
Un Guardini a tratti sorprendente, in un percorso intenso e personale dentro il mistero dell'arte. Il volume raccoglie per la prima volta scritti dedicati ad arte, letteratura ed estetica, nati in contesti diversi ma uniti da un'idea forte e originale: l'arte come testimonianza e speranza, come incontro tra umano e divino, tra uomo e mondo. Un'esperienza che coinvolge tanto lo spirito quanto la dimensione fisico-corporea, il comprendere quanto il sentire. Non si tratta di testi di "estetica" in senso tecnico, ma di meditazioni sul significato profondo dell'arte come vita. Dalle Madonne di Beuron alle marionette, da Michelangelo alla fiaba, fino alla spiritualità vivente della Romantik, ogni saggio di Guardini illumina un aspetto dell'incontro con l'opera d'arte come esperienza viva. Al centro del volume vi è dunque l'idea che non esista un unico modo di avvicinarsi all'arte: gli approcci al fenomeno artistico sono anzi - ed è bene che restino - molteplici. Romano Guardini (1885-1968) è stato uno dei protagonisti della storia culturale europea del sec. XX. Presso la Morcelliana è in corso di stampa l'Opera Omnia.
"Le età della vita" - qui tradotto integralmente - è una delle opere più fortunate di Romano Guardini. La sua popolarità è dipesa dal felice connubio di molteplici fattori: la capacità con la quale Guardini riesce a delineare, con pochi essenziali tratti, ciascuna età della vita in un modo che consente a tutti di ritrovarsi; la maturità dello sguardo frutto di una trentennale esperienza di docente, di educatore, di pastore d'anime in costante confronto con le tappe e le crisi della vita; l'approccio insieme distaccato ed empatico con il quale vengono còlti con nettezza sia i tratti positivi presenti in ogni età, sia quelli che destano inquietudine; non da ultimo, l'affabilità dello stile espressivo che lascia trasparire una fondamentale dimensione orale, una parola rivolta e ascoltata che rende così vicino il testo. Un vademecum per la vita in cui ogni lettore può riconoscere, e accettare, se stesso.
"Romano Guardini ha dedicato a Socrate e a Platone - che per lui formano, come vedremo, una coppia inscindibile - vari scritti, che vanno dal 1926, anno del suo primo saggio su La morte di Socrate, al 1965, anno del discorso su Verità e ironia, tenuto all'Università di Monaco per ringraziare della celebrazione accademica del suo ottantesimo compleanno. Essi occupano dunque una quarantina d'anni, distribuendosi quasi interamente lungo l'arco della sua vita, e si sviluppano secondo una linea di interpretazione sostanzialmente continua, sia pure con diversi arricchimenti ed approfondimenti. Per comprenderne appieno il significato è forse utile ricordare, molto sommariamente, lo stato degli studi, e soprattutto delle interpretazioni, di Socrate e di Platone che caratterizzava la cultura tedesca nella prima metà del Novecento, soprattutto nei primi tre decenni di tale secolo, cioè quelli nel corso dei quali Guardini delineò nei suoi tratti fondamentali la sua immagine di Socrate e di Platone." (dall'Introduzione di Enrico Berti)

