
Qual è la strategia migliore e più efficace per respingere l’assalto del diavolo? Inutile girarci intorno: all’atto pratico questa è la domanda. E a tale domanda questo fascicolo di «CredereOggi» intende rispondere proprio a partire da quel Rito dell’esorcismo che la chiesa attua quando avverte la presenza e l’azione del maligno e dei demoni nella storia personale e comunitaria degli uomini. Parlare del diavolo non lascia nessuno indifferenti e il dibattito è intenso anche se spesso sottotraccia. Gli esorcisti, poi, più che ministri per molti sono preti un po’ “misteriosi”, un po’ maghi, un po’ superuomini. La loro preparazione, tuttavia, non è delle migliori. È spesso frutto di un “apprendistato professionalizzante” acquisito “sul campo” a seguito di un “maestro”: più competenza pratica a contenuto “tecnico-professionale” che formazione teologica specifica iniziale e permanente. E se ne avverte (eccome!) il bisogno. L’esorcismo è in definitiva un’esperienza di fede molto intensa, in cui si tocca quasi con mano la presenza viva di Gesù e della comunità cristiana. Non può mai essere disattesa, nemmeno oggi, l’invocazione di aiuto che viene da vite tormentate dal male e da quel maligno che travaglia la storia ancorché la Pasqua di Cristo Signore ne abbia demolito il potere.
Autore
La rivista «CredereOggi» è pubblicata da più di quarant’anni dalle «Edizioni Messaggero Padova» sotto la responsabilità dei Frati minori conventuali di sant’Antonio di Padova. Contributi di: MATTEO DE MEO - CARMELO DOTOLO - PAOLO FLORETTA - COSTANTINO GILARDI - GIUSEPPE GIORDAN - LUIGI GIRARDI - ANDREA NICOLOTTI - GERMANO SCAGLIONI - MANLIO SODI
Per una teologia dell'infanzia Cosa credono i bambini? Figure autentiche di fede I bambini "fanno" vangelo!
Per una nuova teologia del lavoro Il senso del lavoro trascende il lavoro Lavoro: «fatica inconclusa» (Qo 1,3) Il lavoro come «luogo teologico»
La letteratura è sterminata. Tra male commesso e sofferto, ci sono elementi inediti sul male (metafisico, fisico, morale) da intercettare? O contesti culturali nuovi che ne riverberano metamorfosi? Certa metafisica e certa teologia/teodicea fanno problema nel postsecolare e nella complessità del vivere (psiche, sociale, economico, politico, spirituale) odierni. Occorre pensare altrimenti il male (fenomenologicamente, dice Ricoeur), a livello antropologico (corpo, innocenti... e psiche, crudeltà, malvagità...), economico-politico (discriminazioni, povertà, corruzione...), ecologico degrado, sfruttamento...),teologico-religioso (satana, esorcismi...), soteriologico (redenzione, riconciliazione...), interreligioso (violenza,...), pratico (sofferenza...). Non solo. L'epidemia che ha colpito il mondo è globale non più regionale, dando scacco al gioco delle discolpe e delle dottrine partigiane (distrettuali e mentali) insieme alle pratiche, alle teologie e alle teodicee delle religioni. Ci sono, poi, strutture di male o responsabilità ben chiare anche se collettive o di classe?
Un contributo per avviare un cammino sinodale in Italia. Richiesto dallo stesso Francesco (un asset centrale del pontificato), perché urge ed è necessaria una profonda riforma della comunità ecclesiale italiana, che non potrà mai darsi senza un coinvolgimento reale di tutti qualsivoglia sia l'età, il sesso o lo stato di vita: laici e clero, giovani e donne, consacrati e preti, compresi i più marginali come i poveri e gli anziani, per farci tutti insieme corresponsabili. È tutto un mondo ecclesiale (clericale) che, da ultimo, un solo piccolo virus ha sconvolto, facendo emergere e deflagrare una crisi già esistente a livello generale (troppe idee astratta e idealizzazioni) e a livello diocesano e parrocchiale: non possiamo restare fermi su pratiche inamovibili, la grazia di Dio non si limita ai sacramenti, dobbiamo aprirci a scoperte insospettabili, essere comunità in movimento, chiese in cammino. Dobbiamo riesaminare strutture, processi e modalità di esercizio del potere, potenziare le (ancora troppo rare) sinergie in tutti gli ambiti della missione, prendere parte attiva iniziando subito ad ascoltarci gli uni gli altri.
Continua l'attenzione della rivista al mondo animale, dopo il fascicolo dedicato all'ampia ricognizione del rapporto tra cristianesimo e animali (n. 162). Stavolta l'approccio è teologico: nei manuali di teologia della creazione a tutt'oggi non si riflette sugli animali come realtà creaturale propria, ma vengono inclusi in un contesto creazionale generico peraltro senza distinguere tra esseri non viventi ed esseri viventi non umani. È una lacuna che è doveroso superare anche perché il tema sta assumendo una rilevanza sempre crescente nelle scienze naturali (etologia, biodiversità...), nella filosofia (i diritti degli animali) e nella società (valore sociale della presenza di animali da compagnia, ambivalenze del consumo di prodotti animali da allevamenti intensivi...). Entrando in dialogo con le scienze naturali (abilità sensitive, emotive e cognitive degli animali), quali le conseguenze a livello teologico specialmente per l'etica teologica? Papa Francesco, parla del «valore proprio» di ogni creatura (Laudato si').
Nella storia il rapporto tra cattolicità e culture si è configurato in modalità molteplici implementandosi reciprocamente esuberando ora più l'una ora più l'altra. L'esito ha dato vita a quella pluralità di visioni che ancora oggi fatichiamo ad «ammettere» sia a livello ecclesiale che socio-ciulturale. Nel rapporto chiesa-mondo è forte (e a volte purtroppo preminente) ancora oggi un bisogno di determinare l'intra e l'extra obbligandosi quasi in un'alternativa aut-aut. Il fascicolo esplora, invece, un paradigma capace di valorizzare quell'intelligente mediazione tra cristianesimo (cattolicità) e culture in una comprensione reciproca e inclusiva (et-et) della varietà multiforme dei fenomeni che interessano entrambe. La fede non è più promotore o generatore di senso? Qualcuno pensa che la cultura europea e nordoccidentale stia meglio? Va superato tanto nella chiesa quanto nella società quell'eurocentrismo che tende ancora a «colonizzare» (e mortificare) ogni altra espressione della fede cristiana e delle culture d'altro genere. Direbbe papa Francesco che necessita un'«ospitalità» delle culture nella logica della «fraternità».
Dubbi (sul proprio essere e divenire) richieste di speranza, domande si «salvezza» oggi più di ieri (pandemia e guerra ci stanno sul collo) fanno capolino. Il senso cristiano della salvezza pare dimenticato; i cristiani stessi sembrano non capirlo più. Ma cosa significa salvarsi, trovare salvezza, essere salvati? Solo libertà da sofferenze, morte, schiavitù, contraddizioni, dal male? Chiede salvezza anche la «natura» e il cormo intero, ce ne rendiamo conto? Com’è che la salvezza che la chiesa annuncia e celebra pare non convincere o essere inefficace (decisiva)? Gesù («il Signore salva») l’ha data e fatta fino all’estremo e senza contraddizioni. E ci ha costituiti (come chiesa, comunità, fraternità) per implementarla nelle storie e nella storia. Un’alba di Pasqua (risurrezione) che la chiesa non solo non sa più dire, ma esita a celebrare e anche testimoniare? Ascoltare, valutare e scoprire che cosa sta succedendo su queste radicali questioni, inquietudini e domande è lo scopo di questo fascicolo. Le speranze terapeutiche e autosoteriche eccitano narcisisti, ma straziano gli oppressi e le vittime: salvezze fai dai te che non riescono. Diverse dalla salvezza cristiana che è, si dà ed è reale se conforme a Cristo.
L'Insegnamento della Religione Cattolica è una disciplina con finalità formativo-culturali tese a sviluppare competenze riferite alla fede cristiana cattolica, in dialogo con altre confessioni e religioni. Detto questo, il problema dell'ora di religione è sempre stato e rimane terreno di confronto e/o di scontro. Qui non si vuole ricostruire il filo di tali (vecchie) discussioni, ma esplorare scenari di un futuro possibile, tematizzare le nuove sfide nel contesto odierno così tanto ormai diversificato e plurale anche nella nostra area culturale mediterranea. Nessun cedimento alla retorica, ma analisi di dati (Rapporto annuale 2019 dell'Istat) e le acquisizioni più attuali delle scienze della religione e della teologia con lo scopo di ripensare i fondamentali dell'educazione religiosa nella scuola di tutti! Non poco se si pensa che la religione è e fa cultura, è esperienza di umanizzazione e di universalità, è sorgente e risorsa valoriale per tutti!
Il post-umano è una delle sfide del nostro tempo. Accelerata con la crisi pandemica, che ha esasperato il divario fra natura, cultura e umanità. Esprime il desiderio (tutto post-moderno) di superare, per quanto possibile, ogni limite che stringe l'umano per riuscire finalmente a liberarsene. È il limite della natura, che appare sempre più come un fardello pesante e insopportabile. Le spinte ecologiche intrigano più le nuove generazioni, ma nelle altre permane (vigoroso anche se dissimulato) il desiderio di governare la natura per non restarne in balìa. Ha buon gioco qui la crescita esponenziale del potere della tecnologia con la (non tanto camuffata) pretesa di offrire anche «salvezze». Tutti terreni fertili per ciò che si va determinando come «post-umano» e lo favorisce: una prospettiva di pensiero (paradigma), ma insieme anche un grande affare, che il mercato ha colto e sa gestire da par suo. Ci si para davanti una «nuova umanità», ma quale? È talmente ignota che non si sa ancora nominarla, definendola «post-umanità». Tuttavia è un «pensiero» in grado di dar ragione di tante tensioni ideologiche, sociali e politiche di questi tempi. «CredereOggi» raccoglie qui e riordina i frammenti di questa questione non per stigmatizzarla, ma per una più completa comprensione delle trasformazioni in atto, che intersecano inevitabilmente (e frontalmente) la teologia con la filosofa e l'antropologia.
Che esperienza cristiana vivono le persone LGBT+? E come la chiesa può sostenerla? Dopo "Persone omosessuali" (2000, n. 116) la rivista s'interroga ora sulle Persone LGBT+. Una riflessione che cerca di dire a tutti, ma in particolare ai cristiani LGBT+, che la propria condizione "omosessuale" non costituisce un ostacolo, ma rappresenta un peculiare cammino con Cristo Gesù. L'insegnamento della chiesa sulle questioni LGBT+ vive la tensione di un'accoglienza che non comprometta però la dottrina, concentrandosi su una pastorale che non bistratti l'orientamento sessuale, ma si adoperi per la maturazione dell'unica comune identità di creature nuove. Il dossier si lascia interpellare dall'amore degli uomini e delle donne credenti LGBT+ e ne indaga l'esperienza e la testimonianza dentro alla fraternità instaurata da Gesù: non vittime, ma fratelli. Oltre a una qualificata riflessione teologica si propongono riflessioni sotto il profilo bio-psicologico, socio-politico e giuridico. Dobbiamo pur capire perché il profondo rispetto ecclesiale per le diversità tutte (sociali, culturali, linguistiche, nazionali, etniche...) vacilli di fronte a quelle individuali. Fu lo Spirito che allora disse a Pietro: «Tre uomini ti cercano; alzati, scendi e va' con loro senza esitare, perché sono io che li ho mandati» (At 10,20). Eppure si continua a cavillare, a opporre resistenza...
L'autentico parlare a Dio è un amalgama di fede e dubbio. Dio non ha mai chiesto una fede cieca e assoluta, nel "Getsemani" Gesù stesso esprimerà suo il dubbio. Ma di quale dubbio si parla? Quello dello scettico o dell'agnostico? Come la fede non è una certezza, il dubbio non è la negazione di Dio: è una domanda. Ciò che sembra paradossale è che questo dubbio è sempre proporzionato all'intensità della fede stessa. Se è così, allora è possibile chiedersi: prima la certezza (della fiducia) o prima il dubbio (della mente)? Una riflessione teologica sul dubbio associato alla fede. Contributi di: Giorgio Bonaccorso, Ezio Bolis, Giacomo Canobbio, Ferruccio Ceragioli, Leonardo Lepore, Raffaele Maiolini, Enzo Pace, Piero Stefani, Roberto Vignolo.

