
In un’epoca di totale trasparenza mediatica di ogni sentimento, le lacrime – esposte ovunque – turbano gli sguardi e, insieme, obbligano a pensare più profondamente. Esse sono forse l’unico momento di intimità che ci resta e
ci obbligano a domande che portiamo nel profondo di noi. Sono qualcosa che è nostro e che, insieme, ci sfugge e apre
la nostra vita al mistero dell’esistenza: che cosa possiamo percepire attraverso di esse? Da cosa lavano i nostri occhi e i nostri cuori? Da cosa ci liberano veramente? Che cosa, senza di esse, non vedremmo mai?
Anne Lécu regala ai lettori una meditazione aperta, una
sorta di vagabondaggio teso a incoraggiare le persone
che piangono e che ne hanno vergogna a comprendere l’importanza delle lacrime per l’uomo: una luce d’in nito che indica un altrove. Grazie a esse sfoghiamo i turbamenti del cuore, esprimiamo gioia, conosciamo meglio noi stessi e gli altri.
Dio riveste Adamo ed Eva dopo il peccato con tuniche di pelli. Gesù viene spogliato sulla croce dalla sua tunica di lino. Una "vestizione" e una "spogliazione" aprono e chiudono il percorso della storia della salvezza biblica. Anne Lécu, che con la vergogna, la spogliazione e le ferite di corpi e spiriti ha a che fare quotidianamente con il suo lavoro di medico e consacrata nelle carceri, ci invita a compiere con lei un cammino straordinario, alla ricerca del "senso dell'abito" lungo la storia biblica. Ne viene, come lei stessa dice, una «ricerca in forma di inchiesta... a un tempo seria e allegra, perché è come un vagabondaggio nel paese delle tuniche, quelle di pelle e quelle di lino, dunque una ricerca molto tattile, dove si incontrano dei tessuti ma anche dei pudori, la nudità, la vergogna, la pelle dell'uomo e i vestiti che la ricoprono. Lettore, non essere sorpreso per il vagabondaggio di queste pagine. Lasciando in ogni posto un sassolino bianco, alla fine ritroveremo il cammino fatto». Un cammino, che è quello di Dio stesso, «tanto appassionato di noi che... davanti a lui siamo tutti innocenti».

