
La pedagogia del limite è una pedagogia ecologica che, nell’età dell’Antropocene, diventa inevitabilmente una pedagogia eco-critica. Una pedagogia critica che non dà niente per scontato, né i soggetti né gli scopi dell’educazione, sia essa quella scolastica o più ampiamente sociale. Ispirata all’educazione cosmica montessoriana, la nuova educazione dovrebbe spingere le persone, sin dall’infanzia, ad ammirare i migliori e a soccorrere i più deboli, a sviluppare una coscienza sociale e una responsabilità politica che si concretizzi in un impegno per la tutela dell’ambiente e la cura dei beni comuni.
Se Alberto Manzi fosse ancora tra noi, nel 2024 avrebbe festeggiato il centenario della sua nascita. Il maestro considerava l'alfabetizzazione come la chiave fondamentale per accedere a tutte le forme di libertà, un irrinunciabile strumento per comunicare e aprire nuove opportunità. Questo libro è un viaggio nel suo impegno di educatore, attraverso un alfabeto di idee, valori, ispirazioni e suggestioni. Che già conosciamo Alberto Manzi o no, che il nostro approccio sia più da studiosi o da curiosi, poco importa. Questo alfabeto valoriale ci offrirà un percorso agile e aperto per scoprire i valori fondamentali del suo approccio pedagogico e umanistico. Dalla A di "accesso" alla Z di "zitti", passando per la G di "gioco" e la T di "tensione cognitiva", il testo ci guiderà alla scoperta delle lezioni del maestro, mostrandoci ciò che ancora possiamo imparare da lui.
Se la sua attività pedagogica è universalmente nota, non può dirsi altrettanto della vita di Maria Montessori, donna all'avanguardia, libera e indipendente, che ha attraversato due guerre mondiali e una guerra civile. Secondo lei, il modo migliore di contribuire alla pace sociale è di prendersi cura dell'inizio della vita: l'infanzia.
Siamo creature uniti da legami invisibili, in grado di formare “una famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge a un rispetto, sacro, amorevole e umile”. Sono queste le parole di papa Francesco espresse nella sua Laudato si’. Sono queste le parole mediante cui leggere e interpretare il Cantico delle Creature di San Francesco. Un uomo, un Santo che come scrisse San Bonaventura “contemplava nelle cose belle il Bellissimo e, seguendo le orme impresse nelle creature, inseguiva dovunque il Diletto. Di tutte le cose si faceva una scala per salire ad afferrare Colui che è tutto desiderabile”. L’atteggiamento di san Francesco di fronte alla natura e alle cose naturali che nasce dalla lettura del Cantico fu così speciale che è sempre stato ammirato e continua ancora a porsi come modello per tutti gli uomini. Non può dirsi che esso sia solo una espressione religiosa o poetica. Nell’atteggiamento del poverello d’Assisi è racchiuso infatti un grande contenuto antropologico, un meraviglioso comportamento esistenziale che lo porta a vivere nel mondo ed a convivere in armonia con le cose, consigliabile a tutti gli uomini soprattutto in un momento quale il nostro in cui “la terra sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia”. Speciale è il senso educativo che può cogliersi dal Cantico: far prendere atto della natura che distingue l’uomo da tutti gli altri esseri, far comprendere che si è legati a Dio per la ragione e in quanto tale si è parte della sua natura e del suo Creato.

