
Siamo stati cullati nell'illusione che si potesse attenuare la crisi ecologica senza ridurre i consumi e la produzione di merci. I fatti dimostrano il contrario e la questione non è tecnica, ma culturale. Infatti, la crescita non coincide con il benessere e non tutte le riduzioni dei consumi implicano rinunce. Limitare gli sprechi, le inefficienze, il consumo di energia e il cibo sciupato migliora la qualità della vita. L'autore espone una proposta radicale e concreta che unisce economia, ecologia e coscienza del vivere, indicando una via di uscita dalla crisi senza impoverirsi, riscoprendo il valore delle esigenze spirituali.

