Don Fabio, in queste pagine, si pone accanto al lettore, sostando sui brani del Vangelo che il Lezionario propone nel ciclo liturgico dell'anno C, fondamentalmente centrato sul Vangelo secondo Luca. Come è noto, Luca indirizza il suo Vangelo e gli Atti degli Apostoli ad un certo Teòfilo, un greco in via di conversione. Questo Vangelo, quindi, ha una prospettiva di iniziazione per i pagani, e così deve esser letto e accolto: un Vangelo che ci vuole aiutare ad accedere all'eredità di Israele e del suo Messia, resa praticabile dall'annunzio della Chiesa e dei suoi Sacramenti. In questi commenti domenicali don Fabio si rivolge ai "Teòfilo" di oggi, per aiutarli a scoprire la forza e la solidità della Parola di Dio, Parola che, come egli ama ripetere, non va solo capita, ma soprattutto accolta. Solo così possiamo ritrovare il filo di noi stessi, del nostro passato e del nostro presente; e chi si perde questa Parola, perde il segreto dell'oggi. Con un linguaggio schietto e profondo, l'autore permette a ogni domenica e solennità di sprigionare quella forza luminosa che essa racchiude in sé.
"Francesco non chiede d'essere guardato: è un dito teso verso la luna, un fuoco che indica Dio e ci consegna - nudi e liberi - alla gioia". Di san Francesco crediamo di sapere tutto: il santo della natura, dei poveri, della pace. Ma proprio ciò che crediamo di sapere ci impedisce di conoscerlo. In questo libro a due voci, Franco Nembrini e Fabio Rosini tornano ai testi che Francesco ci ha lasciato di suo pugno e li liberano dalle letture addomesticate, riconsegnandoci un uomo molto più scomodo e molto più vivo. Dall'incontro con i lebbrosi, dove ciò che era amaro diventa dolce, fino alla povertà scelta come libertà totale, emerge il volto di un convertito che non si accontenta: tenero e durissimo, capace di chiamare "sorella" la morte e di restare lieto nella tribolazione. Il dito e la luna: perché Francesco non vuole essere ammirato, ma indica un Altro. Un percorso che, capitolo dopo capitolo, smonta i nostri inganni e ci mette davanti alla domanda che davvero conta: quanto siamo disposti a giocare della nostra vita.
Il libro propone l’analisi letteraria e teologica del brano di Gal 5,16-26. Alla luce delle indicazioni emergenti dalla relazione tra Paolo e le comunità galate, il lettore viene introdotto nel "dinamismo demistificante" dell’esortazione paolina. Le accorate parole che l’Apostolo rivolge ai Galati, incarnate nella sua testimonianza evangelica, toccano il cuore dei credenti di ogni tempo e aiutano a trovare le risposte profonde di fronte alle sfide della vita. Come al tempo dell’Apostolo, anche oggi occorre rispondere all’opera di mistificazione del Vangelo, che pervade la cultura odierna, con la riscoperta e la riproposizione delle virtù che sorreggono la vita dei credenti. Alle "opere della carne" l’Apostolo oppone il "frutto dello Spirito", che permette ai credenti di riscoprire e vivere il dinamismo della libertà e della verità nella carità. Il nostro compito consiste nel "riportare a casa" i doni spirituali che Dio ci ha consegnato nel mistero pasquale di Gesù Cristo: «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé».