
Ben prima degli ipertecnologici conflitti contemporanei e delle nostre stupidissime "bombe intelligenti", furono alcune sanguinose zuffe corpo a corpo a indirizzare il corso della storia. E la storia, si sa, non riconosce gli sconfitti. Quelle battaglie furono vinte e perse per coraggio, inganni, sorte, genio, stupidità, supremazia militare. Chi ha perso è stato ridotto in schiavitù, ha visto i propri campi razziati e le proprie città rase al suolo. I vincitori, invece, sono diventati leggendari semidei, icone che hanno attraversato i secoli, i millenni, fino ai giorni nostri. In questo libro Durschmied racconta diciassette conflitti decisivi dell'antichità, quando un singolo eroe poteva cambiare gli equilibri del pianeta.
Indomito guerriero, costruttore stravagante, marito di molte mogli e padre di numerosissimi figli, Ramses II è stato l'archetipo del faraone. I suoi monumenti e le sue immagini sono state ritrovate in ogni angolo dell'Egitto, il suo nome era conosciuto, rispettato e temuto in tutto il mondo antico. La morte ne ha amplificato la fama, trasformandolo in un modello per ogni altro faraone e, secolo dopo secolo, in una figura mitica. Discernendo tra leggenda e verità e raccogliendo nuove prove archeologiche, l'egittologa Joyce Tyldesley ricostruisce in questo saggio la vita e i tempi di Ramses II, dagli sfarzi delle corti ai rapporti con i popoli confinanti.
Una città nata da due omicidi non avrebbe potuto non avere impressi nel proprio DNA caratteri di violenza. E infatti così è stato. La tragica fine di Tiberio e Gaio Gracco non sarebbe avvenuta se Roma non avesse privato i piccoli agricoltori delle loro terre per farne soldati alla conquista dell'Italia intera. Quelle campagne divennero preda dei latifondisti, mentre gli antichi proprietari, dopo la vittoria, furono trasformati in disoccupati o nullafacenti cronici. Fu la "rivoluzione" dei Gracchi a opporsi a questo arbitrio. Se si fosse realizzata, Roma non sarebbe stata invasa da migliaia di sottoproletari affamati, e non avrebbe conosciuto una lunga epoca di guerre civili. I fratelli Gracchi sarebbero stati gli eroi di un mondo diverso.
Vietnam del Sud, 16 marzo 1968. Per la Compagnia Charlie dell'esercito USA avrebbe dovuto essere una normale operazione militare, ma quattro ore dopo è ormai diventata una carneficina di civili inermi. Lungo le strade del piccolo villaggio di My Lai, centinaia di corpi di uomini, donne e bambini giacciono senza vita. Sono stati trucidati dagli uomini del capitano Ernest Medina. Incredibilmente, nonostante i rapporti di alcuni testimoni oculari, la strage viene occultata dai vertici dell'esercito. Ci vorrà più di un anno prima che un reduce riesca a far ascoltare la propria voce e, con l'aiuto dell'autore, a denunciare un crimine di guerra che porterà davanti alla Corte Marziale il capitano e alcuni degli uomini che parteciparono alla carneficina.
Se la corona di re dei bugiardi vanta pretendenti numerosi e illustri, certo Napoleone è uno dei più accreditati. Il figlio della Rivoluzione, che volle farsi raffigurare come un imperatore romano, non esitò a mentire né a riscrivere la sua storia pubblica e privata pur di costruirsi un'immagine immortale. Un talento, quello della menzogna, che - come dimostra lo storico Serge Cosseron - Bonaparte dimostrò fin dalla giovinezza.
Gli anni di piombo e la lotta armata ripercorsi attraverso gli occhi di un ragazzo della periferia romana. La Storia con la maiuscola e le storie private si intrecciano nel ritratto di un'adolescenza che vive alla stessa stregua le prime esperienze sessuali e l'adesione a un gruppo politico, le canne e la morte di un amico. Tra innocenza e violenza, rabbia e indignazione, questa è la testimonianza di una lunga estate feroce. Nato a Roma nel 1961, Duccio Cimatti si è laureato in sociologia e ha lavorato per due anni all'Ufficio Stampa del PCI. Ha fatto un corso da programmista regista. Nel cinema ha lavorato prima come assistente operatore cinematografico e poi come operatore di macchina e direttore della fotografia.
Lo scontro frontale tra Romani e Unni nella pianura dei Campi Catalaunici, l'attacco inglese a Kabul, la disastrosa sconfitta del generale Custer, la carneficina di Stalingrado, la conquista di Costantinopoli, l'assedio di Dien Bien Phu nel Vietnam del Nord, dimostrano che la storia è stata marchiata a fuoco non solo da impavidi eroi e geniali strateghi, ma soprattutto da fatali imprevisti, da banali dimenticanze, da clamorosi episodi di incompetenza. Dalle sanguinose zuffe corpo a corpo dell'antichità ai tecnologici conflitti contemporanei, il "fattore chiave" che ha determinato le sorti delle battaglie è spesso stato rappresentato da elementi minimi, regolarmente trascurati dalla storiografia ufficiale.
Furono anni insanguinati. Tormentati da intrighi e scontri di potere. Il primo a cadere fu Tiberio Gracco, giovanissimo leader del movimento democratico, linciato nel 133 a.C. Non ebbe miglior sorte l'aristocratico Scipione Emiliano, che venne trovato morto nel suo letto. Né riuscì a salvarsi Gaio Gracco. Autore di riforme ben più audaci di quelle del fratello Tiberio. E via di questo passo, tra conflitti, guerre civili e assassinii. Senza tregua né pietà. Fino alle morti celeberrime di Cesare, di Cicerone e di Antonio, che si tolse la vita dopo la sconfitta di Azio, seguito dalla sua sposa Cleopatra. Unico dominatore della scena politica Ottaviano, proclamato Augusto. Solo allora quel massacro durato un secolo poté considerarsi concluso.

