l'analisi di alcune questioni essenziali come la tecnica di fecondazione in vitro e l'eutanasia, le differenti impostazioni teoriche. Il libro viene riproposto in edizione economica con una nuova Prefazione.
Un "classico", pubblicato per la prima volta quando la "questione bioetica" era entrata pienamente nell'agenda filosofica e l'Italia era attraversata dai primi, accesi dibattiti pubblici, che mantiene intatta, nel rigore argomentativo e nella chiarezza espositiva, la sua attualità. Se, infatti, il contesto storico-culturale è indubbiamente cambiato, i temi e i problemi sono rimasti invece sostanzialmente immutati: dal rapporto fra bioetica laica e bioetica religiosa, dai temi riguardanti il pluralismo etico alla controversa nozione di persona, il libro di Adriano Pessina esplora i fondamenti di una disciplina complessa per presentarne, attraverso l'analisi di alcune questioni essenziali, come l'editing genomico, le tecniche di riproduzione artificiale, le dichiarazioni anticipate di trattamento, il suicidio assistito e l'eutanasia, le differenti impostazioni teoriche. In questa edizione, che mantiene inalterata la struttura argomentativa, alcuni approfondimenti e chiarimenti teorici permettono di comprendere i termini e il significato delle profonde trasformazioni dell'esperienza umana introdotte dalle biotecnologie e forniscono al lettore una mappa teorica per orientarsi nel tempo in cui viviamo.
I grandi progressi della medicina e della tecnologia dischiudono scenari nuovi che coinvolgono, a diverso titolo, sia coloro che operano nelle professioni mediche e sociali sia coloro che a essi si rivolgono. Questo volume, promosso dal Centro di Formazione Permanente Mons. Luigi Moneta dell’Istituto Sacra Famiglia e dalla Sezione di Milano del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica, riprende le lezioni e i contenuti del Corso in Bioetica da loro organizzato, mantenendone pertanto lo stile e il carattere. Il testo, infatti, è pensato come un percorso formativo che, tracciando i fondamenti etico-antropologici del ragionamento morale in bioetica, indichi alcuni criteri e ricadute operative rispetto a temi particolarmente problematici.
Pur rivolgendosi agli operatori socio-sanitari che prestano la loro cura a persone con deficit fisici e psichici, ai pazienti, alle loro famiglie e agli amministratori degli Istituti di cura, il testo è pensato anche per tutti coloro che sono interessati alle tematiche bioetiche e vogliono comprenderle più da vicino, allo scopo di rendere omaggio all’intrinseca dignità di ogni singola persona umana.
La questione del gender, emersa in Italia negli ultimi anni, sta occupando dibattiti pubblici e discussioni tra soggetti educativi, con toni spesso accesi. La contrapposizione rischia però di evitare la presa in carico della questione antropologica: misurarsi pienamente con il tema della differenza sessuale. Diventa quindi indispensabile chiarire i termini in gioco per poter approfondire il rapporto tra uomo e donna a partire dalla considerazione della dimensione corporea dell'essere umano. In un contesto culturale che presenta una pluralità di modelli possibili per pensare la propria vita emerge in modo particolare il compito educativo come introduzione all'ampiezza della realtà.
L'attacco alla sessualità, nei suoi generi maschile e femminile, rappresenta oggi il più sconcertante tentativo di manipolazione dell'essere umano mai realizzato nella storia. Promossa grazie all'imponente contributo economico e politico delle più potenti lobby dell'Occidente, questa vera e propria "mutazione antropologica" viene oggi imposta attraverso i media, la cultura, lo spettacolo e le legislazioni. Gli autori ricostruiscono le tappe di questo processo senza precedenti toccando temi scomodi e drammaticamente attuali: dall'omosessualismo alla distruzione delle "identità sessuali"; dai "nuovi modelli familiari" allo sdoganamento della pedofilia; dagli uteri "in affitto" al transumanesimo; dalle nuove legislazioni imposte alla repressione del dissenso. Un viaggio inquietante nei meandri dell'ideologia di genere: l'ultima frontiera della manipolazione di massa nel mondo contemporaneo.
Qual'e il limite tra eutanasia e accanimento diagnostico-terapeutico? Cos'e l'eubiosia? Come soccorrere un malato che non possiamo curare? Vivere? Cosa significa? Ecco delle meditazioni sulla morte. Ragionare sulla morte e un'impresa complessa ed al contempo una sfida cui non possiamo sottrarci. E' un'impresa perche l'evento-morte sfugge alla nostra immediata comprensione ed e al contempo una sfida perche e davvero in questa fuggevolezza che si gioca il proprium dell'umano. Qual'e il limite tra eutanasia e accanimento diagnostico-terapeutico? Cosa e l'eubiosia? Come soccorrere un malato che non possiamo curare? Vivere? Cosa significa? Al termine della lettura sopravvive il motivo di fondo che anima questo lavoro: non e importante come si muore, bensi e di gran lunga piu rilevante come si e vissuto.
Il volume da' conto della Legge n. 38 del 15 marzo 2010, ''Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore'', che ha posto termine ad una fase storica caratterizzata da inerzia, estemporaneità e frammentarietà nelle politiche sanitarie sulle cure palliative. L'autore ne approfondisce gli aspetti qualificanti, le lacune, il quadro strettamente giuridico e quello politico-organizzativo, con un richiamo costante alla bioetica. Pur senza trionfalismi, la strada che porta alla sconfitta del dolore e della sofferenza e' tracciata: per la persona malata e sofferente, il sollievo e' oggi possibile ed assurge a diritto.
In questo libretto presenterò ai lettori tre saggi. "Lo chiamano grumo" è il racconto del cammino che ogni piccolo d'uomo compie all'interno del grembo materno, a partire dal concepimento in poi. Un percorso irto di ostacoli che, per moltissimi di questi piccoli, sarà ad un certo punto bruscamente interrotto. In "Fragilità femminile: l'impostura diventata legge" sarà messo in discussione l'articolo 4 della legge n. 194 sull'interruzione volontaria della gravidanza, evidenziando, attraverso riflessioni e testimonianze, come la fragilità psico-fisica femminile, enunciata a giustificazione dell'aborto, sia in realtà una mera menzogna, che non fa onore al genio femminile né alla dignità della donna. Infine, con "Cambiare la parole non cambia il senso delle cose, né il cuore" faremo un viaggio all'interno del moderno linguaggio della correttezza politica, che oggi trova un fertile terreno particolarmente nell'ambito della bioetica.
"La campagna mediatica, spasmodica e martellante, che ha portato alla legalizzazione dell'aborto, si è basata in Italia (così come in molti Paesi del mondo), sulla necessità di porre fine alla 'piaga' dell'aborto clandestino. L'aborto legale fu presentato come il 'male minore' rispetto al "male maggiore" di milioni di aborti clandestini e migliaia di donne che morivano a causa delle 'mammane'. La legalizzazione dell'aborto avrebbe, perciò, permesso di raggiungere due fondamentali obiettivi: cancellare l'aborto illegale e i suoi pericoli e, grazie alla pratica assistita negli ospedali, tutelare la salute e la vita delle donne. Il 22 maggio 1978, con la legge n. 194, il Parlamento italiano legalizzava l'interruzione volontaria della gravidanza. Oggi, dopo quasi quarant'anni di applicazione della legge 194, possiamo decretare con certezza il suo fallimento: nessuno dei due obiettivi basilari che si trovano alla radice della legalizzazione dell'aborto è stato raggiunto".
"Il bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare" (GS 47). Il Concilio Vaticano II parla di famiglia in riferimento alla società e alla Chiesa, considerandola il primo ambito di dialogo Chiesa- mondo. Col passar del tempo si è confermato il carattere profetico di questa visione: testimone privilegiato della presenza della Chiesa nel mondo, la famiglia è sempre più al centro del dialogo sociale. A cinquant'anni dalla Gaudium et spes e nella prospettiva aperta dai due ultimi Sinodi, è urgente una riflessione teologica che, nella memoria dell'importante documento, colga le nuove inedite sfide aperte alla missione: l'annuncio del vangelo della famiglia in un contesto secolarizzato e plurale, la difficile trasmissione della fede alle nuove generazioni, l'emergenza antropologica e la rilevanza della famiglia quale soggetto per il bene comune della società.

