
Sono passati sessant’anni da quando, nel 1948, l’esodo palestinese in Libano ha acceso la miccia di un intricato conflitto politico-religioso che ancora oggi non si placa. Da allora il Libano ha smesso di essere il dolce paese dei cedri e degli ulivi, per diventare una terra di dannazione eterna, affogata nel sangue delle sue numerose comunità confessionali. Siria e Israele lo hanno invaso e ne hanno fatto il campo di una battaglia fratricida: profughi e civili trucidati senza pietà, città più volte assediate, bombardate e martoriate, esodi biblici mossi dal terrore. Continui attentati sanguinari hanno incrinato la fragilissima democrazia libanese. Da sempre testimone diretto di quegli eventi, Robert Fisk ripercorre la storia di una nazione martirizzata e del suo popolo, di una catastrofe politica e militare che l’irragionevolezza delle grandi potenze non ha mai saputo e voluto evitare.
Scritto da quello che il New York Times ha definito l’inviato di guerra più famoso al mondo, Il martirio di una nazione fonde reportage di guerra e analisi politica, diario personale e affresco storico, in un’epica e sconvolgente narrazione che scava nel passato alla ricerca delle radici del dramma libanese.
Robert Fisk Robert Fisk è corrispondente da Beirut per il quotidiano inglese The Independent. È l’unico giornalista occidentale ad avere intervistato bin Laden: tre volte, tra il 1994 e il 1997. Secondo il New York Times è l’inviato di guerra più famoso al mondo. Ha cominciato la sua carriera nei primi anni settanta a Belfast e in Portogallo come inviato del Times, per poi trasferirsi definitivamente in Medio Oriente nel 1976. In Italia i suoi articoli sono apparsi su la Repubblica, l’Unità e Internazionale, e i suoi libri sono bestseller in tutti i continenti.

