
Queste conferenze, scritte dal ventisettenne Nietzsche nel 1872, quando era ancora professore a Basilea, contengono alcune delle affermazioni più radicali e rivoluzionarie contro il sistema della cultura moderna che mai siano state enunciate. Nel suo tentativo di «indovinare l’avvenire» fondandosi, «come un augure, sulle viscere del passato», Nietzsche è riuscito qui a individuare il nesso fra l’educazione scolastica, anche nelle sue zone più apparentemente disinteressate, e l’utilizzazione della forza-lavoro intellettuale da parte della società e ai fini della società stessa, che sono poi quelli di «allevarsi quanto prima è possibile utili impiegati, e assicurarsi della loro incondizionata arrendevolezza». Di fronte a tale brutale intervento, ogni cultura che non voglia identificarsi con l’ordine costituito dovrà agire contro di esso. Dietro la spinta verso una diffusione sempre maggiore della cultura, in cui riconosceva uno dei «dogmi preferiti dall’economia politica di questa nostra epoca», Nietzsche vide dunque un proposito di oppressione e di sfruttamento, insomma l’ombra stessa dell’«economia politica» nel suo senso più generale. Apparirà perciò giustificato leggere questo testo anche come una preveggente analisi dell’industria culturale – e lo storicismo, qui attaccato frontalmente come il maligno incanto che riesce a «paralizzare» ogni impulso a mettere la cultura in immediato contatto con «l’ambiguità dell’esistenza», si rivelerà essere appunto l’agente di un enorme e nefasto processo sociale tuttora in corso.
Incubo e idolo dell'età moderna, la 'storia' - come storicismo e senso storico - non è solo una conquista dello spirito illuminato, ma una 'febbre divorante', una 'virtù ipertrofica' che può essere rovinosa: questo il punto di partenza di Nietzsche non ancora trentenne nell'affrontare il tema della seconda "Considerazione inattuale", che fu pubblicata nel 1874. Più di cento anni sono passati da allora e l'attualità clamorosa di questo Nietzsche perennemente 'inattuale' appare sempre più evidente. Le pagine che qui leggiamo hanno trovato e trovano conferme continue non più soltanto negli atteggiamenti della cultura, ma in tutti i meccanismi della società. Il passato, ormai disponibile in tutte le sue forme, anche le più remote, minuziosamente archiviato e setacciato, non è per ciò divenuto più vivo né aiuta la vita - anzi appare sempre più come una immane e oppressiva allucinazione. E così è, argomenta Nietzsche, proprio perché il senso storico non permette lo scontro bruciante con le forze del passato, ma vuole inglobare in sé come reliquia esotica, con ingiustificato sottinteso di benevola superiorità - e quindi un movimento ostile alla vita, tende a svellere la sua stessa base, che è quella "cosa sola per cui la felicità diventa felicità: il poter dimenticare o, con espressione più dotta, la capacità di sentire, mentre essa dura, in modo 'non storico'".
928 páginas
Recién inaugurado el siglo XXI, la presencia de Friedrich Nietzsche (Röcken, 1844 - Weimar, 1900) nos sigue acosando de manera, cuando menos, inquietante. Entre otras razones, la inhospitalidad de su mensaje brilla de manera especial en nuestro espacio filosófico contemporáneo a causa de la radicalidad y hondura de su crítica a los fundamentos metafísicos de la cultura occidental. Su reflexión inaugura un arduo trabajo de demolición del legado valorativo erigido tras la irrupción del cristianismo y de su principal antecedente, lo que Nietzsche denomina bajo los rótulos de “platonismo” o sencillamente “la moral”. Ubicada, según sus propias palabras, “en la contradicción entre el hoy y el mañana”, la figura de Nietzsche entendida bajo el rótulo de crítico de la moral se ofrece por tanto al siglo venidero bajo un doble signo: como un epílogo tardío de la tradición occidental y, al mismo tiempo, como un hijo prematuro de un futuro todavía por construir. En esa medida es comprensible que su obra haya sido objeto de sugerentes exégesis, pero también de grandes tergiversaciones. La riqueza de su pensamiento ha permitido captar algunos de sus múltiples aspectos, pero nunca su totalidad: a lo sumo interpretaciones provisionales, porque la indómita vitalidad de sus escritos se sustrae a cualquier intento de comprensión cerrada y definitiva.
El segundo volumen dedicado a Nietzsche incluye muchas de sus cumbres creativas: el aforístico, solar, lírico, críptico e inagotable Así habló Zaratustra, enorme poema sobre la transmutación de todos los valores, el superhombre, el eterno retorno y tantas otras geniales iluminaciones; Más allá del bien y del mal, íntimamente ligada al Zaratustra en el aspecto temático, pero de estilo expositivo, nuevo aldabonazo contra la complacida filosofía de su tiempo y la tradición de la moral judeo-cristiana, en todos los ámbitos: filosofía, ciencia, religión, política y nacionalismo ; La genealogía de la moral, que persevera en el ataque sistemático al pensamiento cristiano, y efectúa un despiadado análisis de conceptos como "bien", "mal", culpa", "pecado", "mala conciencia", "santidad", "ascetismo", así como una lúcida indagación del desarrollo de los valores, que muestra como construcciones históricas y no como realidades absolutas; El crepúsculo de los ídolos trata de un modo más claro y accesible temas semejantes, relacionados con la verdad y el conocimiento; El anticristo, por último, culmina el enfrentamiento con el cristianismo enfrentándose directamente con la gran figura religiosa y ética, así como a la versión que de ella hizo san Pablo, y opone a lo que Nietzsche entiende como decadencia vital y debilidad biológica el principio que postula para el nuevo hombre y el nuevo pensamiento: la voluntad de poder.
Estudio introductorio de Germán Cano (1969), profesor titular en el Departamento de Historia y Filosofía I de la Universidad de Alcalá de Henares. Es autor de los libros Como un ángel frío y Nietzsche y la crítica de la modernidad y coautor de un Diccionario de filosofía.

