Dopo la pubblicazione del suo ultimo romanzo, G. H. Fretwell, uno scrittore inglese di basso livello, si imbarca in un tour promozionale. Nulla sta andando secondo i piani e il suo viaggio si trasforma gradualmente in un incubo. Quando la polizia vuole fargli alcune domande su una misteriosa scomparsa, i guai di Fretwell sono solo all'inizio...
Questo è un libro di testo di meccanica quantistica non relativistica per studenti del terzo anno del corso di studi in fisica. Gli argomenti trattati vanno dalla crisi della fisica classica fino alle applicazioni più significative nel campo della fisica atomica. In questa seconda edizione alcune parti sono state riscritte o integrate ma, soprattutto, è stato aggiunto un capitolo di introduzione alla teoria dello scattering. Il libro si conclude con un capitolo, una sorta di "fuori programma", sui paradossi della meccanica quantistica e con un cenno al teorema di J. Bell e agli esperimenti del gruppo di Orsay (A.Aspect et al.) sull'impossibilità di un completamento causale e locale della meccanica quantistica. Questo testo si caratterizza per una introduzione ai postulati della meccanica quantistica intesa come "preparazione psicologica" dello studente che, dopo avere studiato per due anni la fisica classica nella quale "una particella è una particella e un'onda è un'onda", deve essere portato per mano a concepire la Natura secondo paradigmi completamente diversi.
Una leggenda ebbe grande diffusione in tutta Europa tra la metà del Seicento e i primi del Novecento. Nascosta tra le righe di un trattato di diritto marittimo pubblicato a Bordeaux nel 1647, questa mitologia attribuiva agli ebrei l'invenzione delle lettere di cambio - strumento in apparenza simile al moderno assegno, che consentiva il movimento di grandi somme di denaro senza alcuno spostamento di monete o lingotti e che, in mano a banchieri esperti, agevolava forme di speculazione del tutto avulse dallo scambio delle merci. Storicamente infondata, questa leggenda ebbe tuttavia un successo enorme. Se ne trova menzione in una miriade di testi oggi poco noti, nonché in grandi autori come Montesquieu, Marx e Sombart. Perché? Come le lettere di cambio attraversavano mari e monti senza lasciare traccia, così gli ebrei apparivano indistinguibili dai mercanti cristiani. In questa 'invisibilità' non era facile riconoscere il mercante onesto dall'ebreo usuraio. Ben prima della mano invisibile di Adam Smith, l'invisibilità degli ebrei fu dunque una tra le metafore predilette dei pensatori europei e diede voce a timori profondi legati ai lati più oscuri e ingovernabili del nascente capitalismo finanziario.
Secondo l'ideologia liberista il mercato lasciato a se stesso crea le migliori opportunità e il maggior benessere per tutti. È un'illusione di cui questo libro critica le premesse economiche ed esplora le conseguenze etiche, sociali e politiche. Il progetto liberista ha cercato e tuttora cerca di realizzare non solo un'economia di mercato, ma una società che, in definitiva, si risolve nel mercato. Dove i rapporti sociali sono irrilevanti se non mediati dal mercato e anche le istituzioni politiche vengono guardate e valutate solo in base agli interessi economici di individui egoisti, mentre il denaro può comprare tutto e le disuguaglianze di reddito, di ricchezza e di opportunità possono crescere a dismisura in nome del merito, degli incentivi, dell'efficienza. Di questi fili è intessuta l'ideologia di mercato.
L'uomo ha sempre immaginato il futuro. Lo ha fatto con un misto di speranza e paura, liberando la sua fantasia con racconti, utopie e progetti. Tracce di queste idee del futuro si trovano nelle più diverse opere dell'uomo: dalle tragedie antiche ai romanzi di fantascienza, dalle opere filosofiche ai manifesti politici, ma anche nel cinema e nel teatro, nelle architetture, nei dipinti e nella musica, fino ad arrivare ai serial televisivi. Pagina dopo pagina intellettuali e interpreti del nostro tempo risalgono la storia del futuro attraverso le opere che hanno costruito la nostra cultura attuale: dal "Prometeo" di Eschilo a "La città di Dio" di Agostino, dai disegni sul volo di Leonardo da Vinci a "L'origine delle specie" di Darwin, da Chandigarh di Le Corbusier a "La fine dell'eternità" di Asimov, da "Imagine" di John Lennon a "Black Mirror" di Brooker, fino a "Fratelli tutti" di papa Francesco. Contributi di: Giulio Azzolini, Silvia Ballestra, Alberto Mario Banti, Guido Barbujani, Luca Barra, Lorenzo Benadusi, Giovanni Bietti, Piero Boitani, Emily Braun, Luciano Canfora, Eva Cantarella, Daniela Cardini, Franco Cardini, Michele Ciliberto, Simona Colarizi, Gherardo Colombo, Alberto Crespi, Juan Carlos De Martin, Costantino D'Orazio, Franco Farinelli, Amedeo Feniello, Maurizio Ferraris, Maurizio Ferrera, Anna Foa, Antonio Forcellino, Fridays for Future, Emilio Gentile, Roger Griffin Claudio Longhi, Enzo Marinari, Roberto Mordacci, Maria Giuseppina Muzzarelli, Marco Onado, Valeria Palumbo, Laura Pepe, Alessandro Portelli, Geminello Preterossi, Andrea Riccardi, Vanessa Roghi, Brunetto Salvarani, Elisabetta Scapparone, Emanuela Scarpellini Scomodo, Carlotta Sorba, Donato Speroni, Marida Talamona, Alessandra Tarquini, Gianni Toniolo, Giusto Traina, Nadia Urbinati, Alessandro Vanoli, Giovanni Vecchi, Vittorio Vidotto, Maurizio Viroli, Ignazio Visco.
Attraversiamo metropoli futuristiche e hutong, locali fumosi e campi di ginseng, antichi principi confuciani e intelligenza artificiale, neomarxismo e ipercapitalismo. Incontriamo l'ambiguo funzionario del Partito comunista, l'operosa dottoressa di Wuhan, l'eterea vlogger della Cina rurale, l'astro della letteratura fantascientifica, la giovanissima attivista per l'ambiente. Addentriamoci nella Cina nuova, quella che scopriamo appena smettiamo di leggerne soltanto la superficie. I cambiamenti attraversati dalla Cina in poco più di cinquant'anni sono così profondi e radicali che, nella storia di altri paesi, analoghe trasformazioni hanno impiegato secoli per affermarsi. Là dove oggi si innalzano grattacieli dalle architetture sbalorditive, fino a pochi anni fa c'era solo campagna. Ragazzi e ragazze dell'ultima generazione, una massa di figli di operai e nipoti di contadini, sono arruolati nel settore hi-tech più dinamico al mondo. Il mastodontico inquinamento industriale si affianca alla più avanzata ricerca di fonti di energia sostenibile. Ma nonostante sia apparentemente tutta proiettata verso il futuro, la Cina contemporanea ha radici che affondano in un passato millenario, al quale spesso attinge traendone valori, idee, strategie che usa nel confronto sempre più serrato con l'Occidente. È un gigante con un'identità fatta di contrasti, che mischia furiosamente passato e presente in modo del tutto inedito ai nostri occhi. Simone Pieranni ci accompagna alla scoperta della Cina più contemporanea, immergendoci sapientemente nella sua atmosfera, indagandone i valori, guardando alle più recenti tendenze culturali, ma soprattutto smontando pezzo a pezzo quel volto apparentemente contraddittorio che si mostra allo sguardo del laowai, dello straniero.
«Sono stufa del fatto che l'opinione pubblica e i politici considerino noi cervelli in fuga o privilegiati traditori o disgraziati vittime delle circostanze. Vorrei che questo libro facesse breccia nell'immaginario comune contribuendo a costruire una nuova narrazione.» La storia della generazione perduta di talenti è davvero come la raccontano? L'Italia è colpita dal fenomeno quanto gli altri grandi paesi europei ma con alcune evidenze preoccupanti che rendono la situazione più drammatica, come l'accelerazione dell'emigrazione qualificata negli ultimi dieci anni e la scarsità di laureati prodotti dal nostro sistema educativo. Gli effetti negativi della fuga di cervelli sono particolarmente evidenti quando, come nel caso dell'Italia, tende a essere una fuga unidirezionale. Il libro si propone di sfatare alcuni miti, indagare il fenomeno da una prospettiva internazionale più ampia e dare voce a chi è partito, grazie alle testimonianze raccolte dall'autrice. Un paese o un governo che si voglia occupare di talenti deve pensare a come svilupparli e dar loro opportunità affinché restino, ma anche a come attirarli da altrove. Prefazione di Federico Rampini.
Il fenomeno del pauperismo e la sua considerazione sociale subiscono un salto di qualità nel trapasso dal medioevo all'età moderna. Dalla miseria quale fenomeno endemico, in un certo senso istituzionalizzato e integrato dalla dottrina della misericordia cristiana e dalle pratiche degli ordini mendicanti, si passa a una pauperizzazione di diversa qualità, indotta dai processi di accumulazione primitiva del capitale. Prende vita una nuova etica del lavoro e della produttività che reprime l'accattonaggio e ogni manifestazione della miseria, considerata una devianza. Accanto a una profonda riforma delle politiche assistenziali, nell'Europa moderna si introducono il controllo e la 'schedatura' dei mendicanti, avviati a lavori coatti o rinchiusi in istituti di pena. Un libro diventato un classico, una lettura imprescindibile per l'uso di una documentazione amplissima - dai registri delle tasse ai cahiers de doléances, dai trattati teologici ai testi letterari - e per l'attenzione continua alla storia economica e sociale e a quella della mentalità.
L'analisi della dicotomia tra Oriente e Occidente non smette mai di affascinare. Prendendo le mosse da simboli e iconografie e affondando le radici nel mondo della musica e del ritmo, Marius Schneider inaugura uno dei più importanti saggi di musicologia comparata sulla relazione tra suono e immagine. Teorie indiane del XIII secolo, figure di animali scolpite sui capitelli nei chiostri altomedievali e tradizioni oralmente trasmesse da sacerdoti e iniziati in America, Africa e Asia costituiscono solo alcune delle preziose fonti di cui l'autore si avvale per individuare una conoscenza primordiale quasi completamente dimenticata. Ne "Gli animali simbolici", Schneider riscopre il potere del simbolo e teorizza un sapere primigenio di cui l'umanità era depositaria, ma che è stato quasi del tutto perso con l'avvento del razionalismo.
Esiste un diritto all'imparzialità dell'amministrazione? Quali sono il contenuto e i limiti delle pretese dei cittadini con riferimento all'imparzialità? A queste domande prova a dare una risposta il volume. Permane infatti nella prassi una commistione tra interesse pubblico all'integrità dell'amministrazione e interesse privato a una decisione imparziale che impedisce la chiara identificazione di una posizione individuale tutelata dall'ordinamento: dal conflitto d'interessi alla par condicio nei concorsi, sono numerosi i problemi applicativi che ne derivano. La ricostruzione di un diritto all'imparzialità, ispirata dall'ordinamento europeo e da una linea di pensiero rimasta sotto traccia nella letteratura giuspubblicistica, consente di sciogliere alcuni nodi applicativi, nonché di riflettere sulla natura delle situazioni soggettive del privato nel rapporto con la pubblica amministrazione. Ippolito Piazza Assegnista di ricerca in diritto amministrativo presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell'Università degli Studi di Firenze.
Nel 2009 un gruppo di economisti capitanati dai premi Nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen e dal prestigioso economista francese Jean-Paul Fitoussi aveva scritto un rapporto che metteva in dubbio il Prodotto interno lordo (Pil) come strumento di misura del progresso e del benessere. Ciò ha dato il via a una discussione globale in relazione al Pil e a un importante movimento tra studiosi, decisori politici e attivisti, per cambiare il modo con cui misuriamo le nostre economie. Ora con "Misurare ciò che conta" Stiglitz, Fitoussi e Martine Durand - ricapitolando le riflessioni di un comitato di esperti sulla misurazione della performance economica e del processo sociale, promosso dall'Ocse - propongono una nuova agenda, «oltre il Pil». Il volume offre una panoramica di tale movimento globale negli ultimi dieci anni e propone un nuovo armamentario di metriche per stabilire la salute di una società, incluse misure sulla diseguaglianza e la vulnerabilità economica, sulla sostenibilità ambientale e su come le persone percepiscono la propria vita.