
Roger Scruton esamina i pensatori e le idee che hanno avuto maggiore influenza sulla sinistra contemporanea. Quali sono oggi le principali posizioni della sinistra e come si sono evolute nel corso del tempo? Il filosofo inglese inizia il suo libro con un’analisi spietata della nuova sinistra e lo conclude con una critica ai filoni chiave del suo pensiero soffermandosi su figure come Gyorgy Lukacs, Jean-Paul Sartre, Jacques Derrida, Slavoj Zizek. Ne emerge una disamina puntuale e senza sconti con una certezza: conoscere la sinistra è il modo migliore per evitarla.
La politica non è solo l'attività dei politici di professione: è anche e soprattutto ciò che gli uomini e le donne hanno fatto, fanno e faranno per organizzare le loro vite nella «polis» ovvero nel sistema politico nazionale e internazionale. Perciò nella politica c'è del bello; un bello che riguarda la discussione continua su regole, istituzioni, idee e ideologie come pure sui comportamenti e sui protagonisti. Un dialogo in divenire seguito da soluzioni sempre diverse a sfide e problemi; un bello sempre mutevole che qui l'autore mostra in modo suggestivo, sistematico ma non pedante, spaziando fra tematiche come il liberalismo, l'italianità, il corporativismo, l'etica e molto altro. Sguardi, analisi critiche e idee di un decano della scienza politica.
Se c'è qualcosa di cui è impossibile sbarazzarsi è la politica. La politica può essere un male necessario, ma anche un dovere, un’assunzione di responsabilità. Il concetto di politica è sfuggente, poliedrico, sempre in movimento. È una caratteristica essenziale dell’essere umano, che per natura è un "animale politico", ma al tempo stesso lo precede. La politica è il potere che sempre inerisce alla convivenza umana, ma è anche l’azione che dà ordine al caos e norma un potere altrimenti sregolato, come sforzo intellettuale ed esistenziale di dargli un senso, di legittimarlo e anche di sovvertire l’ordine e il dominio. E poiché il potere, con le sue gerarchie, le sue logiche di valore e disvalore, di inclusione ed esclusione, è ineliminabile dalle relazioni umane, la politica è ovunque, anche dove si pensa di poterne fare a meno. È nell’economia, nel diritto, nella scienza, nella religione, nella filosofia. Ovunque c’è potere c’è politica e c’è la possibilità di cambiare le relazioni di potere, di operare per la libertà nella politica - mentre perseguire la libertà dalla politica costituisce un obiettivo irrealizzabile. Attraverso questa originale rilettura dei principali pensatori politici - fra i quali Platone, Paolo di Tarso, Machiavelli, Hobbes, Sade, Marx, Nietzsche, Mosca, Carl Schmitt, Hannah Arendt, Hayek - Carlo Galli analizza come la politica storicamente muti di senso ma resti indispensabile tanto per la vita associata quanto per la piena realizzazione umana, e ridefinisce su queste basi il significato e le interne difficoltà della democrazia contemporanea.
Il diritto internazionale ‘non serve’, conta ‘fino a un certo punto’ o ancor peggio ‘non esiste’. Affermazioni simili, fino a pochi anni fa impensabili, sono oggi parte del discorso dominante. Lo smantellamento dell’ordine giuridico internazionale, cominciato sotto le bombe a Gaza, sembra far spazio a una nuova ideologia tribale, fondata unicamente sulla forza. È il lascito terribile delle atrocità compiute, con il supporto occidentale, da esecutivo ed esercito israeliani in Medio Oriente. A partire dal 2023, le linee rosse tracciate a protezione di civili, bambini, medici, giornalisti, operatori umanitari e diplomatici, sono state via via demolite. Il senso di norme volte a tutelare la coesistenza tra i popoli è stato completamente disintegrato. Luigi Daniele ricostruisce le violazioni più eclatanti a cui abbiamo assistito in questi anni, tra la campagna genocida a Gaza e gli attacchi in Siria, Iran e Libano, mostrando come l’Occidente abbia spianato la strada al ritorno di una violenza coloniale, dove la guerra diventa strumento ordinario nelle relazioni tra paesi. Uno schema che già si è ripetuto altrove e che si scaglia adesso anche contro lo stato di diritto.
Franz Neumann - esponente della Scuola di Francoforte - scrisse negli Stati Uniti, dove era emigrato, questo celebre saggio su L'angoscia e la politica, nel quale analizza il costante ritorno, in caso di crisi economiche protratte nel tempo, di una angoscia esistenziale. Un sentimento che minaccia l'identità di sé e dei gruppi sociali e porta, insieme, alla delegittimazione delle autorità e alla ricerca di nuovi leader in grado di sedare queste minacce, magari incolpando qualcuno come capro espiatorio. Un testo ormai classico che - spaziando dalla sociologia alla psicologia sociale, dalla filosofia alla politologia - si dimostra oggi attualissimo nella crisi delle democrazie liberali, quando la politica, non solo populista, alimenta l'angoscia e svolte autoritarie.
Otto uomini, un'Assemblea, una Costituzione. In Otto alla Costituente, Luigi Accattoli ed Emilia Flocchini portano alla luce un fatto unico nella storia parlamentare: la presenza, tra i padri della Repubblica, di otto figure cristiane di altissimo profilo spirituale e civile. Da De Gasperi a Moro, passando per La Pira, Dossetti, Lazzati, Giordani, Medi e Zaccagnini, prende forma un racconto che intreccia fede e politica, coscienza personale e responsabilità pubblica. Non un saggio specialistico, ma un affresco narrativo costruito attraverso profili agili, parole significative e richiami ai momenti decisivi dei lavori costituenti. Ne emerge una trama di relazioni, amicizie, differenze e convergenze che hanno contribuito a dare alla Carta del 1948 un'impronta profondamente umana e solidaristica. Un libro che illumina l'anima cristiana della democrazia italiana e invita a riscoprire la politica come vocazione al servizio, responsabilità morale e possibile cammino di santità.
Instabile nei governi, resistente nella storia: il racconto di una Repubblica che ha imparato a cambiare e rinascere. La storia della Repubblica italiana è un lungo e difficile cammino verso il radicamento della democrazia. Un percorso non lineare, segnato da conflitti, tensioni e tentativi di destabilizzazione, ma anche sorretto da una straordinaria vitalità politica e civile che ha saputo difendere e consolidare le istituzioni nate dal 1946. In questo senso il libro individua i fili rossi che ne hanno segnato l'evoluzione e riconosce nei decenni repubblicani i frutti duraturi di un processo democratico che, pur tra contraddizioni e distorsioni, ha resistito agli estremismi e si è rigenerato nel tempo. Tuttavia, fin dai primi anni, la politica italiana si è confrontata con una fragilità strutturale: l'instabilità dei governi. Come ricordava Calamandrei in Assemblea costituente, l'assetto multipartitico del Paese rendeva inevitabile la logica delle coalizioni, con tutti i limiti e le tensioni che ne derivano. A ottant'anni dalla Costituzione, questo nodo del sistema resta aperto e attuale, interrogando ancora oggi il futuro della nostra democrazia.
Il numero 4/2026 di Limes s’intitola "Lo scisma d’Occidente", e analizza la crisi dei rapporti transatlantici calandoli nel contesto della guerra israelo-americana contro l’Iran. Al centro dell’analisi, tuttavia, non vi è solo il futuro della Nato, ma anche quello dei rapporti tra papato e impero americano, le cui criticità sono emerse plasticamente con gli attacchi di Trump a Leone XIV. Il volume è diviso in tre parti. Nella prima - dal titolo Vivere senza essere Nato - l’analisi è centrata sulla crisi dell’alleanza atlantica, sui motivi che stanno portando l’America a svuotarla di senso senza chiuderla ufficialmente e sul modo in cui altre potenze, Cina in primis, sperano di profittarne. Particolare attenzione è dedicata poi al modo in cui i paesi europei stanno affrontando questa svolta, senza dubbio epocale ma non sempre vissuta con l’urgenza strategica che meriterebbe. Nella seconda parte - Imperatore contro papa - lo scisma d’Occidente viene indagato nella sua dimensione georeligiosa: la tensione tra Trump e Prevost, infatti, nasce sullo sfondo di diverse idee di religione e di America dei due americani più importanti al mondo. Al di là delle singole questioni, però, ciò che gli articoli di questa sezione mostrano è la sempre maggiore distanza culturale - dunque geopolitica - tra le due sponde dell’Atlantico, che prende le forme di un rinnovato scontro tra papato e impero. Nella terza e ultima parte - intitolata L’Iran funesto - il volume fa il punto sulla guerra contro l’Iran. Nonostante la tregua, infatti, americani e israeliani non paiono essere in grado di raggiungere i loro obiettivi, mentre la posizione di Teheran pare consolidarsi. Intanto, un Israele sempre più diviso va alla disperata ricerca di zone di sicurezza in Libano, Siria e Cisgiordania, condannandosi a una guerra perpetua. Da segnalare, in questa sezione, la traduzione di un inedito di Edward Said intitolato L’essenza del terrorista, in cui l’autore di Orientalismo recensisce criticamente un libro di Binyamin Netanyahu, all’epoca (1987) ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite.
Ogni nuovo Ministero nella storia della Repubblica nasce da un'urgenza storica. Il Ministero della Salute quando la malattia divenne una questione pubblica. Il Ministero dell'Ambiente quando il pianeta cominciò a gridare aiuto. Ora siamo di fronte a una nuova emergenza. Le istituzioni internazionali sono in crisi, riemergono i nazionalismi, aumentano vertiginosamente le spese militari. Torna il voga il detto latino "Si vis pacem, para bellum", ma la storia ci ha già mostrato che non è così. La vera strada è un'altra: se vuoi la pace, prepara la pace. Non basta invocarla, bisogna costruirla, con una infrastruttura precisa governata da un nuovo Ministero della Pace. Il progetto, lanciato due anni fa con il libro "Ministero della pace. Una scelta di futuro", ha trovato forti consensi da parte di molte personalità e organismi della società civile. Ora questo secondo libro va oltre, proponendo cinque rotte per la sua realizzazione, con proposte operative ed esempi concreti di esperienze già in atto in Italia e all'estero.
La Cina non diventerà mai come gli Stati Uniti. E non perché non possa, ma perché non vuole. Il libro indaga le radici profonde di una contesa che non riguarda soltanto potere ed egemonia, ma differenti idee dell’essere umano, della società e del governo. Da un lato l’Occidente figlio di Hobbes che ha costruito la propria modernità sul dominio, l’espansione e la paura. Dall’altro la Cina erede di Confucio, che pensa la modernizzazione come armonia e continuità tra tradizione e innovazione. Attraverso un percorso che intreccia filosofia, storia, politica ed economia, il volume offre un confronto chiaro e provocatorio fra il progetto globale americano e quello cinese, fino ad arrivare alla contesa tecnologica e alla trasformazione di un ordine globale sempre più policentrico. Il cosiddetto Occidente, con gli USA in primis, sarà in grado di adattarsi a un mondo mutato e accettare la sfida posta da Pechino? In gioco, c’è la scelta tra guerra e pace. Prefazione di Luciano Canfora.
Perché gli Stati fanno la guerra? Da più di mezzo secolo Kenneth N. Waltz offre una risposta tanto semplice quanto profondamente innovativa. In un'opera che è insieme storia delle idee politiche, critica metodologica e modello teorico, ripercorre - da Tucidide a Kant, da Machiavelli a Marx - le interpretazioni che nel tempo hanno cercato di spiegare le origini della guerra: dalla natura umana all'organizzazione interna degli Stati, fino alla struttura anarchica che regola la convivenza internazionale. Questa tripartizione - le "tre immagini" - ha fornito una bussola concettuale indispensabile ancora oggi per orientarsi nel dibattito contemporaneo su sicurezza, cooperazione, potere e istituzioni globali. Un testo per comprendere le grandi correnti teoriche delle relazioni internazionali contemporanee e capire come funziona - e perché spesso fallisce - la politica estera delle nazioni.
Nel luglio del 2025, Omer Bartov pubblica sul "New York Times" un articolo dal titolo I’m a Genocide Scholar. I Know It When I See It, che scatena un dibattito enorme perché dimostra che l’azione di Israele a Gaza è, a tutti gli effetti, un genocidio. In questo libro, Bartov pone delle domande a cui ancora non si è data risposta: come è stato possibile trasformare il sogno del sionismo in un incubo? Come è avvenuta la trasformazione del sionismo da movimento di emancipazione e liberazione ebraica a ideologia di Stato basata sull’etnonazionalismo, l’esclusione e il dominio violento sui palestinesi? Come si è potuta avere una comprensione distorta della lezione morale dell’Olocausto? E quali sono le ragioni del diffuso sostegno a queste politiche genocide da parte dei cittadini ebrei di Israele? Al centro di questa visione del mondo vi è la convinzione che l’intera terra fra il fiume Giordano e il Mediterraneo appartenga agli ebrei e che la missione dello Stato sia quella di realizzare il diritto storico a questa terra. Ma non ci sarà pace finché sette milioni di ebrei governeranno su sette milioni di palestinesi senza alcuna prospettiva di uguaglianza. L’enorme shock del 7 ottobre avrebbe dovuto essere il momento giusto per prendere atto che il paradigma stesso del sionismo doveva essere drasticamente modificato. Illuminante e urgente, "Nell’abisso" è un libro fondamentale per chiunque cerchi di comprendere uno dei conflitti più violenti e devastanti di questo secolo.

