Nel corso dell'improvvisato processo a Gesù furono commesse per lo meno 27 irregolarità contro la legislazione penale e processuale del popolo ebraico. Il libro le pone in evidenza, studiando le ragioni del comportamento di quel Sinedrio.
A Padre Pio da Pietrelcina, il Santo del Gargano, viene dedicato il dossier, particolarmente ricco, del n. 136 di settembre del mensile Radici Cristiane, in distribuzione nei prossimi giorni.
Nelle case, nelle auto e sui camion, soprattutto in Italia ma non solo, è frequente trovare l’effigie di Padre Pio, ad indicarne la straordinaria popolarità, il primo sacerdote stigmatizzato della storia della Chiesa.
Cristina Siccardi, nel suo articolo, ricorda come il 20 settembre 1918, verso le nove di mattina, questo frate, all’epoca 31enne, solo, raccolto in preghiera di fronte ad un piccolo crocifisso nel coro della chiesa conventuale di San Giovanni Rotondo in Puglia, vide iscriversi sul proprio corpo le cinque piaghe della Passione di Cristo, grondanti sangue. Sarebbero scomparse soltanto tre giorni prima della sua morte terrena.
Tra i cataclismi dell’epoca, tra cui la guerra mondiale e l’influenza spagnola, Padre Pio «divenne un punto di riferimento per migliaia e migliaia di persone e la sua fama di santità iniziò a diffondersi sempre più, grazie anche ai doni carismatici di cui era dotato: levitazione, bilocazione, profezia, lettura dei cuori, conoscenza anticipata dei peccati altrui, emanazione di intensi profumi floreali di vario tipo in vita e in morte, conversioni, guarigioni». Ad ogni Santa Messa viveva letteralmente il Sacrificio incruento del Calvario: «Dopo la riforma liturgica, seguita al Concilio Vaticano II – precisa Cristina Siccardi – Padre Pio domandò e ottenne la dispensa per continuare a celebrare in Vetus Ordo».
Non mancarono difficoltà, dure prove, sofferenze e incomprensioni: Padre Agostino Gemelli, il fondatore dell’Università Cattolica, interpellato nella sua veste di psicologo, diagnosticò le stigmate di Padre Pio quali manifestazioni somatiche di una «sindrome isterica» e considerò il Santo del Gargano come un soggetto psicopatico.
Il Sant’Uffizio assunse provvedimenti nei suoi confronti, limitandone il ministero sacerdotale (divieto di confessare, divieto di celebrare in pubblico la Santa Messa e via elencando): «È indubbio che la diffidenza nei confronti di Padre Pio rientra in quell’atmosfera di cultura modernista – scrive Cristina Siccardi – che ha intossicato la Chiesa a partire dalla fine del XIX secolo». Autentiche persecuzioni ecclesiastiche, cui solo Paolo VI pose fine. Cinquant’anni dopo l’umile frate francescano è stato canonizzato, è amato ed invocato ovunque nel mondo.
In un’intervista, lo scrittore ed editorialista Rino Cammilleri, autore di una biografia su Padre Pio, ricorda come lui non fosse un «prete da strada» e nemmeno un organizzatore. Lui definiva sé stesso «un frate che prega» e tale veramente fu. Non faceva niente di particolare, pregava, diceva il Santo Rosario, celebrava la Santa Messa e confessava.
Era il Cielo, che, per suo tramite, operava cose prodigiose: «Tutto in Padre Pio è straordinario e basterebbe questo per rimanerne colpiti – afferma Cammilleri –. Purtroppo quando morì io avevo solo diciott’anni ed ero ammalato del Sessantotto. Rimpiango di non essermene mai interessato, quand’era in vita. Adesso darei chissà cosa per potermi confessare con lui…».
Corrado Gnerre rileva l’importanza della Santa Messa celebrata da Padre Pio, in un momento quale l’attuale, in cui «tutti corriamo il rischio di capire, sì, le parole della celebrazione liturgica, ma di non sapere più cosa essa davvero sia».
In un’altra intervista, il vaticanista Marco Tosatti ricorda come si debba proprio a Padre Pio la definizione del Santo Rosario come di un’«arma», grazie alla quale lui stesso riuscì a resistere per tutta la vita ai reiterati attacchi del demonio. Fra’ Pietro M. Pedalino evidenzia il legame stretto sussistente tra Padre Pio e Fatima, avendo entrambi la stessa sorgente in Maria. Del resto, evidenzia Padre Stefano Maria Manelli come anche il legame fra l’Immacolata, il Crocifisso e le stimmate di Padre Pio appaia alquanto significativo.
Il numero di settembre di Radici Cristiane, oltre a questo ampio e pregevole dossier su Padre Pio, propone l’editoriale del direttore della rivista, il Prof. Roberto de Mattei, in cui si evidenzia come il matrimonio oggi sia sotto un «attacco diabolico».
Settant’anni dopo si torna poi a parlare del 1948 e di cosa quell’anno rischiò l’Italia – ovvero la guerra civile – con l’intervista al Prof. Giulio Alfano, docente presso la Pontificia Università Lateranense. La presa del potere, in Italia, da parte degli uomini di Stalin fu evitata anche grazie al decreto del primo luglio 1949, emesso dalla Congregazione del Sant’Uffizio, passato alla storia come il decreto di scomunica dei comunisti: ne parla Luciano Garibaldi.
Don Samuele Cecotti, in un articolo, tratteggia la figura dell’avv. Carlo Francesco D’Agostino, tra i pochi ad opporre un chiaro e fermo “no” a quella che definì l’illusione democristiana ed al progetto degasperiano, ch’egli bollò come assolutamente incompatibile con la Dottrina della Chiesa. Il Prof. Roberto de Mattei ricorda poi l’«Operazione Sturzo», il cui fallimento aprì la strada verso il Centrosinistra ed il compromesso storico.
In Tesori d’Italia, Lorenzo Benedetti propone un rapido excursus dei principali castelli emiliani, che raccontano la storia di un passato di ordinata bellezza, di cortesi costumi, ma soprattutto di fede incrollabile. Chiudono il numero di Radici Cristiane le consuete rubriche, le recensioni e le lettere.
Durante una gita in montagna scoppia improvvisa la bufera. Nevica e fa freddo, ed è difficile tornare a casa. Per fortuna Mucca Moka è forte abbastanza per sfidare le intemperie, correre in aiuto dei suoi piccoli amici e portarli in salvo. E alla fine, una volta al sicuro, cosa c'è di meglio per scaldarsi di una buona tazza di cioccolata calda e fumante? Età di lettura: da 5 anni.
Una delle accuse spesso rivolta a "Repubblica" è quella di essere un giornale partito. Questo libro sostiene esattamente il contrario, con una avvertenza: "Repubblica" ha sempre fatto politica, ma il quotidiano non è riducibile alla coalizione o ai singoli partiti che compongono il campo del centrosinistra. È piuttosto uno dei principali artefici di un fenomeno che attraversa entrambi gli schieramenti: il tendenziale scollamento delle opzioni politiche di fondo dai partiti che le dovrebbero rappresentare in favore di climi di opinione più mobili e fluidi. Seguendo questa linea interpretativa, l'autore ricostruisce le vicende di un giornale che fin dall'inizio si è posto il problema della modernizzazione del paese e della cultura di una sinistra di governo.
Più di vent'anni di laboriosa redazione per un' opera importante e attesa, nella quale Agostino dà una risposta fiduciosa alle difficoltà della ragione e introduce alla vita di comunione con la Trinità. Queste pagine fondono insieme l'indagine del filosofo, l'acume del teologo e l'ardore del mistico.
"Fino ad alcuni decenni fa, la distinzione tra filosofia del diritto e teoria generale del diritto sembrava consolidata: la prima era ritenuta disciplina filosofica, la seconda disciplina giuridica; la prima disciplina affascinante, ma (almeno per alcuni) inessenziale per la pratica giuridica, la seconda disciplina più arida, ma (almeno per alcuni) utile e significativa per il lavoro del giurista; la prima disciplina orientata ai valori e pertanto ideologica, dai contorni indefinibili e in larga misura arbitrari, la seconda una disciplina orientata ai fatti, alla concretezza del diritto positivo e grazie a questo solido riferimento dotata di una rigorosa identità. Alcuni ancora sostenevano che la filosofia del diritto fosse opportunamente definibile alla stregua di una teoria del diritto fatta da filosofi e la teoria generale del diritto come una filosofia del diritto fatta da giuristi. È ben difficile, oggi, continuare ad elaborare simili dicotomie. La rigidità delle demarcazioni accademiche sembra aver perduto ogni senso. Chi è ottimista parla con soddisfazione della fusione di orizzonti che caratterizza il postmoderno; chi è pessimista ha invece buon gioco nel profetizzare un ulteriore decadimento qualitativo del sapere giuridico del nostro tempo. Chi vuole, invece, andare alle cose stesse non potrà alla fine che arrivare ad una sola conclusione e cioè che quella dimensione del sapere che ha per oggetto il diritto, e cioè il sapere giuridico, non tollera etichettature aprioristiche."
Il volume e un ampio approfondimento di tutti gli aspetti politici/culturali che non permettono all'Europa di riscoprire e valorizzare la sua identita Giudaico/Cristiana.
Il libro e in primo luogo l'attestazione del lavoro professionale svolto dall'Avv. La Rana in diversi processi di usura celebrati nei Tribunali della Campania, nonche espressione del suo impegno civile maturato attraverso l'associazione ARPA. L'usura nel diritto penale e nel diritto civile" dell'avv. Agostino La Rana e, in primo luogo, l'attestazione del suo lavoro professionale come avvocato di parte civile in diversi processi per usura celebrati nei Tribunali della Campania, nonche espressione del suo impegno civile maturato attraverso l'associazione ARPA, fondata a Napoli nel 1996 per contribuire ad arginare il fenomeno dell'usura e dell'estorsione. Un'opera che nasce sul "campo di battaglia", indirizzata, dunque, non solo agli addetti ai lavori, ma anche a quanti - operando soprattutto nel volontariato e nel mondo della cultura - desiderano conoscere il fenomeno criminoso dell'usura sotto il profilo legale. "