«L'Autrice, prendendo spunto dalla mia predicazione, ha trasformato semplici omelie quotidiane in un percorso narrativo, facendo della salita in montagna la metafora centrale della ricerca esistenziale e spirituale che tutti, in qualche misura, viviamo. Dove la natura rivela tutta la sua grandiosa e al contempo incombente potenza, l'Autrice pone il dialogo serrato e profondo tra un sacerdote e un giovane in crisi di fede» (Mons. Giuseppe Tonello)
"Muori Sansone con tutti i filistei!" È a Gaza che la Bibbia colloca il celebre episodio in cui il guerriero ebreo perde la vita fra le macerie insieme ai nemici: il popolo dei filistei che dà il nome alla Palestina moderna. È da Gaza che il 7 ottobre 2023 hanno sconfinato le milizie di Hamas per compiere in Israele il più terribile massacro di ebrei dal tempo della Shoah. È sugli abitanti di Gaza che il governo Netanyahu ha scatenato una sanguinosa offensiva militare con il risultato di screditare la reputazione di Israele e isolarlo come mai prima d'ora. Gaza, insomma, oltre che un luogo è diventata il simbolo di una contesa che assume nel mondo dimensione culturale e morale. Gad Lerner si misura con il fanatismo identitario che ha contagiato i due popoli in guerra. Da ebreo per il quale Israele ha significato salvezza, deve fare i conti con l'esclusivismo e il tribalismo della destra sionista. Le spaccature della società israeliana, il rinchiudersi in se stesse delle Comunità ebraiche della diaspora, che si sentono incomprese e lanciano accuse di antisemitismo a chi solidarizza con i palestinesi, lo riportano alle domande cruciali che già si poneva Primo Levi: che futuro può avere questo Israele? Che funzione può esercitare il filone ebraico della tolleranza? Un libro sincero e necessario per non finire arruolati negli stereotipi delle opposte fazioni, preludio di ogni guerra.
Nel corso della storia e della loro vita, gli esseri umani hanno classificato e classificano se stessi e gli altri, cercando di dare ordine al mondo ma spesso finendo per costruire forme di discriminazione. Dalle origini delle distinzioni tra «noi» e «loro» a categorie come quelle di popolo, classe, razza, lingua e casta, Andrea Graziosi mostra come queste etichette riflettano paure, desideri, poteri e identità che cambiano nel tempo. La classificazione umana non è solo un esercizio teorico: attraversa la politica, le istituzioni, le burocrazie, le relazioni quotidiane e le nostre scelte e preferenze, specie nelle nuove società miste cresciute all'incrocio tra declino demografico, sfasatura dei tempi di crescita economica e demografica, e grandi correnti migratorie. Con uno sguardo che intreccia storia, diritto, politica, sociologia e attualità, il libro indaga usi e abusi della classificazione umana, la sua utilità, le sue derive violente e le sue forme più sottili. Le categorie che usiamo per capire il mondo e agire finiscono per limitare la libertà d'azione e di comprensione?
Storie, memorie, dialoghi e racconti si intrecciano nelle canzoni di Giovanna Marini, la musicista italiana più originale della sua generazione. Di formazione colta, riscopre il mondo della tradizione popolare durante una intensa attività di ricerca, e lo rinnova: muovendosi con consapevolezza dentro due culture musicali, lavorando sulla vocalità e sul linguaggio, giunge a trasformare quel mondo, e insieme a contaminare e a cambiare anche il canto politico e di protesta. Le più celebri composizioni qui raccolte - le lunghe canzoni che chiamava «ballate», i montaggi teatrali e musicali che chiamava «cantate» - narrano il nostro paese (e non solo) con passione, senza ortodossie, con un uso originale e spregiudicato della musica, del linguaggio, della teatralità, come bene illustrano i saggi di Valter Colle e di Ignazio Macchiarella presenti nel volume. La ripresa dei temi e delle parole della tradizione popolare avviene combinando storia e invenzione, visioni fantastiche e vicende concrete in un incastro perfetto ma sempre mobile, suscettibile di variazioni ad ogni esibizione: «Sono le cose, i fatti, la gente - scrive Alessandro Portelli nell'Introduzione - a prendersi la scena, a voler parlare con lei, attraverso di lei». Se chi fa la storia è anche chi la racconta, e spesso la falsa, Giovanna Marini invita a rimettere insieme i fatti e i racconti, ci sollecita ad essere noi a «fare» la nostra storia e a raccontarla mentre la facciamo. Una linfa civile percorre le sue canzoni, voci «indecenti» le animano, una polifonia epica che è insieme dialogo e dissonanza. Canzoni che Marini pensava cantate, che non guardava come inchiostro e carta davanti a sé ma tirava fuori dal suo corpo come materia sonora, con la sua prosodia e le sue sillabe, allungate, compresse o spezzate in un incalzante parlato ritmico, mai uguali e ordinate, ogni suono con una sua inconfondibile identità. Ed è per questo che, anche se qui le vediamo per la prima volta stampate e tutte in fila, conservano, vitale e incontenibile, tanta parte della loro irriducibile natura eretica.
Quest’opera si offre al lettore come un affresco denso e minuzioso del pensiero giuridico nell’aurora dell’età moderna: ne indaga le radici più profonde, ma al contempo ne scruta gli orizzonti futuri. Rafael Ramis-Barceló ci guida in questo viaggio intellettuale con mano sicura, attraverso un’analisi rigorosa che attinge al metodo fecondo della storia concettuale. Le conclusioni cui l’autore perviene, tutt’altro che prevedibili, sovvertono consolidate certezze storiografiche: la nascita della nozione di "filosofia del diritto" viene infatti retrodatata di circa due secoli. Una genesi, questa, che non germoglia in isolamento, ma si intreccia inestricabilmente con le dispute sull’insegnamento universitario della giurisprudenza, nelle accademie europee, e con l’anelito mai sopito dei giuristi di volgere il pensiero giuridico verso una sempre più compiuta autonomia dalla teologia e dalla stessa filosofia.
Un viaggio sentimentale e critico nei Parioli, quartiere simbolo della borghesia romana - e quindi dell’Italia intera - raccontato attraverso lo sguardo di Fabrizio, alter ego narrativo di un uomo sospeso tra ricordo e disincanto. Urbanistica tradita, miti sociali e trasformazioni storiche: Parioli emerge come un sogno incompiuto, nato per incarnare eleganza e misura ma che si è invece rivelato quale teatro di ambizioni frustrate, recite sociali e contraddizioni profonde. La passeggiata diventa così un’esplorazione interiore, dove geografia urbana e memoria si intrecciano, restituendo un ritratto insieme affettuoso e spietato della borghesia italiana e delle sue illusioni. Un'opera originalissima e seducente da una delle migliori penne della saggistica contemporanea.
Gerard O’Connell ed Elisabetta Piqué, tra i più autorevoli vaticanisti e amici personali di papa Francesco, raccontano in forma di diario i giorni che seguono la morte del Pontefice e conducono al conclave del 2025. Con un ritmo avvincente e un’enorme ricchezza di dettagli, gli autori ricostruiscono l’impatto globale della scomparsa di Francesco, le congregazioni generali, le manovre interne e il clima di attesa che precedette l’elezione di Leone XIV, il primo papa "dei due mondi". Un libro unico per le fonti a cui ha avuto accesso e per lo sguardo che getta sulle dinamiche reali del Vaticano. Una lettura appassionante per chi si interessa di storia della Chiesa o ha seguito con passione il pontificato di Francesco.
Le divisioni che lacerano oggi Gerusalemme non sono inevitabili né antiche, ma il risultato di precise scelte amministrative e ideologiche maturate in anni cruciali. Fra il 1914 e il 1920 la città era sospesa tra la fine dell’Impero ottomano e l’ascesa del dominio britannico. Un periodo quasi dimenticato dalla storiografia, ma che segna la genesi della moderna questione palestinese. La Prima guerra mondiale travolse la città con fame, coscrizione e disgregazione sociale, e l’arrivo dei britannici nel 1917 non portò una liberazione ma una nuova forma di dominio coloniale. Con l’attuazione della Dichiarazione Balfour e l’istituzione del Mandato britannico si gettarono le basi del conflitto israelo-palestinese, trasformando Gerusalemme da città multietnica in teatro di rivendicazioni nazionali concorrenti. Attraverso gli occhi di chi l’abitava - commercianti, funzionari ottomani, religiosi, intellettuali - recuperando voci finora sepolte negli archivi, si compone pagina dopo pagina la storia di una città viva, non ridotta a semplice scenario di battaglie diplomatiche tra potenze straniere.
La crescente diffusione di programmi come ChatGPT sta sollevando profondi interrogativi sull'impatto che l'intelligenza artificiale avrà sulle nostre vite. Come cambierà il mondo del lavoro? I sistemi generativi prenderanno il sopravvento sulla nostra creatività? Esiste il rischio che le macchine si ribellino ai loro creatori? Ci innamoreremo mai di un robot? In questo saggio, lo psicologo e scienziato cognitivo Paolo Legrenzi analizza l'intreccio tra l'intelligenza umana e i nuovi programmi che essa ha generato. Comprendere appieno l'IA richiede innanzitutto una profonda conoscenza dell'intelligenza naturale: è solo illuminando i misteri della nostra mente che possiamo apprezzare appieno l'interazione tra l'uomo e la tecnologia. Legrenzi ci guida attraverso un viaggio sorprendente, dimostrando che se i sistemi generativi, con la loro memoria sconfinata e la capacità di effettuare calcoli probabilistici, possono ormai da tempo superare le nostre capacità, emergono però limiti significativi quando si tratta di utilizzare creatività e pensiero innovativo. È vero che i computer sono sempre più in grado di simulare il linguaggio e il comportamento umani, tuttavia il loro modo di procedere è basato su statistiche e correlazioni e non è lontanamente paragonabile alla costruzione dei modelli mentali che caratterizzano il nostro ragionamento. La domanda cruciale rimane: chi trionferà alla fine, l'intelligenza artificiale o quella umana? Spetta a noi decidere, bilanciando la nostra flessibilità e capacità di apprendimento con la consapevolezza dei rischi e delle sfide che l'era dell'IA ci presenta. Fondamentale sarà imparare a interagire, al di là di paure e pregiudizi, con una tecnologia che sta già cambiando le nostre vite. Per abbracciarne le potenzialità, senza trascurare la ricchezza insita nella natura umana.
8 maggio 2025. Al secondo giorno di conclave e al quarto scrutinio, il cardinale Robert Prevost viene eletto Papa assumendo il nome di Leone XIV. Lo aspettava un compito difficile, con un mondo sconvolto da gravi crisi economiche e militari, una Chiesa con semi di divisione, l’eredità pubblica ingombrante di Papa Francesco. È il primo Papa statunitense ma è anche un missionario, un pastore tra la gente ma anche un prelato inserito nelle strutture di governo della Chiesa, un appartenente a un ordine religioso ma anche un uomo capace di confrontarsi con prelati da una parte e laici dall’altra. In dodici mesi abbiamo cominciato a capire con chi abbiamo a che fare. Sobrio, diretto, misurato. Poco incline alla spettacolarità, molto attento a ogni parola e a ogni gesto. Non cerca il consenso delle folle, eppure sa dare sicurezza, perché la sua solidità non è rigidità: è equilibrio. Ribadisce la centralità dei poveri e della pace, sottolinea l’amore e la misericordia di Dio, ma non genera ambiguità negli insegnamenti fondamentali. Un uomo di fatti, e di fatti ben ponderati. Un anno non è lungo, ma è sufficiente per intravedere una direzione. Leone XIV sembra avere in testa un obiettivo preciso: l’unità. Dentro la Chiesa, tra i cristiani, tra le religioni, verso il mondo. Non un’unità di facciata, non un compromesso al ribasso, ma qualcosa di più esigente e più solido: la comprensione reciproca come fondamento della convivenza. Un anno da Leone è il primo bilancio di un pontificato appena iniziato e già, in molti modi, riconoscibile.