Il corpo ha un linguaggio proprio, attraverso il quale esprime la gioia e la sofferenza; ma è anche linguaggio in sé, un "libro di carne". Imparare a leggere il corpo vuol dire prestare attenzione alla sua struttura, saper decifrare le forme del labirinto anatomico. Significa anche riascoltare quanto raccontano i grandi miti dell'umanità intorno alla natura e alla sottile funzione di ogni organo. Implica, infine, la riscoperta dell'"albero" dei qabbalisti: se l'uomo è «creato a immagine di Dio», la figura del suo corpo dev'essere letta come riflesso terrestre di quell'"albero di vita" di cui parla la tradizione della Qabbalah.
Il cristianesimo in Europa
visto dal nuovo presidente
del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani
In un’epoca in cui si discute delle radici cristiane dell’Europa, non è difficile rilevare come la trasmissione della fede cristiana alle generazioni future attraversi una crisi profonda e costituisca una sfida posta alle chiese dalla costruzione della nuova Europa. Quali sono le opportunità, i problemi, le modalità concrete che deve affrontare una nuova evangelizzazione? Quale contributo possono portare i cristiani in una società pluralista, in ricerca di valori? È attorno a questi interrogativi che l’autore, con sguardo profetico, offre da tempo una riflessione profonda e decisiva, attenta all’aspetto ecumenico della realtà europea, evidenziando quale vero contenuto dell’annuncio della chiesa i valori dell’evangelo che sono a servizio dell’umanizzazione dell’uomo, valori umani fondamentali che la testimonianza della fede deve a ogni costo proteggere e vivificare.
Kurt Koch (Emmenbrücke 1950), vescovo di Basilea dal 1995 e impegnato da tempo nel dialogo ecumenico, il 1° luglio 2010 viene nominato presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Compiuti gli studi di teologia all’Università di Lucerna e alla Ludwig Maximilian Universität di Monaco di Baviera, dal 1985 fino alla nomina episcopale è stato docente di dogmatica e di liturgia presso la Facoltà teologica dell’Università di Lucerna. Dal 2006 al 2010 è stato anche presidente della Conferenza episcopale svizzera.
Parlare della carità spesso ci può far illudere anche di praticarla, di operare veramente nel senso di quell’amore che il vangelo ci narra e che Gesù ci comanda. Oggi tuttavia i segni di barbarie e di smarrimento di ciò che la carità significa – giustizia, solidarietà, compassione – sono davanti ai nostri occhi e noi stessi ne siamo i protagonisti. In questi tempi di indifferenza, siamo chiamati a riscoprire l’essenziale, a discernere ciò che è irrinunciabile per la fede. La rilettura delle opere di misericordia, che questo testo propone, trova perciò una rinnovata attualità. Richiamare la tradizione delle opere di misericordia significa cogliere la carità come arte dell’incontro, della relazione, come prassi di umanità che travalica le fedi e che può unire ogni persona. È nell’oggi della storia che possiamo manifestare la differenza cristiana con la pratica dell’urgente carità.
Luciano Manicardi (Campagnola Emilia 1957), monaco di Bose e biblista, collabora alla rivista Parola, Spirito e Vita. Presso le nostre edizioni ha pubblicato Il corpo (2005), L’umano soffrire (2006), Guida alla conoscenza della Bibbia (2009) e, insieme a Enzo Bianchi, Accanto al malato (2000).
Le trasformazioni che interessano le famiglie prospettano oggi degli scenari inediti nella declinazione della vita amorosa. Dal calo della nuzialità all'instabilità dei legami, dall'aumento delle separazioni alle fecondazioni eterologhe, le famiglie contemporanee appaiono profondamente diverse dalla triade monogamica che ha caratterizzato gran parte del secolo scorso. Anche se le vicissitudini coniugali del nostro tempo contribuiscono a scombussolare l'idea di un modo "naturale" di costruire i legami, non possiamo, per questo, celebrare la fine della famiglia. Anzi, dovremmo provare a pensarla come un prodotto della cultura che viviamo: svincolata da criteri normativi, in continua trasformazione, ci invita a cogliere le implicazioni dei suoi cambiamenti, i disagi che produce, ma anche le possibilità a cui apre.
Come possono i conduttori di chiesa gestire il proprio ministero in modo efficace nonostante le pressioni della vita quotidiana? Ajith Fernando crede che il lavoro cristiano possa essere efficace e gioioso allo stesso tempo. Con compassione e onestà l’autore identifica gli elementi fondamentali di un ministero di successo, in rapporto alle persone con le quali si collabora, ai numerosi impegni, alla preghiera e all’essere potenziati e fortificati dalla Parola di Dio. Inoltre esorta la presente generazione di conduttori ad essere di esempio alle future generazioni, seguendo a loro volta l’esempio supremo, Gesù. Non a caso questa profonda riflessione parte dal Vangelo di Marco, traendo spunto da ciò che ci viene detto dell’inizio del suo ministero. L’autore include anche esempi pertinenti tratti dalla sua esperienza personale, dalla sua famiglia, dal suo ministero nella chiesa e a livello internazionale.
Ajith Fernando è Direttore di Youth for Christ nello Sri Lanka dal 1976 e, con sua moglie, è stato attivamente impegnato nella guida e nella vita della chiesa locale per più di 20 anni. E’ impegnato anche in programmi di riabilitazione per giovani tossicodipendenti e continua a predicare in tutte le parti del mondo.