La storia del partito dei radicali comincia nella metà degli anni Cinquanta dalla confluenza di tre elementi: la sinistra liberale del «Mondo» - la famosa rivista di Mario Pannunzio -, i liberalsocialisti e azionisti di Ernesto Rossi e, terza componente, i giovani dell'organizzazione, l'UGI, degli universitari laici repubblicani e di sinistra con Marco Pannella come leader più in vista. In origine, quindi, il partito in-tende porsi come forza progressista, laica nel senso di libera da ideologie: è l'esigenza della «terza forza», sottovalutata e sottorappresentata all'ombra dei mastodontici partiti tradizionali di massa. Ma se ci riferiamo ai radicali come a quel composto inconfondibile di idee, presenza e stile, la svolta, ovvero l'atto di nascita più autentico si ha negli anni Sessanta quando, al posto delle vecchie logiche da cui ci si separa, si afferma l'intuizione di quella che viene presto intesa come l'Alternativa radicale. È questa, prima di un obiettivo politico da realizzare, un modo d'essere. È stata probabilmente la vitalità di questa Alternativa radicale a consentire una coesistenza sor-prendente: tra un successo elettorale limitato e il grande successo di opinione, tra la poca influenza di potere e alcuni risultati di portata storica. Il libro di Gianfranco Spadaccia è la prima storia completa del Partito Radicale. Con enorme ricchezza di documentazione e testimonianze, ricostruisce e interpreta la presenza dell'Alternativa radicale nella vita italiana. Descritta appunto quale presenza nello scenario della vita politica e civile, piuttosto che come una formazione di partito, del Paese. È un resoconto in prima persona, faccia a faccia, poiché Spadaccia è stato tra i fondatori, e protagonista di tutte le vicende accadute. Quindi, rappresenta non soltanto quello che succedeva nella lotta politica, ma an-che l'intensità delle passioni che l'hanno sempre accompagnata. E ricordando la drammatica e movimentata vicenda radicale, in un tempo in cui il suo soggetto principale Marco Pannella non c'è più, Gianfranco Spadaccia vuole anche preservare un patrimonio che resta prezioso per opporsi a una politica fondata solo sul potere o peggio sull'intolleranza e sull'odio.
Per le aziende che vogliano raggiungere concreti obiettivi di vantaggio competitivo c'è un'unica scelta possibile per il prossimo futuro: la sostenibilità. La questione non è quindi se questa sia o meno un'opportunità da cogliere, rimane solo il dubbio sul come trasformare l'impresa e le sue modalità operative. La confusione è tanta e il rischio è rimanere impantanati in un dedalo di "etichette green" senza comprenderne gli straordinari scenari di sviluppo e crescita. La sostenibilità, invece, deve essere una strategia, un prodotto o un servizio che restituisca ai consumatori qualcosa di tangibile; se non c'è questo "contenuto" nei progetti le imprese avranno solo consumato inutilmente risorse. Gennaro Durante in questo volume fornisce una visione di cultura e struttura di impresa per affrontare le sfide dell'innovazione, oltre a proporre strumenti operativi per la pianificazione e realizzazione di nuovi concept di prodotto e servizi di nuova generazione ecosostenibili. Design, chimica, scienze ambientali e strategia integrati in un processo di innovazione definito metodo ForeThinking applicato in numerose aziende come guida per un approccio consapevole e costruttivo nell'era della transizione ecologica, con esperienze descritte nel volume.
Quello a cui stiamo assistendo oggi è un processo di digitalizzazione estrema e assoluta, un processo che mira a innovare l'infrastruttura tecnologica della nostra società, ma a causa del quale stiamo perdendo ogni possibilità di identificazione. La "miseria del simbolico" di cui parla Bernard Stiegler non è soltanto quel triste vuoto che viveva il proletario alienato dal lavoro, ma anche il vuoto d'esperienza del consumatore odierno, privato della possibilità di determinare i propri desideri e totalmente condizionato dalle logiche di consumo. L'estetica è l'arma privilegiata della tecnologia industriale, e il cinema il suo campo di battaglia preferito: entrambi concorrono ad avvelenare l'esperienza individuale e collettiva. Tuttavia, è proprio nel cuore di questi due campi che l'autore rintraccia l'antidoto per sfuggire alla miseria antropologica che stiamo vivendo e per ritrovare quel sentimento comune che è condizione preliminare e necessaria alla vita pubblica.
Il volume fotografa e descrive il cinese standard, nei suoi due registri colloquiale e formale, così come viene parlato, scritto, studiato e insegnato oggi in Cina e all’estero, con una particolare attenzione ai lettori italiani. A questo scopo, le autrici hanno messo in evidenza gli aspetti grammaticali che considerano, alla luce della loro esperienza di insegnamento, di maggiore difficoltà per un italofono, utilizzando, quando ritenute pertinenti, descrizioni contrastive. La Grammatica della lingua cinese è pensata come un testo unitario di riferimento, moderno, aggiornato e di agevole consultazione per studenti di livello intermedio-avanzato. Il testo è inoltre un supporto didattico utile ai docenti per la programmazione dei corsi e si presta bene a coadiuvare e affiancare eventuali altri materiali per l’insegnamento del cinese mandarino.
Avreste mai pensato di trovare nello stesso libro Maria Maddalena e Lady Gaga, o ancora Eva e le Desperate Housewives? Nella cultura pop ci sono molti più riferimenti a loro di quello che pensiamo. E queste donne, che sembrano così distanti da noi, hanno ancora molto da dirci. 25 ritratti di donne della Bibbia: icone senza tempo e incredibilmente attuali. Ogni donna è ritratta a tutto tondo e si racconta in prima persona. Poi i segni particolari, i falsi miti e come è stata rappresentata nella storia della letteratura, della musica, dell'arte e del cinema. Un libro regalo attento alla tradizione ma che la racconta in una maniera che non ti aspetti. Età di lettura: da 10 anni.
Guardare è un processo attivo. A dispetto della sensazione che proviamo, la percezione è un percorso esplorativo che si organizza attorno a dei centri di attenzione. L'occhio si muove rapidamente dal locale al globale (e viceversa) per carpire al mondo nuove informazioni e, grazie a "tante inquadrature", elaborare un'immagine della realtà unitaria e significativa. Anche un film è il risultato di molte inquadrature, montate in una successione. E montare un film significa (anzitutto) predeterminare un percorso di visione che guidi lo spettatore a recepire l'interezza della pellicola in maniera congruente e comunicativa. Ma come funziona questa arte? E con quali principi? Avvalendosi della lunga pratica messa in atto da registi e montatori nel corso della storia del cinema, Inquadratura, scena, sequenza spiega i fondamenti, i criteri, gli espedienti (ma anche le convenzioni) che sorreggono il lavoro che l'occhio dell'autore fa per lo spettatore; ed esplora le forme di linguaggio che ogni prodotto audiovisivo (sia esso di finzione, di informazione, di promozione, di osservazione) possiede. Scritto a quattro mani da due autori professionalmente impegnati come montatori, forte della selezione di oltre 400 fotogrammi analizzati e commentati in maniera mirata, il libro è pensato per chi insegna e per chi studia, ma è anche una guida per chi desidera intraprendere in concreto questa straordinaria professione.
Nell'opera del pensatore ebreo Filone di Alessandria (I sec. a.C.-I sec. d.C.), metafore e similitudini hanno specifico significato filosofico e rappresentano lo strumento che egli elabora per trovare una nuova forma di convivenza tra il mondo ebraico e quello greco-romano. Alcuni dei più rinomati esperti del pensiero filoniano si concentrano sul De opificio mundi, opera nella quale il rapporto con la tradizione giudaica risulta imprescindibile. Prefazione di Angela Longo.
«Una società che mira alla crescita per la crescita è una società assurda e condannata al fallimento» La società del consumo di massa globale si trova in un vicolo cieco. L'idea di una crescita senza limiti - quando la realtà fisica, biologica e geologica del pianeta appare invece limitata - contiene in sé i prodromi della catastrofe. Ecco allora che un nuovo paradigma economico, che abbia come obiettivo l'armonia con l'ambiente, proprio come avviene ad esempio nelle tradizioni orientali, potrebbe essere la nostra scialuppa di salvataggio. In un dialogo serrato con Lanza, Latouche rivela che avrebbe potuto, e forse dovuto, proclamarsi un «ateo della crescita» o, a essere più rigorosi, un fautore dell'«a-crescita». Dal momento che, mentre alcune cose posso crescere esponenzialmente, altre invece non devono farlo, se ci si accorge che minano le basi del nostro vivere insieme. In un mondo minacciato dai cambiamenti climatici, anche l'espressione «sviluppo sostenibile», oggi sulla bocca di tutti, è di fatto un ossimoro: lo sviluppo in sé e per sé è palesemente non sostenibile e la nostra stessa sopravvivenza richiede nuovi schemi di pensiero.