
Il giovane Garcìa Marquez, inviato di "El Espectador", tocca, dal 1955 al 1960, le maggiori capitali europee. A Venezia insegue la passione per il cinema, a Parigi si interessa di celebri casi giudiziari, visita i campi di concentramento in Germania, supera la cortina di ferro e spedisce al giornale alcuni articoli che verranno censurati per non urtare il regime militare colombiano. Il ritorno in patria e il racconto della rivoluzione cubana e della fine del regime nel suo paese, insieme alle speranze democratiche, chiudono idealmente il volume, mettendo a confronto la "decadenza" del Vecchio mondo e la "rinascita" del nuovo.
Quali sono i temi della lunga conversazione che in questo libro Raffaele La Capria intrattiene con il lettore? Sono diversi ma insieme compongono un percorso che inizia con la parola "simpatia", la simpatia vista come forma di conoscenza che aiuta a comprendere il mondo e soprattutto a immaginare chi è l'altro, il diverso da noi, e a essere coinvolti dalla sua sofferenza. A questo tipo di simpatia si adegua tutto il libro e anche la sua scrittura, che aspira, per quanto è oggi possibile, "alla rinconciliazione, all'implicito, all'interezza, più che alla divisione, all'esplicito, alla separatezza". Così è lo stile dell'anatra che non fa vedere il tumultuoso agitarsi delle zampette palmate sott'acqua ma solo il suo tranquillo scivolare sull'acqua.
Questo secondo volume della raccolta delle opere di Greene, comprende i romanzi composti a partire dal 1956: "Il nostro agente dell'Avana", "I commedianti", "In viaggio con la zia", "Il console onorario", "Il fattore umano". I personaggi di Greene sono di preferenza anime sradicate che si battono nella loro fragilità. Assassini, alcolizzati, adulteri sono alcuni dei 'peccatori' che abitano un mondo diseredato da Dio. Ma l'apparente silenzio di Dio si trasforma in sentimento di pietà per l'uomo che soffre.
Nel silenzio della campagna pugliese, in un'estate caldissima, un gruppo di bambini gioca in mezzo ai campi di grano. E uno di loro, Michele, scopre che il male esiste, che è terribilmente reale e ha una faccia peggiore dell'incubo più brutto che un bambino possa immaginare.
Nella Roma decadente e crudele dell'epoca di Nerone, centro del mondo e del crogiuolo di tutte le razze e religioni dell'antichità, il giovane patrizio Vinicio si innamora della timida Licia, figlia di un re svevo, allevata a Roma e educata alla religione cristiana. Una passione drammatica e tormentata su cui la storia rovescia tutta la folle ferocia della prima grande persecuzione contro i fedeli del nuovo culto. Introduzione di Witold Gombrovicz.
"Il cane di Diogene", la monumentale opera satirico-autobiografica di cui il presente volume costituisce un capitolo, è uno dei "casi letterari" irrisolti del Seicento italiano. Il suo autore, il genovese Frugoni, rappresenta uno dei primi sperimentatori della forma del "romanzo" in lingua italiana. Le vicende, narrate in prima persona, del cane Saetta scacciato dal filosofo Diogene e passato a successivi padroni, descrivono un mondo caleidoscopico, una sfilata di personaggi contro cui si scaglia il moralismo anticonformista dell'autore. Il cane Saetta si rende conto delle miserie degli uomini e nei suoi "latrati" dà voce alla sua pena e alla sua carica polemica.

