Un testo sull'ecclesiologia di comunione e il presbiterio. Prefazione di Luigi Conti. Un approfondimento della realta' del presbiterio che ha come punto di riferimento le lex orandi e in particolare il rito delle ordinazioni presbiteriali della Chiesa italiana. Viene ripercorso tutto l'iter che, a partire dal Concilio, ha voluto e realizzato la riforma del rito stesso. La convinzione da cui parte lo studio e' che anche dalla lex orandi e' possibile trarre indicazioni preziose per la lex credendi. Dopo aver presentato un quadro della vita dei preti italiani come emerge da alcuni recenti studi e aver visto come il Vaticano II ed i documenti successivi del Magistero hanno presentato il tema del presbiterio, viene abbozzata una teologia del presbiterio tentando una proposta che tenga conto anche delle possibili concretizzazioni per il nostro oggi della liturgia, della vita e della spiritualita'.
La speranza cristiana raccontata" da Gesu' nelle parabole escatologiche. " L'escatologia e' al centro della speranza cristiana, essa segna il nostro definitivo incontro con Dio. Un incontro che durera' in eterno e che Gesu' ci presenta con immagini offerte dall'esperienza dei suoi ascoltatori. Come descrivere il mondo di Dio che ci attende? Le parabole escatologiche ce ne squarciano l'orizzonte, luminosissimo, nella tensione del gia'" e del "non-ancora". Parabole del "raccolto", del "rendiconto", dell'"attesa vigilante", della "sorpresa"... Sono, tutte, parabole della speranza. Il volume, terzo di una trilogia dedicata allo studio esegetico-pastorale delle parabole, e' il frutto maturo di lunghi anni di studio e di insegnamento. Sapienza, finezza psicologica e trasparenza espositiva rendono la lettura agevole e accattivante. "
Lo spaccato del mondo sanitario e dei suoi attori. L'avventura solitaria di un'anima alle prese con il dolore. Il racconto di un'esperienza vissuta in cui si trovano, in un mix riuscito, tra la cronaca di un iter doloroso, lo spaccato quasi sociologico del mondo sanitario e dei suoi attori, l'avventura solitaria di un'anima alle prese con il dolore, la paura, la mortificazione. Il linguaggio piano, il tratto leggero e scorrevole fanno quasi dimenticare la durezza della situazione sciogliendola in una voglia di sapere, di conoscere i particolari e gli esiti della storia. Un piccolo affresco della realtà di una persona che trasmette agli altri la voglia di non cedere, di non avere paura, di affrontare la situazione con forza d'animo e sopportazione, di avere comunque fede, anche se, paradossalmente, non si crede.
Una raccolta di approfonditi contributi che mette in luce le radici profonde e plausibili del rapporto tra poverta' e bellezza. L'accostamento bellezza e poverta'" puo' suonare una provocazione, quasi una presa di distanza da quella realta' scomoda e inquietante che viene chiamata normalmente "poverta'". Al contrario il volume mette in luce le radici profonde e plausibili di una simile connessione, vale a dire una dimensione inedita della condizione umana la cui potenzialita' e pregnanza sfuggono spesso all'uomo di questo nostro tempo che, per un verso sembra "accecato" dal benessere e, dall'altro, prostrato da un incredibile disincanto. In questa ottica il tema della bellezza si fa trasversale: esso trova luogo sia nella coscienza del povero - come spinta e aspirazione - sia in quella dell'artista - come tormentoso limite della sua creazione. "
Derrida, Arendt, Bloch... Una serie di brevi e inconsueti profili dei principali maestri del 900. La segreta speranza del presente lavoro e' quella di innescare nei lettori una serie di sani interrogativi che mettano in moto un'attivita' instancabilmente critica della ragione. A questo obiettivo concorrono due elementi di fondo. Innanzitutto un fertile incontro di due complementari approcci al pensiero filosofico del Novecento, l'uno concentrato analiticamente sulle intersezioni tra filosofia, scienza e conoscenza, linguaggio e ricerca della verita', l'altro piu' attento alle dinamiche etico-politiche comunitarie in senso lato. E poi il coro delle voci diverse del pluralismo culturale messo in gioco tra le righe del volume.
Uno dei testi più ammalianti della storia mondiale della letteratura, una summa della spiritualità cristiano orientale ambientato nell'atmosfera narrativa fiabesca e sacrale della Santa Russia. La celebre storia del pellegrino deciso a scoprire il significato di tre parole misteriose, contenenti un comando dolcemente imperioso. Accompagnato dalla Filocalia dei padri antichi e da una logora bisaccia, il pellegrino intraprende un lungo viaggio attraverso steppe, boschi e villaggi per trovare risposta. li testo è precededuto da due ampie introduzioni sul significato (Thomas Spidlik) e sulla storia (Aleksej Pentkovskij) del testo.
La schiettezza della lingua, unita alla semplicita e al candore di un profondo spirito religioso, fanno di quest'opera un classico della letteratura di ogni tempo. La nota raccolta degli episodi piu`belli e significativi della vita di san francesco, di alcuni dei suoi primi seguaci e di vari frati della provincia delle marche, secondo una tipologia di racconto molto comune nella letteratura medievale, vede la sua prima diffusione verso la fine del '300. Si tr atta della volgarizzazione del testo di un ignoto trecentista toscano, diviso in 53 brevi capitoli, in cui la vita e le parole del santo vengono trasfigurate da uno spirito di leggenda e di miracolo, conforme al fervore mistico del primo spirito francescano. La raccolta si conclude con il trattato considerazioni sulla sante stimmate, risalente ad altre fonti
Composta in forma di dialogo fra il 434 e il 437, l'opera e' rivolta contro l'eresia cristologica di Teodoro di Mopsuestia e Nestorio, i quali sostenevano che in Cristo vi sono non solo due nature, ma due persone distinte: quella divina e quella umana.
Una raccolta di brani che rientrano nei generi letterari dell'Historia monachorum e del bios.
Di Facondo, vescovo di Ermiane nella Bizacena, una regione corrispondente all'attuale Tunisia, non si sa molto; le notizie su di lui sono tutte relative al suo intervento nelle controversie cristologiche del suo tempo, in particolare nella controversia dei Tre Capitoli, suscitata dall'editto di condanna di Giustiniano nel 544-545 contro Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Cirro e Ibas di Edessa, tre vescovi vissuti nel secolo precedente, la cui dottrina era stata approvata nel 451 nel concilio di Calcedonia. L'intervento dell'imperatore fu considerato come un tentativo di screditare il concilio stesso e, in risposta, Facondo di Ermiane scrisse la sua opera maggiore Difesa dei Tre Capitoli, in dodici libri, dove il problema della condanna di Teodoro, Teodoreto e Ibas è analizzato sia dal punto di vista teologico che giuridico: Facondo infatti difende il dogma calcedonese dalle critiche dei monofisiti e contemporaneamente solleva obiezioni sulla legittimità di una condanna inflitta a personaggi morti da tempo, che non possono chiarire la loro posizione e difendersi in un regolare dibattimento. Oltre che per se stessa, l'opera di Facondo ha una grande importanza per le innumerevoli citazioni di documenti e di passi patristici in essa contenute, che ne fa una preziosa fonte di informazioni per gli storici e per gli studiosi di patristica.
Nel 544-545 l'imperatore Giustiniano emanò un editto di condanna contro Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Cirro e Ibas di Emessa, tre vescovi vissuti nel secolo precedente, per la loro dottrina cristologica, in realtà approvata nel 451 al concilio di Calcedonia. In un contesto ancora infuocato dalla disputa sulla vera natura di Cristo, tale atto cosrituiva il tentativo indiretto per screditare il concilio che aveva riconosciuto la coesistenza in Cristo delle nature umana e divina. Tale editto imperiale provoca la reazione del vescovo africano Facondo di Ermiane che pubblica intorno al 548 la Difesa dei Tre Capitoli. Si tratta di un'opera di vasto respiro, in dodici libri, dove il problema della condanna dei tre vescovi è analizzata dal punto di vista teologico e giuridico. Facondo difende il dogma calcedonese e solleva obiezioni sulla legittimità di una condanna inflitta a personaggi morci da tempo, che non possono chiarire la loro posizione. Un documento fondamentale per gli studiosi di storia della Chiesa durante Il regno dell'imperatore Giustiniano e per gli studiosi di patristica per le innumerevoli citazioni di documenti e di passi dei Padri che esso contiene.
Nel 397 d.C., mentre scorrevano gli ultimi mesi dell'esistenza del protagonista, Sulpicio Severo pubblicò la Vita sancti Martini. Poco dopo ne completò la trama con tre Lettere: la prima per raccontare la singolare circostanza in cui il santo era miracolosamente scampato a un incendio; le altre due per narrarne la morte e i gloriosi funerali. Alcuni anni dopo (nel 404 o nel 405), a completamento di questo dossier martiniano, uscirono dalla stessa penna i Dialoghi. Intento dichiarato di Sulpicio Severo era dimostrare la superiorità del vescovo di Tours su tutti i padri del deserto, sui quali si narravano fatti straordinari. Tra le righe si avverte soprattutto la volontà di difendere la memoria del Santo contro gli agguerriti avversari. L'apologia si estendeva anche al movimento ascetico, che da Martino era nato e al quale Sulpicio e i suoi amici aderivano, ritirati nella esclusiva tenuta di Primuliacum. I tre testi, uniti dai copisti medievali nella raccolta del “Martinellus”, godettero di grande fortuna nel corso dei secoli e furono determinanti per il sorgere e lo svilupparsi della venerazione verso questo santo.
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