
In occasione del ventesimo anniversario della morte di Giovanni Maria Vannucci (Pistoia 1913 - Firenze 1984), volendo offrire un omaggio alla sua memoria, ma soprattutto continuare a valorizzare la sua testimonianza di vita, viene presentata la seguente bibliografia che cataloga i suoi scritti e i volumi da lui curati, e dà conto di quanto è stato pubblicato sulla sua persona e sulla sua opera.
Lo scritto è il "diario spirituale" nel senso più ampio e più profondo dell'espressione di un periodo di degenza ospedaliera. L'autore mette a nudo, ma sempre con la semplicità e il pudore di una garbata franchezza colloquiale, i sentimenti, i risentimenti, gli slanci spirituali e le riflessioni amare che la dolorosa congiuntura ha suscitato. La sistematica "umiliazione" del malato, proprio nel momento in cui egli è oggetto di "cura", è il tratto che più efficacemente accompagna il racconto di questa esperienza. "La divina tenerezza è pace, profonda pace, pace misericordiosa, sollievo. È salda come la buona terra su cui tutto riposa. La divina tenerezza tutto salva, vuole salvare tutto. E non dispera mai di nessuno. Crede che vi sia sempre una strada."
Nei quadri narrativi di Bobin, a colorire le sfumature dell'anima c'è solo una lucida consapevolezza e un'attesa della verità, di quella verità che accompagna ogni esistenza. All'inizio, nel primo dei racconti che s'intitola proprio "La parte mancante", si trova un passo che tacitamente segna l'intero sviluppo narrativo e in un certo senso etico di tutto il testo: "È sempre ciò che sei tu ad essere il vero". È vero ciò che si è, quando quello che si è il nucleo originario della persona - è formato dall'io e dal tu, dall'amore e dall'assenza, dal tempo che scorre e dal tempo che rifluisce, dal Dio che tace e si attende scrivendo. Questo è l'io che è sempre vero. E che è sempre mancante.
«Dialogo. Meglio della guerra! O di ogni astiosa controversia.
Dialogo: riconoscimento dell’altro, ascolto, tolleranza, fratellanza.
O forse: illusione, troppo comoda.
Quando si tratta di cose fondamentali, come evitare i contrasti, i rifiuti, le esclusioni?
Una società è tollerante soltanto in ciò che ritiene insignificante o di secondaria importanza.
Lo spirito di dialogo è forse soltanto segno di debolezza? Nei cristiani, sembra talora che il dialogo abbia rimpiazzato la missione. Non sarà forse che la loro fede si è affievolita?
Rifiutare il dialogo è procedere verso questo abominio: l’assassinio della parola. Ma cimentarsi significa affrontare una prova decisiva. Nel profondo di noi stessi»
I testi sulla pace che presentiamo sono ricavati da scritti ancora dattilografati da Luigi Sartori, e solo alcuni sono stati inseriti in pubblicazione ormai introvabili. Per l'attualità delle loro tematiche essi costituiscono un'occasione per riflettere e dimostrare come la storia per il cristiano è il "luogo" in cui riconoscere i segni dei tempi e le devianze ecclesiali dalla fedeltà a Cristo e al vangelo.
"Ci troviamo stretti tra due esigenze: quella di non mollare la presa su di lui come l'abbiamo conosciuto e praticato, di tenerlo, per così dire, in vita davanti e accanto a noi, e quella di un opportuno e salutare distacco. Un difficile contemperamento. Ma sono questi i due binari che ci consentiranno una comprensione e rappresentazione il più possibile compiuta di lui, di quello che io ho chiamato l''evento Turoldo'".
Un libro che nasce dal Santuario della Madonna del Divino Amore, situato nei pressi di Gualdo Tadino.
– Sentirti debitore verso gli altri non ti amareggia? – Al contrario. Penso che si tratti di una ricchezza. Al cuore della mia debolezza posso apprezzare il dono della presenza dell’ altro e offrirgli la mia umile presenza.
Alexandre Jollien (1975), cerebroleso dalla nascita, dopo diciassette anni di permanenza in un centro specializzato per handicappati, è riuscito a frequentare un istituto commerciale e, successivamente, a intraprendere lo studio della filosofia all’Università di Friburgo. Dopo questo suo primo libro, tiene sovente conferenze sul tema della differenza e della comunicazione. Di Alexandre Jollien le nostre edizioni hanno pubblicato anche il volume Il mestiere di uomo.
All’inizio del secolo scorso la pubblicazione di un libro dell’eremita Ilarion – Sulle montagne del Caucaso – scatenò dibattiti infuocati tra i monaci russi del Monte Athos e un’ampia discussione nella stessa società russa prerivoluzionaria. Condannate dalle autorità della Chiesa russa e all’origine dell’espulsione di centinaia di monaci russi dall’Athos, le tesi attorno al Nome di Dio contenute in quell’opera appartengono invece – come dimostrano con profondità teologica, acume critico e afflato spirituale queste pagine – al patrimonio aureo della letteratura spirituale ortodossa, assieme ai più noti Racconti di un pellegrino russo.
Ilarion Alfeev, vescovo di Vienna e Austria per i russi ortodossi, esperto di patristica, è dottore in filosofia all’Università di Oxford e in teologia all’Institut Saint-Serge di Parigi. Membro della Commissione teologica sinodale del Patriarcato ortodosso russo, è vescovo ausiliare di Mosca incaricato dei rapporti con gli organismi europei a Bruxelles.
“Un uomo che sa amare. E ama veramente”
(Ignazio IV, patriarca di Antiochia)
Si è sempre più stupiti della semplicità e dinamica evangelica di questo “padre” che, oltrepassati gli ottant’anni, continua a immaginare, progettare, stimolare la chiesa di oggi e di domani. Come “ridi-re” Cristo in un linguaggio comprensibile oggi, come andare all’essenziale della nostra fede nella libertà evangelica, come ridare senso cristiano a una società che sembra dimenticare le proprie radici: questa la “sollecitudine per tutte le chiese” che palpita nel cuore del Metropolita Emilianos. Una consonanza profonda con i padri della chiesa dei primi secoli che ce li fa sentire familiari, vivi in mezzo a noi, ancora capaci di sprigionare tesori di sapienza evangelica, così necessaria per i nostri giorni.
(dalla “Prefazione” di Enzo Bianchi, priore di Bose)
Emilianos Timiadis (1916), metropolita di Silyvria, è stato osservatore al concilio Vaticano II e, per venticinque anni, rappresentante del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli al Consiglio ecumenico delle chiese a Ginevra, nonché mem-bro di numerose commissioni di dialogo. Dal 1995 divide il suo tempo tra il Monastero di Bose e la diocesi di Eghion in Grecia.
Ci sono persone
che non si sarebbero mai innamorate
se non avessero sentito
parlare d’amore.
(François de La Rochefoucauld)
Non si può affrontare l'avventura più esaltante, ma anche più rischiosa dell’esistenza umana, quella dell’amore, senza la disponibilità a imparare sempre e di nuovo ad amare. Il vero incontro nell’amore, per una coppia ma anche per chiunque viva in relazione con altri, non può costruirsi solo su un istinto naturale o sulla buona volontà. Il presente testo vuole offrire delle prospettive concrete per vivere l’amore, presentando le declinazioni che può assumere l’imparare ad amare: imparare chi è l’altro, ascoltare le sue attese, essere fedele, non scoraggiarsi davanti ai conflitti, e indicando l’autentica scuola dell’amore nell’evangelo: rivelazione di un Dio-amore che invita i cristiani a vivere nell’amore.
Michel-Robert Bous (1909-2000), domenicano di Lille, ha lavorato per lunghi anni nella pastorale per i fidanzati e le giovani coppie. La sua sapienza evangelica e la sua esperienza ne hanno fatto una guida affidabile per quanti desiderano fare del proprio amore umano un segno credibile dell’amore di Dio per l’umanità.
“Dio non si lascia raggiungere facilmente.
Bisogna avere l’anima del nomade per trovarlo...”
(Théodore Monod).
Cosa avviene nell’uomo quando si lancia nell’avventura del cammino? Perché decide di partire? Da sempre l’uomo, in ogni cultura e spiritualità, si è messo in strada ed è partito, alla ricerca della felicità o attratto da una speranza. Seguendo la strada dei nomadi di Dio che nella Bibbia camminano al passo di una promessa, fino al pellegrino Gesù che nel corso del suo cammino illumina i passi di ogni uomo che incontra, l’autore ci presenta i pellegrinaggi di oggi, verso luoghi in cui uomini e donne cercano giorno dopo giorno uno squarcio di cielo sulle rive della loro terra. Queste pagine possono diventare compagne di viaggio in cui troveremo poesie, meditazioni, racconti, parole di conforto nel nostro metterci in cammino.
Jacques Nieuviarts (1950), religioso assunzionista, unisce le sue competenze di biblista e professore di esegesi a un’autentica passione per il pellegrinaggio e per le sue dimensioni di interiorità, passione che coltiva guidando ogni anno numerosi viaggi in Francia e in Terrasanta. Collaboratore delle Edizioni Bayard, ha curato tra l’altro una nuova traduzione del profeta Isaia.

