
I papiri aramaici rinvenuti a pochi chilometri da Gerico intorno alla metà del secolo scorso danno a prima vista l’idea di non essere che una serie di formule giuridiche in cui prevalgono elenchi di nomi propri e cifre. I testi tradotti e illustrati da Francesco Bianchi mostrano come perlopiù vi sia questione di compravendita di schiavi e schiave da parte di proprietari Samariti. Uomini e donne noti soltanto per il nome e le condizioni della loro costituzione fisica, diverranno schiavi per sempre a fronte di argento pesato davanti a testimoni professionisti. Strappati al silenzio delle grotte in cui nel 332 a. C. padroni e schiavi troveranno la morte per mano di Macedoni in cerca di vendetta, i papiri raccolti fanno emergere vita e costumi di un giudaismo non allineato a quello coevo di Gerusalemme.

