
Cogliendo profeticamente l'allargamento a una prospettiva globale dei fondamentali quesiti etici, Ernesto Balducci indica alcune strade percorribili attraverso un'analisi che passa attraverso il filtro della religione e del rinnovamento laico e non-violento. Il volume, pubblicato nella riedizione originale del 1989, resiste alla caduta del muro di Berlino, alla guerra del Golfo e alla tragedia dell'11 settembre non solo mantenendo la sua attualità, ma anticipando le tematiche più impellenti che le grandi chiese del mondo si trovano oggi ad affrontare. Ernesto Balducci (1933-1992), laureato in Lettere e appartenente all'Ordine degli Scolopi, è una delle figure più significative della Chiesa italiana del secondo Novecento.
Non si tratta di una ricostruzione biografica perché, come scrisse l'autore, La Pira fu per lui "un punto di riferimento interno a me stesso là dove la vita interiore è confronto di sé" e, neppure un saggio storico in quanto, "La Pira non potrà mai essere per me un aspetto storiografico per il semplice fatto che fu e resta un dato autobiografico". Per questo Ernesto Balducci ha riconosciuto l'itinerario dell'amico con l'intento di riscoprire piuttosto l'anima profonda della politica intesa come costruzione storica della speranza, nella ricerca del bene comune e come risposta all'attesa della povera gente.
In questa opera, la figura di Francesco è proposta come paradigma culturale dell'"uomo inedito" e la sua vicenda è configurata come "transizione culturale" verso un'umanità "inedita", ancora da venire, ma la cui realizzazione, secondo l'autore, è possibile in quanto inscritta nelle stesse potenzialità onntologiche dell'uomo. Questo "Francesco d'Assisi" si colloca dunque fuori dai tradizionali spazi del sacro per entrare in ambiti antropoligici e laici. Un volume, quindi, di estrema attualità che l'autore ha scritto con l'attenzione dovuta alla ricostruzione del passato ma con la mente e gli occhi rivolti al futuro.
Il libro
«La ricorrenza del decennale della scomparsa di Ernesto Balducci (1992-2002) ha offerto alla Fondazione a lui intitolata l'occasione di approfondire - in collaborazione con altri gruppi, enti ed associazioni - la riflessione critica sull'attualità del suo pensiero in ambito religioso, culturale, civile e politico.
È emerso infatti in maniera forte nei vari dibattiti, seminari ed incontri, che si sono svolti in numerose città in quell'occasione, la convinzione che l'impegno intellettuale e religioso di Balducci abbia trovato la sua maggior pregnanza nelle omelie da lui espresse all'interno della liturgia domenicale presso la Badia Fiesolana. Il momento liturgico era senza dubbio centrale nella vita di Balducci così come il fondamento del suo pensiero affondava la sua radice nell'assemblea liturgica. Ed è nelle sue omelie che si trova infatti l'essenza profonda di ciò che intendeva trasmettere pronunciandole. Queste ultime omelie - la cui pubblicazione completa la raccolta già iniziata dalle Edizioni Borla - sembrano connotarsi di un respiro messianico di particolare attualità: come leggeremo infatti oggi questo messaggio rispetto all'invocazione della guerra "preventiva", al grido di dolore del mondo, all'ingiustizia? Sapremo trasmettere e agire perché l'annuncio coinvolgente che la notte finirà col sorgere di una nuova alba sia realizzabile? In ogni omelia di Balducci sembra esserci sempre questo richiamo di assunzione di responsabilità...» (dall’Introduzione di Carmelo Pellicanò, Presidente Fondazione Balducci).
Attraverso gli scritti di Ernesto Balducci su don Milani, che si snodano dal 1967 al 1992, possiamo cogliere le affinità e le enormi differenze tra due dei maggiori testimoni e interpreti del travaglio della Chiesa negli anni Sessanta. Due esperienze pastorali e pedagogiche che hanno seguito itinerari esistenziali differenti, ma si sono servite dello stesso linguaggio della fede. Ernesto Balducci (1922-1992) entra giovanissimo nell'ordine degli Scolopi. Nel 1958 fonda la rivista "Testimonianze" e successivamente raccoglie intorno a sé un folto gruppo di giovani nel "Cenacolo". Docente di storia e filosofia negli istituti dell'Ordine dei padri Scolopi, nel 1963 affronta il processo che lo vede accusato della difesa del primo obiettore di coscienza cattolico. A Firenze negli anni Cinquanta e Sessanta opera a fianco di Giorgio La Pira e Lorenzo Milani.
UNA RACCOLTA DELLE OMELIE DI BALDUCCI IN MERITO ALLA LITURGIA DELLA PAROLA.
Il libro
«Parlare in un quadro liturgico, abbandonarsi alle risorse immediate del cuore e della mente, non è mai un evento estemporaneo, come quelli che mi avviene di vivere quando parlo come conferenziere; è collocarsi in un "luogo" dove affluiscono i silenziosi apporti sapienziali dell'assemblea, che in quel momento non è un pubblico, è un soggetto attivo e creativo.
Queste pagine dunque non sono, a parlare rigorosamente, mie, sono state dettate dall'assemblea domenicale della Badia fiesolana che ormai, pur nell’avvicendarsi naturale delle presenze e delle assenze, da due decenni è in viaggio verso l'adempimento. Esse fanno parte di una Trilogia che si aggiunge alle altre due — II mandorlo e il fuoco e Il Vangelo della pace — con il titolo Gli ultimi tempi. Anche in questo caso, il titolo non è arbitrario, intende esprimere l'indole del tempo in cui la meditazione corale si è svolta, i secondi anni 80. Il tempo corre, per chi lo viva con ottica evangelica, non per pura successione quantitativa ma secondo ritmi qualitativi tra loro diversi. Ebbene, io ho vissuto quest'ultimo arco di anni come sopraffatto dai segnali di una svolta epocale su cui batte la luce degli ultimi Eventi. Lo sguardo escatologico rende possibile una specie di sintesi a priori, in cui la forma immutabile è, appunto, la categoria dell'Oggi di Dio, dell'eschaton, dei tempi ultimi, e il contenuto è la trama empirica della storia collettiva. Quando questo contenuto è contrassegnato, come in questi anni — gli anni della perestroika, della caduta del muro di Berlino, dell'ecumenismo ecologico, della Guerra del Golfo — da profondi processi di mutazione, si ha l'impressione che l'istanza ultima prenda carne e sangue nel tempo mutevole, offrendoci, in forza della fede, il dono del discernimento. È questo il sentimento dominante della mia predicazione degli ultimi anni» (Ernesto Balducci).

