"Emanuele Pacifici nella sua autobiografia presenta al pubblico la storia di un ebreo che, nato nel 1931, dovette affrontare, appena adolescente, il periodo tristissimo delle leggi razziali e della persecuzione antisemita. È un libro senza pretese, che racconta con semplicità, con sincerità e con emozione episodi lieti e tristi della vita dell'autore. Senza dubbio il quadro che ne risulta è quello di una vita ricca di drammaticità sofferta ed accettata con spirito sereno, senza mai perdere la fiducia nel prossimo e nell'avvenire." (dalla Prefazione di Elio Toaff)
Tre capitoli analizzano i risultati della neoavanguardia nella poesia, nel romanzo e nel dibattito teorico-critico; un quarto capitolo segue gli sviluppi dei protagonisti e delle idee della neoavanguardia dopo che il gruppo ebbe cessato di esistere. Per la poesia Barilli prende in esame i "Novissimi": Giuliani, Pagliarani, Sanguineti, Porta, Balestrini; per il romanzo il discorso si allarga alle prime forzature della barriera naturalistica in Pavese e Vittorini, agli esiti di Bassani, Cassola, Pratolini, Moravia e al caso Gadda, per rintracciare l'impronta del "nuovo romanzo italiano". Il capitolo sulla riflessione teorica fa parte dell'estetica fenomenologica di Anceschi che con il "Verri" è tra i padri spirituali della neoavanguardia.
Venti racconti sull'oggi in Italia. Un carosello dei vizi dei vincitori, tutto il costume dell'Italia vincente e i suoi annessi, personaggi emergenti, politici rampanti, cantanti di successo, scrittori brillanti... La prosa di Benni colpisce di nuovo in un momento di difficili definizioni e di grandi incertezze.
Pubblicato nel 1880, non piacque né ai critici né agli appassionati lettori di poesia leopardiana. Vi si narrano i sette anni di convivenza dei due amici, trascorsi tra Firenze, Roma e Napoli, ultima tappa, anche metaforica, del viaggio leopardiano. Un libro provocatorio (costò qualche giorno di prigionia al suo autore) come furono, a quei tempi, la vita e la poesia del Leopardi.