Il viaggio spirituale di Andy vi parlerà in modo semplice, perché la sua esperienza corrisponde alla necessità che tutti hanno di comprendere gli insondabili progetti di Dio. La risposta potrebbe essere questa: non capiremo mai completamente l’intero progetto di Dio, e tuttavia nel nostro desiderio di capire la sua volontà per questo momento, giorno dopo giorno, possiamo trovare la guarigione e la pace, proprio come le ha trovate Andy (Jim e Kerri Caviezel). Gli ultimi dieci anni della vita di Andy LaVallee mostrano [..] l’aiuto che la Vergine Maria ci dà per attirarci a Gesù Cristo, il potere del digiuno e gli effetti positivi della dottrina sociale cattolica nei posti di lavoro (Sean O’Malley, Cardinale dell’Arcidiocesi di Boston).
Alcuni Angeli Custodi, stanchi di non essere più ascoltati, pensano di abbandonare i loro protetti. San Michele Arcangelo, in un’adunanza celeste, riesce a spronarli ancora una volta alla battaglia. Essi ritornano sulla Terra carichi di entusiasmo e creano delle “strategie di gioco” che permettono alle anime di trovare le vie giuste da seguire per trovare la serenità. Come in una partita di calcio, gli Angeli si passano la palla per poter fare goal nella rete avversaria. Viene presa in esame la vita di Roberto, un ragazzo romano, ma come lui, in tutto il mondo, molti ragazzi lottano per ritrovare se stessi e la pace. A conclusione del racconto si hanno dei capovolgimenti di vite e gli Angeli capiscono di dover guidare le anime con più determinazione, in quella grande battaglia per la salvezza individuale dell'anima.
Note sull'autore
Maria Muscatello è un’insegnante di scuola primaria, cresciuta nella scuola in quanto figlia di insegnanti. Il frequentare e conoscere i bambini, insieme a studi dell’età evolutiva e della psicologia del comportamento, le hanno permesso un’attività di autocritica che l’ha portata ad un’analisi di se stessa e della creatura meravigliosa e complessa che è l’uomo.
Nel mio mondo ci sono tre stelle Del firmamento son le più belle La più grande è l’orsa maggiore Le altre due formano l’orsa minore È bello poterle guardare È bello poterle amare L’autrice, attraverso le pagine del suo libro d’esordio, racconta la storia della sua vita. I numerosi ostacoli che ha dovuto superare e le gioie che la vita le ha riservato.
Note sull'autore
Carla Boldrin è nata il 28 aprile del 1947 a Mestre in provincia di Venezia. Ha lavorato sempre come infermiera. Questo è il suo scritto d’esordio.
Il volume, dopo un excursus sulla evoluzione del Diritto del lavoro nel nostro paese e un confronto con le normative comunitarie ed internazionali, analizza gli strumenti maggiormente interessanti per uno studente di discipline economico-manageriali, utili ad una corretta gestione delle relazioni sindacali e di lavoro nell'ambito dell'impresa privata.
Essere continuamente connessi significa comunicare, informarsi, fare acquisti più velocemente, lavorare ovunque, ma anche subire un flusso ininterrotto di notifiche e stimoli, talvolta creati con lo scopo di farci restare incollati il più a lungo possibile allo schermo. Ne derivano spesso situazioni di stress, mentre si sottrae tempo prezioso alla vita privata e alle relazioni; tanto che si può parlare di malessere digitale come vero prezzo occulto da pagare per usufruire di molte app e programmi. È dunque necessario interrogarsi - come fa criticamente questo libro - sulla relazione fra tecnologie e benessere, per comprendere come esse possono favorirlo o ostacolarlo, come dovrebbero essere progettate in futuro e quali capacità di auto-regolazione permettono, oggi, di sfruttare il loro potenziale benefico.
Il libro esplora l'impatto delle tecnologie sulla Generazione Y, ovvero sui giovani che sono nati e cresciuti con esse, sul loro modo di pensare, sentire e relazionarsi. Cosa cambia quando si parla a un amico guardandolo negli occhi o quando si posta un messaggio sulla sua bacheca di Facebook? La virtualità dei nuovi media ci aliena dalla realtà o, al contrario, ci aiuta ad affrontare le sfide della modernità? E le strutture educative in che modo possono formare i nativi digitali?
Una raccolta degli interventi che sono stati oggetto di riflessione e di dibattito durante la giornata di studio organizzata dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica in occasione della presentazione del nuovo documento: Economia a servizio del carisma e della missione. Orientamenti che ha avuto luogo lo scorso 6 marzo presso la Pontificia Università Antonianum. Sono presenti le considerazioni giuridico-canoniche e gestionali del prof. P. Luigi Sabbarese c.s., del prof. Andrea Perrone, del dott. Flavio Pizzini, di Sua Eccellenza mons. José Rodríguez Carballo, o.f.m., di p. Pier Luigi Nava s.m.m., di p. Sebastiano Paciolla, o.cist.; sono inoltre presenti i contributi relativi alla giornata di studio che ha avuto luogo lo scorso 11 aprile presso la Pontificia Università Urbaniana frutto della collaborazione tra la Conferenza Italiana Superiori Maggiori (CISM) e l’Unione Superiori Maggiori d’Italia (USMI). La giornata è stata finalizzata alla puntualizzazione di alcune tematiche di rilevanza inerenti al documento Economia a servizio del carisma e della missione. Per gentile concessione dei Relatori e della CISM-USMI, sono accolte all’interno del volume anche gli interventi dell’Avv. Roberto Gerosa, sulla consulta per gli affari economici negli Istituti religiosi, organismo di consultazione e collaborazione a servizio di Superiori ed Economi. Ed il profilo civilistico e canonistico del ruolo del rappresentante legale negli IVC-SVA delineato dal Prof. Mons. Alberto Perlasca, Consigliere di Nunziatura (Segreteria di Stato). Tema che riceve una certa evidenza nel documento del Dicastero.
Il volume nasce in occasione della mostra Letizia Battaglia, Fotografia come scelta di vita, (Venezia, Casa dei Tre Oci), un volume antologico che raccoglie ben 300 scatti, molti dei quali inediti, provenienti dall'archivio storico della grande fotografa, con l'intento di raccontare un'artista, una donna e una vita. Letizia Battaglia è riconosciuta come una delle figure più importanti della fotografia contemporanea non solo per i suoi scatti saldamente presenti nell'immaginario collettivo, ma soprattutto per il valore civile ed etico da lei attribuito al fare fotografia. Nel catalogo oltre al saggio introduttivo della curatrice Francesca Alfano Miglietti, sono presenti interventi di noti personaggi quali il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, Filippo La Mantia, e il fotografo Paolo Ventura. Un saggio di Maria Chiara Di Trapani racconta inoltre la vita nell'archivio della fotografa. Si presenta una Letizia Battaglia inedita, fotografa di mafia ma anche della bellezza: dagli omicidi di piazza a Milano negli anni settanta agli animali, le coppie, i baci; l'inconsapevole eleganza delle bambine del quartiere Cala a Palermo; le processioni religiose, lo scempio delle coste siciliane, i volti di Giovanni Falcone, Pier Paolo Pasolini e di tante donne nelle quali la fotografa si rispecchia. Nel volume si documentano inoltre l'impegno politico, l'attività editoriale, quella teatrale e cinematografica e la recente istituzione del Centro internazionale di fotografia a Palermo.
Il presente volume raccoglie i contributi presentati in occasione di sei seminari tematici organizzati dall'Anpi con l'intento, annunciato già all'indomani del referendum costituzionale del 2016, di promuovere una riflessione pubblica sui profili attinenti alla mancata attuazione della Costituzione, a settant'anni dalla sua entrata in vigore. Nella seconda parte, un commento redatto collegialmente da un gruppo di lavoro coordinato da Carlo Smuraglia propone un bilancio della discussione e traccia alcune possibili linee di indirizzo per l'attuazione del dettato costituzionale. Completa il volume la lectio magistralis tenuta il 10 dicembre 2018 a Bologna da Gaetano Silvestri in occasione del settantesimo anniversario dell'adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani.
Appartata e per certi versi fuori dal tempo, la Basilicata è una regione di solide tradizioni e allo stesso tempo di crescente modernità, dove convivono antichi borghi agresti abbarbicati alle rupi e lo stabilimento automobilistico più avanzato d'Europa. Lo stesso contrasto che si ritrova nella natura del paesaggio: alle lunghe spiagge del Metaponto fanno da contrappeso le scogliere di Maratea, alle selvagge foreste del Pollino si contrappongono le distese di grano del Melfese, alle aspre gravine della Murgia materana, costellate di chiese rupestri, fanno da contrappunto i vigneti del Vulture, dove si produce il sapido aglianico. E poi i rari e discreti centri urbani: Potenza, la città delle scale, che materializzano il continuo intersecarsi di piani e dislivelli, e Matera, la città fiorita nella roccia, che ha fatto da scenario a molti film entrati nella storia del cinema e sarà capitale europea della cultura nel 2019.
Un enigma della camera chiusa. Doppio omicidio nella dépendance della grande magione degli Ichiyanagi, ricchi e influenti possidenti. Il primogenito Kenzo, assieme alla giovane moglie, è ritrovato sgozzato, immersi i due corpi in un lago di sangue, nello stesso giorno delle nozze. L'ambiente dove è avvenuto il delitto è ermeticamente chiuso dall'interno, e l'arma del delitto, una spada tradizionale giapponese, giace a terra fuori dalla porta. Un brivido di terrore in più, che raggela gli abitanti della dimora, viene dal suono inspiegabile, nelle tardissime ore della notte, di un antico strumento a corde, il koto (il narratore della vicenda si riferisce ad essa come al «caso del koto stregato»). E nei dintorni si aggira uno strano personaggio, il viso sfregiato e solo tre dita nella mano, le cui impronte si trovano dappertutto. Yokomizo Seishi, massimo esponente del crime nipponico, attivissimo nei decenni di metà secolo scorso nell'epoca d'oro del giallo deduttivo, aveva una passione per il sottogenere della camera chiusa, tanto da essere soprannominato il «John Dickson Carr giapponese». In comune con il suo omologo anglosassone, aveva la capacità di tinteggiare le atmosfere di un terrore che sfiorava il soprannaturale, oltre al talento di ideare «miracoli criminali». Gli ingredienti essenziali di questo sottogenere sono tre. La tensione del mistero inspiegabile che si scioglie con la scoperta del geniale marchingegno dell'assassino. L'ambientazione suggestiva: come è appunto quella inusuale, tenebrosa, alquanto esotica del mondo dei grandi ex feudatari nipponici. E infine il fascino del bizzarro investigatore: e quello di Yokomizo Seishi, il detective privato Kindaichi Kósuke, è giovanissimo, un ventenne, di piccola statura, trasandato nel vestire quasi oltre la decenza, presuntuoso a rasentare lo sprezzo.
Saggio eretico di teoria della traduzione, avventura donchisciottesca nelle infinite possibilità del linguaggio, atto d'amore per la letteratura di lingua inglese, James Joyce in primis: "Oltre abita il silenzio" è il distillato alchemico di decenni passati a strettissimo contatto - amicale, amoroso, doveroso - con l'opera del dublinese per eccellenza, che Enrico Terrinoni conosce come pochissimi altri in Italia. Tradurre Joyce significa spingersi dove nessun traduttore si è mai spinto, alle estreme propaggini della parola, dove la lingua corteggia un silenzio che non è afasia, bensì infinita potenza creativa. D'altronde, in inglese, fra word e world non c'è che una lettera di differenza, una lettera per nulla morta; e lì si gioca la partita. Da questa esperienza nasce una considerazione che, pur nella sua apparente semplicità, è rivoluzionaria: siamo esseri traducenti, tutto in noi è traduzione. Traduciamo il mondo nella nostra mente e noi stessi nel mondo, traduciamo sentimenti in idee e idee in parole, traduciamo persino, a volte, prigionieri da un carcere all'altro. E se il linguaggio è una gabbia che ci arresta, solo traducendo possiamo forzarne le sbarre ed essere liberi. Ne fuoriesce un'idea nuova della letteratura, la quale corrisponde non a quanto avviene sulla pagina, nel rincorrersi delle parole di inchiostro, bensì all'energia creatrice che si libra, e si libera, dalla pagina per balzare al di là, oltre, dove abita il silenzio. Per inseguire questa idea di traduzione e di letteratura, Enrico Terrinoni sublima la forma saggio e ne fa svaporare ogni rigidità: labirintico e rocambolesco, "Oltre abita il silenzio richiede una lettura a perdifiato, in caduta libera, come Alice quando capitombola nel mondo del Bianconiglio. Lasciate ogni preconcetto o voi ch'intrate: in queste pagine non c'è rispetto che non sia irriverente. Il lettore che sta al gioco - play, in inglese, è giocare ma anche creare, come dimostrano i plays di William Shakespeare - non troverà più nulla di innocente nell'atto di aprire un libro e iniziare a leggere: un gesto semplice, quotidiano, automatico, eppure magico, potente: un gesto elettrico, un gesto-lampo che - come nel Frankenstein di Mary Shelley - dà vita dove prima non c'era che materia inerte.