
«Portavano gli ammalati sulle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli, perché, quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro» (Atti 5,15). L’ombra di Pietro è l’immagine del gesto di Dio che ispira questa raccolta di meditazioni. È un Dio ‘di strada’ quello che viene raccontato qui: pronto a cogliere l’attimo di un incontro, al quale basta un gesto o una parola per cambiare l’intera geografia dell’anima, capace di gettare il seme tra i sassi e di attendere che arrivi a maturazione quando è il suo tempo. Il Signore allunga di poco la sua ombra e ossa aride riprendono vita. Proprio questo ‘imprevisto di Dio’ è ciò di cui oggi il Cristianesimo ha sommamente bisogno per ridare forza e nitore alla sua testimonianza. La fede può fare molto infatti, oltre ogni previsione, per rinvigorire i legami che rendono speranza alla fatica di essere uomini: legami buoni in favore dei quali Dio è pieno di grazia, come la storia di Gesù ha mostrato per sempre. Ma la vita è in molti modi appesantita anche da legami non buoni che avviliscono l’uomo, privandolo del gusto di essere al mondo. Questi cattivi legami devono essere sciolti. Soltanto una potenza che viene dall’alto lo può fare, liberando l’anima e il corpo da ciò che li opprime. Dio infatti non abbandona mai la sua creatura e non asseconda la nostra rassegnazione: continua a tessere, soprattutto là dove non ce lo aspettiamo, legami buoni e altre beatitudini.
PierAngelo Sequeri, nato a Milano nel 1944, è docente di Teologia fondamentale alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. è anche direttore del Laboratorio di Musicologia Applicata di Milano. Nell’ambito della sua ricerca e delle sue pubblicazioni in opere e riviste specializzate è prevalente l’interesse per le questioni di confine tra filosofia e teologia, psicologia e teologia, estetica e teologia. Fra gli scritti più recenti: Il timore di Dio, Vita e Pensiero, Milano 1993; Il Dio affidabile. Saggio di teologia fondamentale, Brescia 1996; L’estro di Dio. Saggi di estetica, Milano 2000; Senza volgersi indietro. Meditazioni per tempi forti, Vita e Pensiero, Milano 2000; L’umano alla prova, Vita e Pensiero, Milano 2002; L’idea della fede. Trattato di teologia fondamentale, Milano 2002; Musica e mistica, Roma 2005.
Anche il silenzio ha una sua biografia, quella scritta nella vita di chi si dedica alla meditazione. Come Pablo d'Ors, che in queste pagine ci racconta la sua avventura negli spazi della quiete silenziosa. Decidersi per questo viaggio significa abbandonare lo stato in cui sono immersi i nostri giorni, quell'atmosfera tossica di affanno, ricerca di emozioni, intorpidimento e, soprattutto, paura della vita. "Viviamo, sì, ma molto spesso siamo morti". Fermarsi e rimanere in silenzio, coltivando l'attenzione a sé e alla vita che accade: questa pratica fa incontrare deserti interiori, miraggi, spaesamenti; conosce la fatica, il tedio, la distrazione. Ma perseverare genera misteriosamente, in tempi e modi non prevedibili, frutti insperati: non solo una pace profonda e il contatto con l'io autentico, ma soprattutto un'intensa partecipazione alla vita così come ci viene incontro. Diversamente dai nostri sogni, la realtà non delude mai. "Non c'è nulla da inventare, basta ricevere quello che la vita ha inventato per noi". L'incontro fiducioso e perseverante con il maestro interiore ci insegna che vivere in modo diverso è possibile, che ogni vera ricerca ci porta nel luogo dove già ci troviamo, per apprezzarlo con occhi nuovi. Rinascere a questa gioia è semplice e alla portata di tutti.
Tutti sanno cosa vuol dire avere sete. È un'esperienza comune a ogni essere vivente, eppure possiede molteplici sfaccettature. Rimanda a significati di concretezza fisiologica come di tensione simbolica. Dice di bisogni e di desideri. Di vuoto e di slancio verso il pieno. Di tristezza e di morte come di ricerca attiva della freschezza di una sorgente. Avere sete e dissetarsi: di questo parla José Tolentino Mendonça nelle sue riflessioni che hanno guidato gli esercizi spirituali nel tempo di Quaresima per papa Francesco e la Curia romana, e che ora sono qui raccolte. C'è la sete vera, quella delle periferie del mondo, la sete di cui si muore, e c'è la sete che è dolore dell'anima, vulnerabilità estrema di una vita che non trova via d'uscita. C'è la sete che è malattia dell'essere sempre insoddisfatti, prigionieri della mercificazione del desiderio, ma c'è anche la sete che fa muovere, che diventa spinta per un nuovo viaggio esistenziale. È soprattutto questo, l'opportunità di crescita umana e spirituale offerta dalla sete, che a Tolentino preme sottolineare, ricercandone le tracce nelle Scritture come nella letteratura e nella poesia. Dalla samaritana che nel dialogo con Gesù scopre che non è dell'acqua del pozzo che ha sete, al desiderio di vedere il volto di Dio come sete viscerale di tutto il creato; dalla sete del Crocifisso che è sete degli uomini, alla beatitudine della sete che amplifica il nostro desiderio, la nostra ricerca di Dio. Fino alla scoperta del dono che la sete ci fa, l'acqua viva dello Spirito, e alla consolazione senza pari che proviamo nell'abbraccio dell'ultima frase di Gesù contenuta nelle Scritture, nel Libro dell'Apocalisse: «Chi ha sete, venga».
I giovani e la fede: un tema su cui molto si parla e ci si interroga, non di rado senza reale cognizione di causa. I testi qui raccolti, apparsi sul quotidiano «Avvenire» nel periodo ottobre-novembre 2023, con alcuni contributi inediti, sono preziosi perché costruiscono un ritratto affidabile della questione a partire da una ricerca sul campo e intensi colloqui personali con una platea larga e trasversale. Dentro l'unica categoria dei cosiddetti "increduli" si scoprono storie originali, ragioni una diversa dall'altra, ricerche spesso inquiete e dolorose, dove nulla è scontato. Ma per scoprire questo occorre mettersi in ascolto: perché ciascuno di questi giovani si è allontanato? Che cosa cerca? Che cosa sta vivendo, che cosa desidera per la propria vita? Un libro composto spesso più di domande che di risposte, capaci però di offrire una mappa accurata di un panorama in movimento e la chiave giusta per interpretare un mondo giovanile articolato, chiuso nella propria solitudine, dietro la quale si intuiscono ricerche, sofferenze, ricchezze.
Capitano nella vita certi momenti in cui nel grigiore della quotidianità si apre uno squarcio inaspettato, un balenio di qualcosa che ci sorprende ma nello stesso tempo sentiamo familiare. Sdraiati in mezzo all’erba di un prato o davanti all’acqua ferma di un lago la mattina presto, per un attimo ci sembra di essere circondati da una vastità smisurata al di là di ogni percezione, eppure avvertiamo che è sempre esistita, solo non l’avevamo notata prima. E può capitare anche in certe situazioni di crisi o di sofferenza, così come nell’ordinarietà della giornata. Per un istante ci sentiamo vibranti e insieme tranquilli, consapevoli di un mistero e avvolti da un’epifania che ci acquieta. Capita anche ai bambini, veri maestri di stupore silenzioso. Questi momenti sono un assaggio di cosa sia la contemplazione. Uno stato non solo dei grandi mistici, ma alla portata di tutti. Proprio ad accompagnare sulla via della contemplazione chi ne sentiva il desiderio si è dedicato per gran parte della vita Franz Jalics, che in questo libro ci mostra il cammino da intraprendere in un modo preciso ma semplice, quasi da ‘eserciziario spirituale’, e soprattutto condividendo la sua esperienza personale. Un cammino fatto di fede, di filosofia, di meditazione della Scrittura, di preghiera, ma anche di vita attiva. Perché il lavoro spirituale riguarda il nostro essere più autentico, una specie di presentimento della nostra vera patria, e la contemplazione non va separata dalla vita quotidiana, che anzi inonda di luce.
Se è vero che nella vecchiaia l’inevitabile decadimento del corpo fa sentire fragili, questa non è una condanna senza appello. Anzi, se accettata, la vecchiaia è un tempo propizio per la crescita interiore. Come scriveva san Paolo, «anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno». Si può crescere nell’amore, si può diventare meno impulsivi, più benevoli, più pazienti, meno severi e più comprensivi, più miti e misericordiosi. Quando ciò avviene, la vecchiaia non è tempo di sterilità, ma di una nuova feconda linfa che fa fiorire la vita. Paglia guida il lettore verso questa forza, tra citazioni bibliche e letterarie, ma anche traendo spunti dalle ultime ricerche di psicologia e neuroscienza. Una riflessione che affronta anche il tema della morte e dell’oltre cristiano, che ci assicura che tutto sarà accolto - e raccolto - al momento dell’uscita dal tempo storico della vita, per essere portato al suo compimento. «Sì, siamo mortali, ma non per la morte».
Una vivace e puntuale cronaca teologica delle giornate della III Conferenza generale dell'Episcopato latinoamericano, svoltosi a Puebla (Messico) dal 27 gennaio al 13 febbraio 1979
Edizione del centenario del capolavoro della Santa di Lisieux.
Una introduzione agile e sicura nei problemi teorici e pratici della preghiera.
Non teorie ne dimostrazioni dell'esistenza di Dio, ma un ampio ventaglio di esperienze di Dio.
Una convincente difesa dell'uomo in tutte le sue dimensioni.
Da queste dieci meditazioni si sprigiona una ricerca del volto di Dio, intravisto nella figura di Gesu.

