
La sofferenza psicologica non nasce solo nella mente, ma prende forma nel corpo e nelle relazioni. La Psicoterapia Integrata della Regolazione Emotiva e Psicosomatica (PIREP) nasce da questa prospettiva: un modello clinico che integra neuroscienze, teoria dell'attaccamento e psicodinamica per comprendere come i sistemi emotivi, corporei e relazionali possano perdere integrazione e generare disagio. Al centro del processo terapeutico non vi è soltanto l'interpretazione, ma la regolazione condivisa dell'esperienza: è nella relazione, attraverso segnali impliciti di sicurezza, che il paziente può tornare a sentire, pensare e abitare se stesso. Le tecniche di ristrutturazione cognitiva e gli interventi sulla mentalizzazione sono impiegati entro una cornice psicodinamica che valorizza l'intersoggettività, il transfert, l'alleanza e i processi profondi di integrazione degli stati del Sé, per favorire quello che si potrebbe definire un body-mind insight, una comprensione incarnata dei processi emotivi e somatici. Il volume offre una cornice teorica e operativa che connette regolazione autonomica e neurocezione, mentalizzazione e corpo, trauma evolutivo e funzionamento interpersonale, integrando processi bottom-up e top-down. Vengono inoltre presentati strumenti originali di valutazione - tra cui il PDI, il DIQ e l'ISS - che permettono una lettura integrata della disregolazione psicosomatica, della dissociazione dell'intimità e del Sabotatore Interno. La PIREP propone una ridefinizione radicale del lavoro clinico: non intervenire per "cambiare il paziente", ma creare le condizioni in cui il sistema possa ritrovare sicurezza, integrazione e nuove possibilità di connessione. La sicurezza non è un obiettivo della terapia: è la condizione da cui ogni cambiamento diventa possibile. Un testo rivolto a psicoterapeuti, clinici e studiosi interessati a un modello contemporaneo capace di unire corpo, mente e relazione in una prospettiva realmente integrata.
Questo libro propone una riformulazione del trauma in termini evolutivo-relazionali, come risultato della mancata elaborazione delle emozioni traumatiche, ovvero di quelle emozioni non simbolizzate nell'ambito delle relazioni primarie. Il bambino, se maltrattato, non può sviluppare l'autostima e la capacità di comprendere gli stati mentali propri e dell'altro, qualità necessarie a esplorare con fiducia l'ambiente circostante e quindi a costruire relazioni significative. Le esperienze croniche di trascuratezza hanno effetti negativi su svariate aree del funzionamento del bambino dando origine, ad esempio, a somatizzazione, difficoltà di sintonizzazione emotiva, mancanza di controllo degli impulsi, come anche, nei casi più gravi, a stati dissociativi. La perdita di una base sicura, insomma, rappresenta una condizione traumatica capace di predisporre il soggetto alla depressione, alla dipendenza patologica, ai disturbi del comportamento alimentare. E non sempre è in relazione con maltrattamenti espliciti, come indica il fatto che la disorganizzazione dell'attaccamento è per lo più connessa a esperienze traumatiche irrisolte del genitore, le quali si riflettono sullo stato dissociativo del bambino. Il presente volume esamina le possibili relazioni causali fra le esperienze traumatiche e la psicopatologia, a partire dalla teoria dell'attaccamento, dell'infant research e dalle recenti scoperte neuro-biologiche sulla natura relazionale della mente.

