In una società che è cambiata e cambia a un ritmo forsennato, la Chiesa si trova a parlare una lingua che, oggi, non sembra molto più recente e più viva del latino. Il risultato, per tanti cristiani, è una certa afasia. L'impressione è di essere senza parole. Si fa fatica a comunicare la fede, a trasmettere ciò in cui crediamo. Sembra che alle orecchie dei più l'annuncio suoni nel migliore dei casi trascurabile. Che venga accolto come un piacevole ritornello dei bei tempi andati, oppure che irriti per la sua noiosa insistenza, lascia impassibili le coscienze, non trasforma la vita e, quindi, manca l'essenziale. Si può rimediare? Si possono trovare parole convincenti, che non siano squalificate prima ancora di uscire dalle labbra? Pratiche che siano compatibili con la vita che facciamo? Prendendo spunto dalle celebri Lezioni americane di Italo Calvino, l'autore riprende — e rilancia — sei parole chiave: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, consistenza. Non come categorie letterarie, ma come strumenti spirituali. Nessun valore non negoziabile, niente che, di volta in volta, intenda escludere del tutto anche il principio opposto. Le parole individuate sono solo scelte preferenziali proposte al lettore come contributo al comune sforzo di individuare modalità nuove per dire la verità di sé, del mondo e di Dio. Prefazione di Roberto Pasolini.