
Per mezzo secolo l’Occidente ha basato la sua crescita economica su settori immateriali come servizi, finanza, proprietà intellettuale, economia della conoscenza. Non era sbagliato, ma dalla pandemia agli odierni conflitti, le tensioni globali ci costringono a rivedere quella certezza: l’economia immateriale poggia su risorse concrete, in molti casi rare e concentrate. Dall’intelligenza artificiale alle reti, dalla transizione verde alle «catene» delle materie prime, ciò che sembrava incorporeo rivela radici profondamente materiali. Non siamo passati «dagli atomi ai bit», siamo in un mondo che ha bisogno di entrambi, simultaneamente e in misura crescente. La poliedrica analisi contenuta nel volume suggerisce una rotta per orientarsi.
Negli anni Venti del XXI secolo - oggi - il mondo è all'incrocio di quattro crisi: la crisi pandemica, non ancora conclusa e che ha accelerato e fatto emergere evoluzioni già in corso; la crisi climatico-ambientale, che nell'estate ha cominciato a mordere in molte aree del pianeta; la crisi geopolitica, con una guerra che si prolunga nel cuore del «vecchio continente»; infine, la crisi economico-sociale, in parte innescata dall'innovazione tecnologica, complicata dalla crisi ambientale, dalla pandemia e dalla guerra. Queste quattro «crisi» - nel senso greco del termine, che si può rendere, nell'italiano di oggi, con «momento decisivo», quindi non necessariamente negativo - influenzano un'economia mondiale che sta perdendo i suoi caratteri di globalità e riducendo le proprie capacità di crescita. L'unica certezza è che il mondo non tornerà come prima: per affrontare le crisi, per coglierne le opportunità e non solo subirne i danni, abbiamo bisogno di pensieri nuovi, di nuove analisi, di uno sguardo lungo. Ed è quello che proviamo a fare in questo lavoro.

