
Beatrijs, una giovane e nobile suora, bella d'aspetto, cortese nei modi e diligente nella devozione, adempie al proprio dovere di sacrestana nella più completa dedizione. Tuttavia l'amore che nutre per un giovane la porta ad abbandonare il convento. Per sette anni i due amanti vivono nella ricchezza e dalla loro unione nascono due bambini. Ben presto però giunge la povertà. Beatrijs viene abbandonata con i suoi figli e per sette anni è costretta a prostituirsi per sopravvivere, finché, in sogno, la voce di un angelo la invita a tornare al convento, dove scopre che nessuno si è accorto della sua assenza poiché la Madonna l'ha sostituita in tutto e per tutto per quattordici lunghi anni. La leggenda della sacrestana è contenuta in un codice miniato che risale con ogni probabilità alla seconda metà del XIV secolo. Poema scritto in medio neerlandese da autore anonimo, è un testo di profondo significato religioso e di notevole bellezza e raffinatezza psicologica che si può leggere come una riscrittura medievale della parabola del figlio prodigo. In "Beatriijs" il lettore osserva la protagonista nel passaggio da uno stato di innocenza incosciente alla conoscenza del peccato e dal peccato al desiderio di salvezza, qui reso in sublime poesia.
Pavia. Pietro, Giustino e Davide sono iscritti all'ultimo anno di liceo. Vivono quel momento irripetibile in cui si deve scegliere il proprio futuro, però a comandare sono i primi amori, la scoperta del sesso, il semplice fatto di essere diciottenni. La loro è l'età inquieta e meravigliosa, senza compromessi: tutto pare a portata di mano, ma anche pronto a sfuggire per sempre. Giustino, che da anni sta insieme a Laura, sogna di fare il fumettista, però non si applica davvero; Davide, detto Golia, è un buon giocatore di basket, ma sulla sua strada incrocia la disinibita Lucilla, una distrazione irresistibile. E Pietro teme di fallire il test di Medicina, dovrebbe studiare, invece i suoi neuroni non fanno che ammutinarsi appena compare Anna Pettirosso. I tre amici, infatti, sono spavaldi e cinici quando si tratta di rapporti con le ragazze, fragili e spaventati quando entrano in gioco speranze e sentimenti, proprio come Anna, Laura e Lucilla - ragazzi e ragazze di una generazione che ha paura di sognare e tuttavia non può farne a meno. È un mondo che pulsa davanti ai nostri occhi e in cui entriamo grazie allo sguardo e alle voci interiori dei protagonisti, che irrompono nella narrazione come un gioco di opposti desideri (spesso con effetto comico), fra attrazioni e separazioni, insicurezze e gelosie, partite di pallacanestro e feste notturne, baci improvvisi e risse.
Le figure femminili sono protagoniste dei dodici racconti, alcuni dei quali autobiografici, che compongono questa raccolta: madri, ragazze, bambine, donne in carriera, di estrazione diversa ma accomunate dalla volontà di affermare la propria libertà, l'indipendenza dalle convenzioni, il diritto di amare. Spaziando dalla storia di una coppia di rondini, che diventa metafora della violenza di genere e di stato, a quella di Seher, che insieme all'amore trova la morte, passando per la vicenda kafkiana di Nazan e quella struggente di mastro Hamdullah e della bella Rukiye, Selahattin Demirtas rivela un talento narrativo capace di coniugare ironia, critica sociale e scavo psicologico. Una bambina di cinque anni, un ricordo d'infanzia, una lettera al censore della corrispondenza della prigione in cui è detenuto diventano per lui il prisma attraverso cui scomporre la luce di un'umanità ricca di sentimenti ed emozioni.
Lungomare di Marsiglia, una piattaforma sotto la corniche Kennedy è il quartier generale dove tutti i giorni si ritrovano Eddy, Mario, Loubna e il resto della banda. Ragazzi fra i tredici e i diciassette anni: belli, chiassosi, eccitati, vulnerabili. Si lanciano dalla scogliera sfidandosi tra loro, sfidando le autorità e sfidando soprattutto se stessi, alla ricerca di quell'ebbrezza che li porta a spingere sempre più in là i loro limiti. Dietro le veneziane degli eleganti edifici dall'altra parte della strada, c'è chi li osserva tra disgusto e rapimento; un commissario con qualche conto in sospeso con il passato, e una ragazzina agiata di nome Suzanne. La storia, che a tratti prende i toni del giallo, coinvolge il lettore in una comunione dei sensi, dove tempo e spazio si dilatano. Maylis de Kerangal ci racconta l'equilibrio precario dell'adolescenza colta nella sua meravigliosa pienezza.
La voce al telefono dice che Livio Jarussi, il bambino scomparso da due anni, è vivo e sta bene. Aspetta soltanto di essere riportato a casa, dai suoi genitori. Quando la polizia arriva nel luogo indicato dalla voce anonima, una discarica alla periferia di Foggia, trova una scena sconcertante. Qualcuno ha allestito un terribile quadro rituale. Sepolto malamente tra i rifiuti c'è il corpo di Livio. Sulla misera tomba, come un lugubre ornamento, si alza una croce di legno e ferro. Per Renzo Bruni, alto funzionario del Servizio Centrale Operativo, questo ritrovamento significa tornare a occuparsi di un caso che più di ogni altro l'ha tormentato in passato, come poliziotto e come uomo, di un caso dove ritrova un suo fiero avversario, Zio Teddy, in una partita a due, giocata con gli strumenti del male.
Per tutta la vita Yukiko ha convissuto con un terribile segreto: la mattina del 9 agosto del 1945, prima che su Nagasaki fosse lanciata la bomba, ha ucciso il padre. In una lettera lasciata alla figlia dopo la morte confessa il suo crimine e rivela di avere un fratellastro. Ben presto si scoprirà che non è solo Yukiko a custodire segreti inconfessabili. I racconti personali si intrecciano con le vicende storiche: la seconda guerra mondiale in Giappone, i conflitti con la Corea, il terremoto del 1923. Le generazioni si susseguono ed emerge un ritratto lucido di una società, quella nipponica, piena di contraddizioni. Sullo sfondo, la natura, presenza costante e discreta, delicata ed elegante.
La rubrica "Taccuino di un vecchio sporcaccione" debutta sulle riviste underground statunitensi nel maggio del 1967. Cronista di eccezione è Charles Bukowski, che in questa raccolta - estrapolata dalle sue migliori pagine - ci accompagna con la consueta lucidità dissacrante dai rivoluzionari anni sessanta ai disincantati anni ottanta. Gli scenari cambiano ma Bukowski rimane sempre fedele e leale a se stesso. È Bukowski, bellezza! Bukowski! E non ci si può fare niente, se non amarlo e continuare a leggerlo.
Tutta la poesia di Yeats è l'esplorazione, tremebonda e splendida, della divinità, nella sua pienezza poetica, che in quanto tale non esclude buio e ombre. In lui, che sente il divino principalmente nell'uomo, e che guarda con simpatia al Rinascimento, convivono le visioni magiche dell'antico druidismo, il mondo delle fate e dei demoni delle selve dell'antica Irlanda, e un cristianesimo non dogmatico e non assoluto, anzi, lucidamente eretico, originalissimo. Con questa scelta antologica, che prende il titolo dalla famosa Navigando verso Bisanzio, il lettore correrà nelle pagine di un grande poeta visionario: dalla partenza per mare verso la sacra Bisanzio all'incanto dei cigni selvatici che scompaiono in cielo, dai misteri della Torre in cui si cela quello della vita stessa, al mondo delle "Mille e un notte" in cui Yeats ci fa sentire le voci che nel buio dettano la luce dei versi. La scelta fatta da un poeta, Roberto Mussapi, nell'insieme delle opere di un altro grandissimo poeta, William Butler Yeats.
“Si addice a un testo della letteratura, tanto venerabile quanto sfortunato – in amore di moderni e giovani lettori – e per di più gravato, reso distante, da un troppo di ossequio religioso e dai commenti accumulati, come I Promessi Sposi, un disegno che si provi a darne oggi, secolo XXI, illustrandolo, un’idea efficace? Questa, di Federico Maggioni, è certamente una grandiosa lotta di Giacobbe dell’arte di disegnare – e il Libro, come la Sainte Victoire e il monte Fugi, è là. E ad Alessandro un’illustrazione interpretante, estravagante e genialmente forzatrice (di cui avrebbe ambiguamente sorriso) come questa non soltanto si addice: gli urge, ne va cavalcato, gli è riossigenatura necessaria. Perseguendo un suo proprio sogno, Maggioni ci dà una interpretazone di rottura col déjà vu promessosposista che tira a trattenere il libro in un xix dai cancelli incurabili. Per riaccenderlo spegnendo i vecchi ceri, Maggioni stravolge Manzoni con accentuazioni e pressioni incessanti del segno: l’ironia librata e il tacito straniamento dello stile manzoniano, ben noti a chi lo ama, faticano a riconoscersi tali – ma intanto il nuovo (sperabile) lettore è costretto a riappropriarsi del testo, sotto il filtro ipnotico delle figure.” Dalla Prefazione di Guido Ceronetti.
Lidia, a cinquant'anni, non ha un marito, non ha figli, non ha cani, non ha parenti, non ha un diploma, non ha nessuna esperienza sessuale, non si commuove e non dà segni di commozione. Scrive poesie bruttissime di cui si vanta molto e premedita già dall'adolescenza l'"omicidio" virtuale di suo padre, un ottuso maestro elementare, già gravato dalla disgrazia d'una moglie molto pigra che tuttavia muore di morte naturale. Ma si sa, le migliori aspirazioni restano solo tali e così a Lidia sfugge l'unico magnifico progetto di tutta la sua vita: il parricidio! L'incontro con Facebook, le sue applicazioni, le sue chat, i suoi hashtag, dà l'avvio alla sua vera nascita, quella nel mondo virtuale, in cui Lidia diventa subito una brillante stella, con esiti esilaranti, surreali e una comicità irresistibile. Dopo infinite peripezie, con vicende e personaggi tra follia magia nostalgia, anche per lei "l'amore accade": è il tenero Paolino, mezzo cieco, basso, grasso, maestro elementare precario, l'opposto del suo tipo ideale, un tenebroso alla Heathcliff. Ma ci si arrende quando #lamoreaccade.
Alle 21.40 del 13 novembre 20l5, un commando di tre terroristi legati all'ISIS fa irruzione nel teatro Bataclan sul Boulevard Voltaire di Parigi. Sono armati di kalashnikov e cinture esplosive. Nelle ore successive uccidono 130 persone di 26 diverse nazionalità e ne feriscono circa 360. Fra queste, un unico scrittore, Erwan Larher, che si era recato da solo al concerto degli Eagles of Death Metal: Lahrer riceve due devastanti colpi di kalashnikov. Per un anno, Lahrer rifiuta interviste e dichiarazioni pubbliche sull'accaduto. Poi comprende di avere il dovere di raccontare, lui che racconta per mestiere. Ma cerca di farlo nel modo più giusto: creando un libro che non sia né moralista né emotivamente ricattatorio: un libro - a metà fra romanzo e testimonianza - in cui ospitare, oltre al proprio, il punto di vista di altri: gli amici, il padre, una nuova compagna, che scrivono alcuni brevi capitoli raccontando la loro esperienza di quella terribile notte e l'angoscia per l'amico, il figlio, l'amante ferito.
Un giovane suona il pianoforte in mezzo a una strada bombardata. Suona per i suoi vicini, soprattutto per i bambini, per distrarli dalle atrocità della guerra: un’immagine che ha fatto il giro del mondo diventando un simbolo della catastrofe in Siria, ma anche dell’inestinguibile volontà dell’uomo di opporsi in ogni modo alla distruzione. Il suono di quello strumento ha raggiunto e commosso milioni di persone nel mondo su YouTube. Ora Aeham Ahmad racconta la propria storia: l’infanzia in una Siria ancora in pace, l’inizio delle rivolte preludio di una guerra terribile, la fuga per la stessa via battuta da migliaia di disperati. Un lungo e pericoloso viaggio via terra, la drammatica traversata del Mediterraneo, le insidie della rotta balcanica. Fino alla nuova vita in Germania, dove ha realizzato il suo sogno di artista e si esibisce nelle più importanti sale concerti, ma è costretto a vivere lontano dalla sua famiglia rimasta in Siria. Allora come oggi, è la musica che gli ha salvato la vita a dargli conforto e infondergli coraggio.
La storia vera, raccontata in prima persona, di un pianista che ha sfidato le bombe e i terroristi in nome della sua musica, un caso mondiale, una commovente testimonianza di resistenza e fede nell’arte.
Aeham Ahmad, nato nel 1988 a Damasco, appartiene alla minoranza palestinese in Siria e ha vissuto nel campo rifugiati di Yarmouk con la sua famiglia. Ha iniziato a studiare il piano a 5 anni e ha continuato gli studi a Damasco e a Homs. Nel 2015 ha dovuto lasciare il suo paese e si è trasferito in Germania. Oggi vive con la sua famiglia a Wiesbaden e tiene numerosi concerti nel mondo. Nel dicembre 2015 ha ricevuto l’International Beethoven Prize for Human Rights.

