Questo libro racconta di illustri protagonisti di cammini e di snodi culturali e artistici nella millenaria storia del popolo ebraico e fantastica sull'incontro virtuale di personaggi storici e mitologici, uniti da un comune denominatore: la lingua ebraica. Il palazzo dell'ebraico sorge in un giardino e ha un'ampia terrazza sul tetto in cui si celebrano le feste. A ogni piano, dietro ogni porta, troviamo storie personali e collettive di epoche e geografie diverse, che conducono il lettore alla conoscenza di una lingua arcaica e, allo stesso tempo, in continuo divenire. Dal Re Salomone alle poetesse israeliane dell'ultimo secolo, passando per Rashi, Rabbi Nachman di Breslav, il Dybbuk e il padre dell'ebraico contemporaneo Eliezer Ben Yehuda, il testo offre un patrimonio di parole e di pensieri, che ha ispirato ogni arte, dal klezmer dei villaggi esteuropei all'America di Woody Allen. «L'ebraico è una lingua viva e antica di tremila anni, che ha percorso itinerari imprevedibili, sacri e profani ed è stata la linfa culturale di un gran numero di comunità nel mondo. Lungo i secoli le persone hanno scritto, parlato, sognato e cantato in ebraico; i redattori della Bibbia, i maestri e i pensatori hanno creato un universo di parole e di immagini che qui si incontrano aldilà del tempo, in un intreccio di suggestioni, facendo incontrare gli antichi testi sacri, le esegesi rabbiniche e le narrazioni contemporanee, con un tocco di poesia e un guizzo d'ironia». (dall'introduzione)
Cos'è la materia? Una domanda che ha affascinato e tormentato alcune delle menti più brillanti del XX secolo: Max Planck, Albert Einstein, Niels Bohr, Erwin Schrödinger, Werner Heisenberg, Max Born, Wolfgang Pauli e Paul Dirac si sono infatti interrogati, confrontati e spesso scontrati, tra equazioni ed esperimenti, nel tentativo di decifrare l'essenza della realtà fisica. Da questa impresa è nata la meccanica quantistica, una teoria che rivela un universo microscopico governato dalla probabilità. Esito inaccettabile per Einstein, che rifiutò dunque le sue implicazioni filosofiche. A un secolo dalla sua prima formulazione completa, Giuseppe Mussardo ripercorre la storia di questa rivoluzione scientifica attraverso i suoi protagonisti e i suoi luoghi: dai silenziosi college di Cambridge alle scogliere di Helgoland, tra biografie degne di un romanzo d'avventura e lettere infuocate. Un racconto coinvolgente che rende omaggio a una stagione irripetibile della scienza.
Se - come disse Piero Gobetti il fascismo è stato l'autobiografia della nazione, chi o che cosa ne potrebbero essere il simbolo in questa stagione di mediocrità mannara?
Questo studio non intende proporre un confronto diretto tra Heidegger e Bultmann, ma si concentra sull'evidenziare come, nonostante le loro differenze spirituali e metodologiche, entrambi convergano nell'indagine di una realtà fondamentale: la Verità. Filosofia e teologia, interpretate attraverso l'approccio fenomenologico, emergono come prospettive complementari e interdipendenti, due volti della stessa medaglia metafisica. Mentre la filosofia è chiamata a esplorare le profondità della Verità, la teologia vi dimora, dedicandosi a comprenderne l'essenza. Questa Verità, che si manifesta in modi plurali e paradossali, si rivela intrinsecamente eterogenea. Da tale eterogeneità, il volume sviluppa un'analisi dei concetti di negazione e contraddizione, culminando nell'idea di una inventio contradictionis. In questa prospettiva, la riflessione heideggeriana si configura come una "contraddittorietà priva di contraddizione" e una "negatività priva di negazione", offrendo un nuovo significato al rapporto tra essere, verità e negazione.
Calendario in versione libro, un giorno per pagina, cm 11,5 x 16,5
A ridosso dell'impenetrabile confine tra Gorizia e la neonata Nova Gorica, domenica 13 agosto 1950, accade un evento straordinario. A migliaia, i goriziani rimasti in Jugoslavia dopo il 17 settembre 1947 superano il confine per tornare ad abbracciare amici, parenti e fidanzate, incuranti dei fucili dei soldati jugoslavi, i graniciari, ferrei controllori della frontiera tra l'Occidente democratico e la repubblica di Tito, avamposto dell'Est europeo. Durante la loro permanenza a Gorizia, gli jugoslavi si disperdono nei caffè cittadini, nelle osterie e nei negozi, rimasti aperti nell'imminenza del Ferragosto. È una giornata di festa interminabile, vissuta all'insegna dell'eccesso e degli acquisti. Gli empori vengono letteralmente vuotati perché al di là della frontiera, in una Nova Gorica ancora in fase di costruzione e nei paesi limitrofi, c'è poco o nulla da comprare. Nemmeno una semplice scopa di saggina, l'articolo che più di tutti verrà acquistato fino a divenire il simbolo di quel memorabile giorno a Gorizia. In questo libro lo sguardo partecipe di Roberto Covaz si posa con leggerezza su una molteplicità di personaggi e vicende, ora curiose ora amare, che compongono un racconto-mosaico in grado di condurci all'essenza dell'idea di confine.
Il manuale Concorso Roma Capitale da 808 Posti per La prova preselettiva nasce l'indomani della pubblicazione del bando al Comune di Roma per l'assunzione a tempo pieno e indeterminato di 808 nuovi dipendenti pubblici divisi secondo diverse figure professionali. Si svolgerà una prova preselettiva comune ai profili professionali della stessa area. Puoi leggere una guida dettagliata per comprendere al meglio i posti disponibili, i requisiti necessari, le prove da affrontare e le modalità di presentazione della domanda nel nostro articolo dedicato. Il libro per la prova preselettiva al Concorso Roma Capitale tratta quindi le seguenti materie: Logica deduttiva Logica matematica Logica critico-verbale Diritto amministrativo Ordinamento, organizzazione e contabilità degli enti locali Il presente libro per la prova preselettiva del Concorso da 808 posti al comune di Roma viene ulteriormente arricchito da Software con 12.000 quiz ed Espansioni semplificate online. Per approfondire la propria preparazione in logica, si consiglia anche il libro di Quiz di Cultura Generale e Logica per tutti i concorsi.
Una montagna alta 44.000 miliardi di dollari. A tanto ammonta il debito pubblico mondiale, ovvero quello contratto dagli Stati, nel 2017. Se a questo aggiungiamo il debito privato dei cittadini, delle famiglie e delle imprese, si raggiunge la cifra di quasi 200.000 miliardi di dollari. Il pianeta Terra può dirsi in bancarotta. Con l'avvento del modello neoliberale, la finanziarizzazione del capitalismo ha investito l'economia, la società, l'ecosistema e l'intera vita delle persone, con la necessità di mettere a valore l'intera esistenza. Per raggiungere tale obiettivo la trappola del debito è particolarmente funzionale sia in termini economici, sia come nuova narrazione della storia e del disciplinamento della società. La trappola del debito porta con sé la forza egemonica di una visione compiuta del mondo, ma anche la tragica realtà di un impoverimento di massa scientificamente praticato. Demistificarne la narrazione, mettendo in campo il ripudio del debito, e praticare con le lotte sociali la definanziarizzazione della società, attraverso la riappropriazione sociale della ricchezza collettivamente prodotta, sono le strade che dobbiamo iniziare a percorrere.