La biblioteca di Aldo Palazzeschi è qui raccolta in due sezioni che registrano l'intero patrimonio posseduto dallo scrittore e pervenuto, per lascito testamentario, alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Firenze. Vi sono aggiunti i libri donati da Palazzeschi alla sua domestica Plebe Bellocchio, acquistati dalla Regione Toscana nel 2001 e affidati in comodato gratuito al Centro di Studi "Aldo Palazzeschi" dell'Università di Firenze. Questi 3682 testi sono lo specchio fedele di un poeta che ha sempre rivendicato con coerenza "l'immagine dello scrittore illetterato", "naturaliter uomo di penna, spinto a scrivere da un impulso fisiologico". La biblioteca con le sue molteplici stratificazioni risponde segretamente all'esigenza creativa della multiforme personalità dello scrittore. Quella di Aldo non è una biblioteca accademica, ma una raccolta circolante, sempre in movimento. Ad essa affida il compito di fare coesistere al suo interno tutte le tendenze artistiche, purché dimostrino l'irrequietezza di chi non ha paura di "rompersi il collo" pur di spezzare le misure fissate dal banale senso comune.
Il volume XI racchiude la raccolta critica del carteggio vichiano sotto il titolo Epistole con aggiunte le epistole dei suoi corrispondenti, variamente collazionate sugli esemplari principes conservati per lo più nel codice XIX 42 Fasc. III posseduto dalla Biblioteca Nazionale "Vittorio Emanuele III" di Napoli, e anche su esemplari presenti in numerose altre biblioteche. La raccolta opera una messa a punto della difficile situazione delle carte vichiane, dalle stampe ottocentesche del marchese di Villarosa o da quelle a Vico coeve, agli ultimi ritrovamenti del '900, nel continuo confronto filologico con il materiale manoscritto. Sono state corrette, in quest'edizione, alcune fonti principali erroneamente tradite in tutte le raccolte. Il lavoro di riordino e di esatta collocazione di un materiale epistolare non ingente ma soggetto a collazioni talora varie e dispersive, viene espletato anche attraverso l'introduzione delle nove dedicatorie vichiane in forma epistolare, finora edite sempre in contesti vaghi e poco caratterizzati e pubblicate in sezioni separate.
L'edizione critica del 'De parthenopea coniuratione', composta dal Vico nell'anno 1701 ma non pubblicata in vita, è oggetto di un intervento di restauro e di reinterpretazione dei codici, fondato su criteri filologicamente e rigorosamente prefissati e si discosta dai testi prodotti da Nicolini. Il particolare pregio di tale edizione critica consiste nella motivata scelta di servirsi di entrambe le due differenti stesure vichiane. Per la prima stesura la segnalazione delle varianti è stata compilata su nove codici esistenti, per la seconda redazione la curatrice si è avvalsa dell'unico codice con correzioni autografe conservato presso la Società napoletana di storia patria.
Il volume delle 'Orazioni Inaugurali I-VI' pubblica le sei prolusioni universitarie tenute da Vico tra il 1699 e il 1707 dopo il conseguimento della cattedra di retorica presso l'Università napoletana. Questa edizione per la prima volta si avvale della lettura di entrambi i codici delle orazioni latine conservati presso la Biblioteca Nazionale "V. Emanuele III" di Napoli: il XIII B 55, ossia il manoscritto D, contenente anche le Emendationes alle prime cinque orazioni; e il XIII B 36 ossia il manoscritto C, che include anche la dedica autografa che il Vico scrisse a Marcello Filomarino. Questa edizione segue la linea ecdotica inaugurata dal fondamentale lavoro di S. Monti, 'Sulla tradizione e sul testo delle Orazioni inaugurali di Vico', nel quale si assume come affidabile il codice XIII B 55, che Nicolini riteneva invece un rifacimento posteriore dei testi composti da Vico tra l'aprile-maggio del 1709 e gli inizi del 1710.
"Orbene, la capanna, il foco, l'arco, il laccio, la rete, sono doni dell'intelligenza. L'apprestarli, l'adoperarli, richiede inoltre una fatica; e questa è da rinnovarsi in perpetuo; ma l'idea inventrice, concepita da un uomo, può valere per tutti e per sempre. L'esempio suo la svela al suo nemico, e di tribù in tribù il beneficio si propaga per le foreste inospite a conforto di tutto il genere umano". Non nella natura come i fisiocrati, non nel lavoro come Adam Smith, ma nell'intelligenza Carlo Cattaneo individuava il più riposto fondamento e il vero motore di sviluppo della ricchezza delle nazioni. Pubblicato per la prima volta nel 1861 sul suo "Politecnico", questo saggio breve ma ancora oggi attraversato dal fresco spirito di una prospettiva non convenzionale, pone di fatto, con un secolo e mezzo di anticipo, le basi dell'odierna economia della conoscenza.
Ellen Rosand mostra come il "dramma per musica", da intrattenimento di corte, si affermò nel contesto sociale ed economico della Venezia del '600, ove mise radici e sviluppò quelle peculiarità stilistiche ed estetiche che ancora oggi riconosciamo nell'Opera. Arricchito da ben 91 esempi musicali, 28 illustrazioni di partiture, libretti, scenari, scenografie, e altro materiale documentario, il presente lavoro è assurto a ruolo di guida per tutti gli studiosi, nonché gli amatori del teatro d'opera del '600 veneziano. Nel XVII secolo l'opera muoveva i suoi primi passi, e con lei i librettisti, i compositori, gli impresari, i cantanti, gli scenografici, consapevoli di essere protagonisti della fondazione delle premesse estetiche del nuovo genere. Rosand esamina per la prima volta l'enorme mole documentaria superstite, sia letteraria sia musicale, e dimostra come questi pionieri percepivano la propria arte, spiegando i processi di diffusione che, in soli quattro decenni portarono l'Opera sui palcoscenici di tutta Europa.
"Chi pensa che l'uomo è fondamentalmente malvagio e incapace di miglioramento, [...], può onestamente rifiutarsi di meditare su questo Disegno. Ma per tutti gli altri, qualunque sia il loro credo politico e la loro religione, la fede nella civiltà dell'uomo e nella sua perfettibilità deve portarli a prendere sul serio questo problema; esso è uno dei due temi su cui veramente vale la pena di meditare: il tema della pace e quello della morte; i quali poi, a ben vedere, sono in realtà un problema solo". Così scriveva Piero Calamandrei nella sua presentazione ai lettori italiani del "Disegno di Costituzione Mondiale". Da allora a oggi i problemi che reclamano una soluzione sovra-statuale non hanno fatto che aumentare per numero e dimensioni: dalla pace internazionale ai flussi finanziari, dalla dislocazione del lavoro alla questione ecologica, è ormai chiaro che il mondo non potrà rinunciare ancora per molto a un'integrazione giuridica e politica del tipo di quella ideata, all'indomani della seconda guerra mondiale, da Giuseppe Antonio Borgese e dai firmatari del gruppo di Chicago.
Che cosa vuol dire essere un capo, esercitare un'autorità, smuovere gli animi? Documento della crisi degli anni '30 e insieme preparazione del suo superamento, storia della guerra e riflessione sulla sua natura, "Il filo della spada" è l'opera di uno sconosciuto ufficiale francese, Charles De Gaulle, che di lì a dieci anni sarebbe diventato uno dei simboli della lotta europea al nazifascismo.
Questa "Introduzione a Omero" vuole essere un agile strumento destinato a tutti coloro che - per studio o per curiosità intellettuale - avvertono il bisogno di una guida alla comprensione dei primi monumenti della nostra civiltà poetico-letteraria: i due grandi poemi attribuiti a Omero, l'Iliade e l'Odissea. L'esposizione illustra in modo sintetico i diversi temi che, nel corso di una ormai ben più che bimillenaria fatica critica, hanno definito i caratteri e la variegata immagine della cosiddetta 'questione omerica': il problema dell'epica greca arcaica prima di 'Omero', quello del contesto storico-archeologico di riferimento, la struttura narrativa, la lingua e lo stile, il mondo degli dei e degli eroi che affollano la rappresentazione poetica, il mistero della persona di Omero, fino agli studi novecenteschi sulla poesia orale improvvisata come contesto di nascita dei poemi omerici.