
Questo volume ha il duplice intento di fornire gli strumenti concettuali per affrontare criticamente sia lo sviluppo dei metodi di indagine storico-artistica che il campo, di sempre più attuale urgenza, della conservazione e fruizione delle opere d'arte. Al primo intento si riferiscono le prolusioni dedicate alla Storia della critica d'arte e all'Iconografia e iconologia, che ripercorrono le linee fondamentali dello sviluppo di questi ambiti disciplinari e propongono all'attenzione del lettore i principali nodi problematici presenti nel dibattito contemporaneo. Nella seconda parte del volume, il Dizionario, i lemmi relativi alla storia della critica d'arte sono dedicati essenzialmente, anche se non esclusivamente, ai concetti, colti sempre nel loro divenire storico, adoperati per definire, classificare, comprendere e apprezzare le opere d'arte. Al secondo intento si rifanno le prolusioni di Museologia e di Restauro, nonché i relativi lemmi del Dizionario. Le voci di museologia/museografia descrivono le diverse tipologie museali e le relative problematiche. Le voci sul restauro, scritte in stretta interconnessione con la relativa prolusione, affrontano con acume critico, ma anche operativo, le metodologie di intervento, i materiali che costituiscono l'opera d'arte e i problemi - che potremmo quasi definire «epistemologici» - che hanno condizionato e condizionano le valutazioni sulle scelte da operare quando si interviene su un'opera d'arte.
Come è noto, la nozione di romanico "lombardo" supera largamente i confini amministrativi dell'attuale Lombardia, a marcare uno dei centri propulsori a raggio europeo del rinnovamento architettonico e artistico dopo l'Anno Mille. Al punto che quasi un secolo fa un grande storico dell'arte americano, Arthur Kingsley Porter, tentando con una monumentale catalogazione sinora insuperata di censirne i monumenti conosciuti, inglobava nel concetto l'intera Italia centro-settentrionale. Per non parlare della diffusione di formule architettoniche e soluzioni decorative, come quella degli archetti pensili, che ne proiettano anche a grande distanza i presunti effetti. Essa ne individua comunque il baricentro, che nella triangolazione tra Milano, Como e Pavia segna i raggiungimenti più alti del fenomeno, oltre a registrare la fitta trama di esperienze diffuse nel territorio, con densità e coerenza non comuni. Quale sia la ragione di tale situazione privilegiata è difficile dire. Si è fatto appello, non impropriamente, alla lunga tradizione di maestranze specializzate nella lavorazione della pietra (estratta dalle vicine cave prealpine) che si è voluta far risalire ai "magistri comacini" di età longobarda (ma si discute ancora sulla corretta etimologia del nome), o meglio ai maestri intelvesi e poi campionesi, che percorsero le strade dell'Italia centro-settentrionale tra il XII e il XIV secolo.
Uno sguardo d’insieme ad un patrimonio monumentale e artistico mai indagato prima nella sua interezza
Uno sguardo d’insieme al patrimonio monumentale e artistico delle Camere di Commercio consente di attraversare due millenni di storia in cui periodi e stili artistici si avvicendano, si compenetrano e si richiamano a distanza di secoli. Dall’epoca romana sino alla contemporaneità, il catalogo dei manufatti architettonici delle Camere di Commercio (sedi camerali, borse merci, borse valori ecc.) non solo raccoglie episodi di primaria importanza sul piano artistico, ma consente di mettere a fuoco, in un’ottica di lungo periodo e molto spesso in modo assai prolifico, i nessi arte-territorio e cultura-economia che, in vario modo a seconda dei periodi e delle regioni, si sono dispiegati sotto l’egida e a volte la diretta propulsione delle diverse Camere. Lo stesso può dirsi dei beni mobili e delle raccolte d’arte, a volte legate direttamente alla storia del monumento altre più direttamente connesse a iniziative interne alla Camera o a un suo diretto ed esplicito ruolo di committente.
L’articolazione interna del volume riflette l’eterogeneità del patrimonio camerale: a una prima sezione, dedicata al fondamentale e complesso passaggio delle istituzioni camerali dall’organizzazione medievale in corporazioni a quella di moderne Camere di Commercio, segue la parte dedicata agli edifici fin dall’origine progettati prevedendone la destinazione camerale e separatamente, a quelli adattati nel corso dei secoli alle nuove funzioni.
La terza parte è dedicata a una ricognizione del patrimonio artistico camerale e alla individuazione delle linee guida generali che ne hanno determinato la formazione; la quarta e ultima parte censisce le sedi e le collezioni non più per campioni significativi, ma facendo riferimento a tutte le Camere di Commercio presenti sul territorio nazionale.
Il volume è accolto nella collana “Patrimonio artistico italiano”, l’ambito più opportuno per presentare un complesso di monumenti e opere d’arte mai indagati prima nella loro interezza, riconoscimento dovuto e allo stesso tempo auspicio di futuri contributi.
Venticinque autori, tutti autorità internazionali nel proprio ambito di competenza, tracciano il filo rosso dell'arte occidentale con saggi che si concatenano diacronicamente. Questo fa di un'opera enciclopedica un'opera storica. A differenza degli altri mondi, l'Occidente e in esso l'Europa sono leggibili storicamente, dall'arte greca sino all'arte contemporanea, pop o minimal che sia. A questo quadro partecipa anche il Mediterraneo islamico nel Medioevo e nell'epoca moderna. Col colonialismo l'Occidente si espande e la sua arte si riversa nelle Americhe. In epoca contemporanea il linguaggio artistico occidentale si fa, anche a causa della mondializzazione del mercato dell'arte, internazionale.
BENEDETTO
L’eredità artistica
Mentre è inconcepibile pensare alla storia della cultura e della religiosità europea senza il contributo dei benedettini, è meno ovvio riconoscere, nei 1.500 anni trascorsi da Benedetto, le numerose stagioni artistiche nelle quali il fattore culturale benedettino è stato fondamentale. Oggi non è più in uso la formula "arte benedettina", come se Benedetto fosse stato all’origine di un movimento artistico in senso proprio. È invece riconosciuto che nessun altro avvenimento ha influenzato le arti occidentali con tanta forza e in ondate successive come il fenomeno benedettino.
Il volume non tratta quindi di arte benedettina ma di diverse stagioni artistiche, passi fondamentali, nella storia dell’arte occidentale.
Con Benedetto, la scelta dello spazio monastico non racchiuso in se stesso diviene modello per il monachesimo occidentale.
Nel IX secolo, con Benedetto d’Aniane e il favore di Carlo Magno, il monachesimo europeo diviene benedettino; lo stesso accade per l’arte monastica già prima dell’anno Mille. La riforma di Cluny segna l’esplosione dell’arte romanica europea. Poco dopo, a cavallo tra il romanico e il gotico, la riforma di Bernardo fa nascere l’arte cistercense. In età barocca, i benedettini danno la loro impronta monastica e artistica alla riforma cattolica, particolarmente in Europa centrale e in Brasile.
Nel XIX secolo, alle arti sacre accade come all’esperienza monastica: sono respinte in una sorta di esilio nell’Europa liberale e borghese. Sul finire del secolo, tuttavia, la scuola artistica benedettina di Beuron getta ponti verso l’art nouveau e la modernità. Infine, l’età contemporanea vede nascere edifici che sono veri capolavori, legati alla committenza di monasteri e spesso per opera di architetti benedettini.
Sono stati coinvolti in questo libro 32 autori tra i massimi studiosi dell'arte a livello internazionale.
Primo volume di un grande dittico dedicato all'arte universale, questo libro introduce ai mondi artistici estranei al percorso storico dell'Occidente. Si tratta di contesti culturali e di forme espressive che necessitano di strumenti propri per essere accostati e compresi, gettando un ponte con la "nostra" propensione, squisitamente occidentale, a leggere l'avventura artistica di un popolo nell'avvicendarsi e nel reciproco superarsi di "stili" e di "forme". Gli autori coinvolti in questa opera non mirano a ricostruire una simile "Storia" degli orizzonti artistici su cui sono stati chiamati a scrivere, ma anzitutto a offrirne una chiave di lettura che consenta di aprire una porta varcando la soglia che ci separa da quei mondi. Si è trattato di costruire ponti con il passato paleolitico e neolitico, pur ancora presenti in varie parti del globo; ponti con tradizioni artistiche che hanno saputo mostrare una impressionante continuità al di là dei cambi di regimi, di imperi, di confessioni, come l'arte persiana o indiana; ponti con civiltà scomparse, come quelle precolombiane, i cui segni espressivi chiedono di essere interpretati quali poderosi messaggi e non più solo come documenti archeologici.
L'ISIA (Istituto Superiore di Industrie Artistiche) è la scuola d'arte costituita dall'Umanitaria di Milano a Monza, in parallelo con le Biennali internazionali. Essa fu, dal 1922 al 1943, un'eccezionale fucina di talenti e un laboratorio dove agirono artisti quali Arturo Martini, Marini Marini, Pio Semeghini, Raffaele da Grada, Ugo Dovetti e molti altri ancora. Grazie alla Camera di Commercio di Nuoro vi giunsero anche Costantino Nivola, Salvatore Fancello e Giovanni Pintori, artisti sardi che hanno, in seguito, inciso nella cultura figurativa del Novecento, non soltanto italiano. È uno spaccato importante della cultura e dell'arte italiana del XX secolo.
La fitta rete di ville patrizie sorte nel territorio di Milano fra i secoli XVI e XVIII, ancor oggi ben visibile anche se in contesti ambientali completamente mutati, costituisce la concreta testimonianza di un'intensa stagione culturale e artistica, con vertici qualitativi tali da essere accostati agli esempi più noti, in Veneto o nel mondo anglosassone. Una scelta di alcuni casi emblematici, illustrati da un ricco corredo fotografico e introdotti da tre saggi di carattere generale, offre uno sguardo unitario e sintetico su un patrimonio esteso capillarmente, con una fioritura che investe la dimensione ambientale, architettonica e artistica.
Un panorama storico dell’arte occidentale e degli influssi mediterranei, fra VI e IX secolo, quando, dopo la nascita dell’islam, si formò l’impero arabo, quando, dopo la lotta iconoclastica, Bisanzio riprese la propria creatività, quando, dopo la stagione dei regni romano-germanici, si formò l’impero carolingio.

