Questo volume offre una rilettura del pensiero di Bernard Lonergan in chiave etica, proponendo un metodo trascendentale capace di orientare il discernimento morale nell’epoca contemporanea. Muovendo dall’analisi della coscienza intenzionale e dei suoi quattro livelli - esperienza, comprensione, giudizio e decisione - l’autore mostra come l’«auto-trascendenza» possa costituire la base di una trasformazione personale e comunitaria. In un contesto segnato da relativismo e crisi di valori, il realismo critico di Lonergan si rivela una risorsa per fondare la ricerca della verità e del bene comune, evitando derive soggettivistiche. Attraverso il dialogo con il cinema, la riflessione sul progresso tecnologico e l’urgenza ecologica, il saggio dimostra la vitalità di un approccio che integra filosofia e teologia. La novità dell’opera risiede nel legame sistematico tra la struttura cognitiva lonerganiana e i problemi attuali - dall’innovazione scientifica all’ecologia integrale - proponendo un’etica radicata nella via pulchritudinis, capace di coniugare rigore intellettuale e apertura al dialogo.
Da secoli e in tutte le culture, una domanda incalza pressantemente la mente degli uomini e delle donne: chi siamo veramente? I tentativi di risposta non sono mancati, eppure, al di là di tutte le forme di umanesimo che la storia registra, la domanda rimane aperta. Questo breve saggio cerca di addentrarsi, attraverso piccole suggestioni, nella risposta che il cristianesimo ci offre: l’umanità di Cristo.
Questa prima sezione dei saggi dedicati alla costellazione dei temi antropologici mette a fuoco lo stupore per l’enigma del soggetto: evento del Sé generato da Altro. La passione di scoprire nell’Altro il segreto del Sé - che è il vero motore del desiderio - pur tenendone ferma l’irriducibile differenza, ridefinisce l’Altro come tema di attrazione affettiva, ma anche di necessaria distanza. Di qui si dipana l’itinerario della ricerca che intende venire a capo di questa ambivalente relazione del Sé e dell’Altro. Il dono è qui pensato come categoria decisiva per la chiarificazione dell’intreccio capace di restituire all’inarrestabile scambio di parti fra il Sé e l’Altro la forma della libertà che definisce propriamente il legame umano. I capitoli di questo volume cercano di portare l’assetto della relazione del Sé e dell’Altro decisamente oltre la convenzionale opposizione del dono e dello scambio, della libertà e del comandamento. Questo superamento illumina la fecondità antropologica dell’inedito cristologico della pro-affezione del "Dio".
Tradurre è sempre un'attività che implica interpretazione, poiché le parole che vengono scelte sono il filtro attraverso cui si accede al senso originale di un'opera. Questo vale per ogni libro, ma nel caso della Bibbia, il testo sacro più letto e studiato nella storia dell'umanità, la questione è molto delicata: le Scritture, almeno per la dottrina cristiana, sono la Parola autentica di Dio, ispirata dallo Spirito Santo e trasmessa agli uomini per la loro salvezza. L'adeguamento del lessico biblico è parte del progetto che la Chiesa ha intrapreso dopo il Concilio Vaticano II, voluto per rispondere agli stimoli della modernità. Ma quando i santi diventano idoli e gli uomini nobili si trasformano in dèi potenti, quando l'inferno lascia il posto ad anonimi abissi tenebrosi e Lucifero scompare completamente da alcuni versetti, è lecito domandarsi se ci si trovi di fronte a semplici errori di traduzione, oppure a modifiche intenzionali. È proprio per denunciare questi travisamenti del messaggio originale che un consacrato, nascosto dietro lo pseudonimo Investigatore Biblico, ha deciso di fondare il blog da cui prende le mosse questo libro. Insieme a Saverio Gaeta e attraverso un'analisi scrupolosa delle Scritture, l'autore svela le distorsioni presenti nelle più recenti traduzioni della Bibbia CEI, dimostrando che, alla base delle progressive modifiche del testo, potrebbe celarsi un intento preciso: orientare il pensiero dei fedeli e sminuire la divinità di Cristo, depersonalizzare o rendere simbolico il demonio e cancellare il senso del peccato.
La teologia del XX secolo in ottanta testi tanto essenziali quanto chiarificatori: da Barth a Bultmann, da Bonhoeffer a Tillich, da Cullmann a de Lubac, da Congar a Daniélou, da Guardini a Rahner, da Metz a Gutiérrez, da Boff a Panikkar, da Küng a Moltmann, da Ratzinger a Kasper...
I capitoli 10–15 del libro della Sapienza si situano al centro dello scritto e costituiscono come un grande intermezzo nello sviluppo totale del libro, tra l’elogio proprio della Sapienza (1–9), e le antitesi finali del libro (16–19). Il presente volume cerca di spiegare i motivi che hanno portato l’autore a svolgere queste riflessioni, a partire dal capitolo 10 sulla Sapienza che guida la storia dell’umanità e del popolo di Israele fino al passaggio del Mar Rosso, poi proseguendo con una digressione sulla moderazione divina nel castigare nei capitoli 11–12 e, infine, con un’altra digressione sul tema dell’idolatria nei capitoli 13–15. Ne emerge una grande coerenza e coesione dei temi e del loro svolgimento nel contesto generale di tutto il libro di Sapienza che è una rilettura dei grandi temi biblici, in particolare quelli riguardanti il Dio creatore e Signore della storia, lui «Signore, amante della vita» (Sap 11,26) come ha pienamente rivelato in Gesù Cristo.
Questo volume si inserisce all'interno dell'attuale dibattito ecclesiologico, affrontando alcune tematiche cruciali nella presente stagione ecclesiale. Oltre a voler offrire un contributo e una presa di parola su di esse, gli autori intendono proporre, insieme ai contenuti, alcuni criteri essenziali per sviluppare e affrontare diversi temi scelti di ecclesiologia, quali l'identità ecclesiale, la centralità dell'eucaristia, la successione apostolica, la questione della sinodalità e il tema cruciale della riforma nella Chiesa. Queste tematiche, che animano le odierne discussioni ecclesiali, possono trovare un intrinseco legame dinamico tra loro? E questa la domanda che anima la presente ricerca e alla quale gli autori intendono rispondere, rintracciando come emerge dal sottotitolo una possibile plausibile via ecclesio-logica.
Riccardo Bollati è Capo Ufficio Dottrinale del Dicastero per Dottrina della Fede e insegna Dottrina Sociale della Chiesa presso la Facoltà di Economia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma.
Alesandro Clemenzia, professore ordinario di Ecclesiologia ed Escatologia, è preside della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale (Firenze), docente invitato presso la Facoltà Teologica San Isidoro di Siviglia, docente incaricato di Ecclesiologia e Mariologia presso la Pontificia Università Lateranense di Roma e direttore della rivista Fidei Communio.
Nicola Salato è professore ordinario di Ecclesiologia e Mariologia press la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale sez. San Luigi (Napoli), dove dirige il settore di specializzazione in Teologia dogmatica (indirizzo ecclesiologico) e docente invitato presso la sez. San Tommaso della medesima Facoltà.
Il presente volume, nato da un incontro di teologi legati da un'autentica passione per la Chiesa, da una profonda amicizia tra di loro da un vivo desiderio di ricerca seria e rigorosa, intende sondare, sulla base di quanto viene affermato nel documento finale della seconda sessione del Sinodo dei vescovi (2024), se il termine communio sia ancora in grado di esprimere la peculiare natura della Chiesa, all' interno di una riflessione con altre discipline teologiche, quali la cristologia, la trinitaria, l'antropologia, la sacramentaria, la morale e la teologia fondamentale. Con i suoi contributi, esso vuole recuperare il concetto di "comunione", mostrando i suoi fondamenti, presentando la sua declinazione teologica in alcune figure di rilievo e sviluppando diverse prospettive teologiche.
I contributi presenti in questo volume intendono approfondire la questione del primato petrino all’interno di una categoria che, già negli anni successivi al concilio Vaticano II, è stata ritenuta capace di esprimere la vera natura della Chiesa: il concetto di comunione. Si tratta di un’occasione preziosa per far dialogare tra loro docenti di diverse afferenze accademiche su tematiche ecclesiali di grande attualità, soprattutto attorno ad alcune questioni che possono trovare una loro plausibile articolazione teologica e un sicuro fondamento ontologico nella dinamica contenuta nel motto di papa Leone XIV: «In ille uno, unum». Si tratta del secondo volume su questo tema. Nel primo volume, pubblicato contemporaneamente, gli autori si sono soffermati sull’attualità del comprendere la Chiesa come comunione.
Nel presente volume viene sondato il fondamento teologico della communio da diverse prospettive, anzitutto cercando il luogo originario e originale di essa, e cioè la vita stessa di Dio fra le tre Persone divine, per poi rintracciare un possibile rapporto tra la comunione divina e quella ecclesiale. I contributi degli autori, sia docenti che studenti, non hanno alcuna pretesa di essere esaustivi nel tracciare in modo sintetico il tema affrontato, ma intendono presentare il frutto di una prima elaborazione concettuale per poi essere il trampolino di lancio per un ulteriore percorso di ricerca.
Il presente volume nasce all'interno di una riflessione che ha visto studiosi di diverse discipline dialogare tra loro proprio su un possibile contributo che la Chiesa, compresa come "comunione", è ancora in grado di offrire alle sfide
odierne. La pubblicazione si avvale della presenza di contributi redatti sia da docenti sia da studenti; offrendo soprattutto a questi ultimi la possibilità a partire dalla propria ricerca personale di confrontarsi tra loro. Si tratta di possibili strade aperte e percorribili, che richiedono tanto all'autore quanto al lettore, un ulteriore sviluppo scientifico.