
Le Metamorfosi del poeta romano Ovidio sono tra le opere fondamentali della cultura classica e sono state definite nel XVII secolo una vera e propria "Bibbia per gli artisti". Il celebre poema epico intreccia racconti che vanno dal caos originario alla nascita del cosmo, popolati da divinità, eroi e mortali e segnati da continue trasformazioni che hanno dato forma alla mitologia occidentale. Nel corso dei secoli questi miti, ricchi di passione, gelosia, desiderio e inganno, hanno ispirato generazioni di artisti e continuano ancora oggi ad alimentare l'immaginario contemporaneo. Pubblicato in occasione della mostra "Metamorfosi. Ovidio e le arti" alla Galleria Borghese di Roma, il catalogo esplora l'influenza delle Metamorfosi sulle arti visive dall'antichità ai giorni nostri. Sculture di Cellini, Bernini, Rodin e Bourgeois dialogano con dipinti di Tiziano, Correggio, Caravaggio e Rubens, restituendo la straordinaria fortuna figurativa dei miti ovidiani attraverso epoche, linguaggi e sensibilità differenti. Riccamente illustrato e corredato dai saggi di Francesca Cappelletti, Claudia Cieri Via, Bart Ramakers, Frits Scholten e Lucia Simonato, il volume offre una lettura approfondita del rapporto tra mito e arte, mostrando come i racconti di Ovidio continuino a parlare con forza alla nostra immaginazione e alla cultura visiva occidentale.
La consapevolezza che "i rapporti tra le arti devono essere casti", non impedí a Francesco Biamonti di rincorrere in pitture, poesie e prose altrui le tracce di comuni demoni artistici. In opere nelle quali il paesaggio si fa metafora dell'animo umano; con forme, colori e parole che si caricano d'essere per quanto sono spogli. In queste pagine sono molti quegli artisti che con il territorio ligure, o con il paesaggio marino mediterraneo, hanno dialogato. Alcuni pittori, Boine, Orengo, passando attraverso al rapporto purissimo con le cose che Calvino iniziò sulle rive della sua Liguria e che si fece fantastico, perché cristallino, nelle "Città invisibili". Biamonti si sente in armonia con chi dà voce alla natura, al paesaggio verticale, tra cielo e mare, della Liguria e della vicina Francia: il Valéry del "Cimitero marino", Cézanne e l'amico Ennio Morlotti. Con quegli artisti che hanno saputo, come lui, coniugare un linguaggio spoglio, scarno e materico con un lirismo corroso e pieno di luce.

