
Apparso a puntate tra il 2004 e il 2005 su Nazione Indiana suscitando la curiosità e l'interesse dei navigatori della rete, "Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia" è il testo dove meglio si manifesta la dimensione di "opera in corso", segno distintivo dell'itinerario letterario di Dario Voltolini. Questo diario in versi, o meglio "spartito da far interpretare a un certo numero di voci sintetiche" sfugge a qualunque classificazione di genere e si presenta come un libero susseguirsi di immagini poetiche, di intensi squarci dello sguardo sulla bellezza, sulla normalità o l'assurdità del reale e del genere umano. Se le scimmie uscissero dalla gabbia forse vedrebbero ciò che noi immaginiamo, forse leggerebbero nei pensieri che Voltolini, con uno stile chirurgico e trasecolato, descrive.
In una città devastata dalla paura e dal dolore ci sono almeno due persone che gioiscono, segretamente, della possibile morte l'una dell'altra. Quella dell'11 settembre 2001 è una mattina come tante nella routine quotidiana di Marshall e Joyce. Lei esce presto per salire sul volo diretto a San Francisco dall'aeroporto di Newark. Lui fa tardi al lavoro per flirtare con la maestra d'asilo di sua figlia. Giunge al World Trade Center appena in tempo per vedere l'inferno e salvarsi. Dall'ufficio di Joyce, intanto, arriva un contrordine che le risparmia di perdere la vita sull'aereo che si schianterà in Pennsylvania. Sopravvivere al più grande attentato che il terrorismo internazionale sia mai riuscito a mettere a segno nel cuore d'America non significa però scampare al caos di un'esistenza allo sbando. Perché Joyce e Marshall, dopo essersi amati, sposati e aver generato due figli, stanno ora combattendo la più feroce e avvilente delle guerre: il divorzio. Ma il loro disordine "particolare" non che è il frammento di una più vasta crisi della famiglia, della società e della politica del paese. Con sguardo impietoso, scrittura graffiante e soprassalti visionari Ken Kalfus racconta l'America in modo dissacrante, rivelandosi uno dei più arditi narratori della sua generazione.
"Una donna anche quando è calma non è mai veramente tranquilla. Ogni donna è tutte le donne, come se all'interno di una donna ci fossero tutte le età e tutte le donne insieme. Scrivere sulle donne è come dare una struttura a un mistero. Ma è impossibile farlo con un libro lineare, ho cercato piuttosto di avvicinarmi alla geometria dei fiori, In questo senso la donna è una natura." (Filippo Timi). Dal fallimento di un rapporto all'eros delle notti d'amore, dalla ricerca disperata di un uomo alla rassegnazione casalinga forzata, mortificazione, ferite, eccitazione e abbrutimento. È un insieme di storie, con un filo ideale che le collega, dove non sono i personaggi ad avere un volto ma le emozioni.
Uno sgangherato telefonino guardato con apprensione al suo arrivo a Shanghai, l'incontro apparentemente casuale con la bellissima e misteriosa Li Qi, e l'ambiguo Zhang Xiangzhi che non lo molla un attimo. Una voce amata (sarebbe dunque mai finita con Marie?) che gli arriva al cellulare attraversando continenti e fusi orari, una memorabile fuga a tre in moto lungo le strade della periferia di Pechino e infine di nuovo Marie (sarebbe dunque mai finita con Marie?), insieme a lei lungo i sentieri e nel mare dell'Isola d'Elba.
Filo, il protagonista del romanzo, è sceso in guerra per riscattarsi: spesso subisce cocenti sconfitte, dai risvolti comici irresistibili, talvolta riesce a trionfare. La vita che scorre a un ritmo vertiginoso nelle pagine di questo libro è una lunga lotta contro la fame di amore, di cibo e di sesso. Ma soprattutto di riconoscimento umano. Riuscirà Filo a vincere e a vendicarsi? O almeno ad essere accettato? A sua disposizione ha una strepitosa energia fisica e un umorismo che colora tutte le sue avventure: a scuola, in parrocchia, sulla pista di pattinaggio, nella giungla dei ritrovi gay, tra le quinte del palcoscenico, a letto.
"Placida, altruista, intelligente, bella. Grande cuoca. Di donne come te non ce ne sono più, hanno buttato via lo stampo". "L'icona della Moglie dell'Artista", la definisce il celebre romanziere Sam Shapiro. È la moglie del grande editore ottantenne Herb Lee. Trent'anni più giovane di lui, completamente dedita da quasi altrettanti al grande leone dell'editoria, Pippa lo accompagna nella sua ultima imprevedibile decisione: trasferirsi da Manhattan a Marigold Village, un comprensorio per pensionati fuori città, fra i tagliaerbe rumorosi del quartiere residenziale e i caffè suburbani consumati in fretta la mattina. E da quella prospettiva percepita come una velata anticamera della morte, Pippa, come una Mrs Dalloway contemporanea, si sposta tra i ricordi pericolanti di una memoria incerta. Dietro l'immagine olimpica della donna perfetta del presente, compare all'improvviso la ragazza dall'infanzia sofferente che la fuga a New York e gli incontri con un'umanità variamente "spostata" mettono a rischio di naufragio. Fino all'incontro con Herb, che le regala l'agio, i figli, la sicurezza, la salvezza. Ma sarà stata davvero una fortuna incontrare quest'uomo? Sarà la vita, il più imprevedibile dei narratori, a scrivere il finale di questa storia.
"C'era un poliziotto in una serie di romanzi gialli degli anni Trenta, che diceva una cosa, diceva in un mistero, forse, non è così importante scoprire chi è l'assassino, in un giallo, in un vero giallo, il mistero più importante è sempre lo stesso: quello del cuore umano. Nel dicembre del 1965, poco più di un anno prima di essere ritrovato nella stanza 219 dell'Hotel Savoy di Sanremo ucciso da un colpo di pistola alla testa, Luigi Tenco era andato in Argentina, dove rimase dieci giorni. Cosa ha lasciato, laggiù, in quel viaggio. Cosa si è portato dietro. Cosa si è portato dentro. Il 27 gennaio 1967, dopo che la sua canzone è stata eliminata dal Festival di Sanremo, Luigi Tenco si chiude in quella camera d'albergo e si spara. Per qualcuno c'è qualcosa di poco chiaro in quel suicidio, per altri non è neanche un suicidio, ma questo adesso non ci interessa, questa è un'altra storia. A noi, adesso, interessa un altro mistero. Il mistero del cuore umano." Il mistero che Carlo Lucarelli racconta ha per protagonista un ispettore della polizia di Sanremo, che subito dopo il suicidio di Tenco viene incaricato d'investigare sul viaggio del cantante a Buenos Aires. Una storia sottile, sensuale, malinconica, uno spettacolo teatrale di Giorgio Ugozzoli, con la regia di Gigi Dall'Aglio, le musiche di Alessandro Nidi, interpretato da Masela Foschi e Adolfo Margiotta.
Dal ghetto nero di Milwaukee fino a Wall Street, la vita di Chris Gardner incarna il sogno americano e le sue contraddizioni. L'infanzia trascorsa a cercare di difendere se stesso, sua madre e le sorelle da un patrigno ubriaco e violento, l'adolescenza a inseguire le conquiste dei movimenti per i diritti civili nelle parole dei leader neri più carismatici, da Muhammed Ali a Martin Luther King. L'arrivo nella San Francisco tollerante e multiculturale degli anni Ottanta dove, per circostanze imprevedibili, Chris si ritrova da un giorno all'altro tra i tanti senzatetto che vivono ai margini della società, con un misero stipendio da tirocinante e un figlio piccolo da mantenere. Trascinandosi dietro la sua casa in un passeggino blu sgangherato, tra mense per poveri e ricoveri d'emergenza, arrivando a dormire nei bagni della metropolitana, Chris scopre i vincoli di solidarietà spontanei che si creano tra chi vive per strada. È proprio il legame col figlio a dargli la forza e il coraggio di cambiare la sua vita.
In questo libro si conosce il destino miserabile degli indiani d'America, oggi detti, "nativi", che l'autore va a visitare nelle squallide porzioni di terra loro concesse dal governo degli Stati Uniti, le riserve, appunto, e ritrae nell'atto di rimandare a domani il loro ultimo respiro. Questo libro è il sopralluogo nella loro agonia, agonia di una cultura oltre che di un popolo, ancora più vergognosa perché artificialmente prolungata dall'accanimento conservativo con cui i "visi pallidi" continuano ad alimentare il mito costruito attorno ai pellirossa dopo averli sterminati.
"Guerra alla tristezza!" è la ricerca di un antidoto all'infelicità. Sessanta storie scritte dagli anni Ottanta sino a oggi, in cui Albinati si avvicina profondamente al dolore per scrutarlo e incarnarlo e poi fuggire verso la fantasia e la bellezza. I toni sono scherzosi, profondi e imprendibili: come se nulla fosse troppo serio per non essere affrontato anche nello spazio di poche pagine, di poche righe. Il coma, la morte, la follia, i fantasmi, le bombe, gli acidi, il mito, l'amicizia. Ogni personaggio richiede che la sua avventura sia narrata con una lingua speciale, inventata da lui e soltanto per lui. Il realismo più puntuale si coniuga a impennate fantastiche. Persino gli animali prigionieri cantano per illustrare la loro condizione ai visitatori dello zoo. E i sogni sono popolati da personaggi presi dalla cronaca e tradotti nel mondo e nella lingua della letteratura. Dialoghi amorosi e filosofici, dispute sull'esistenza di Dio in pizzeria, sul sapore della carne di cavallo, su come guarisce una spalla, su come si salva il mondo sparando o si perdono dieci chili di troppo; e poi Babbo Natale, Peter Lorre, Stephen King, i bombardamenti su Belgrado, Richard Gere nella pubblicità dei Ferrero Rocher; i mujaheddin afghani, Tirana e il dittatore albanese Enver Hoxha, il leggendario bassista Jaco Pastorius; e ancora l'uomo sulla Luna, la Lega, lo sci nautico, la galera e il circo, le operazioni agli occhi, Jimmy Sommerville e Gisele Bundchen, compaiono pagina dopo pagina.
Giovanni Carta è un esordiente già maturo nello stile e nella narrazione, afferra storie e le regala al lettore prima che diventino storia, romanzo, omaggiando in questo il racconto orale piuttosto che l'imperialismo del personaggio. I racconti sono però legati in una struttura a cerchi concentrici che tende a imitare l'intreccio dei cesti di giunco, manufatti ricorrenti sia nella narrazione che nella vita quotidiana di un tempo nei paesi dell'entroterra sardo. Non essendo presente in Sardegna nessuna forma di letteratura scritta in lingua (le uniche sono le trascrizioni delle poesie, improvvisate o meno), fino a poco tempo fa questi cesti, con le loro decorazioni raffiguranti scene di caccia o balli, costituivano una delle poche forme di narrazione non orale, sebbene ristretta a pochi temi. Allo stesso modo, la progressione dei racconti è concentrica: i racconti esterni (il primo, il secondo, il sesto e il settimo) sono i più recenti e concatenati, quelli interni (il terzo, il quarto e il quinto) i più lontani nel tempo. La successione delle storie costruisce una sorta di ironica Vita Rustica, ostentando i particolari toponomastici, economici e sociali in un ricco apparato di note, e calando veramente il lettore nella quotidianità sarda contemporanea: giocando con i cliche regionalistici, liberandoci così da essi.
Leonardo, scrittore e professore universitario, dopo lo scandalo che ha distrutto la sua vita familiare e la sua carriera letteraria, si è ritirato nel piccolo paese natale dove conduce un'esistenza ritirata e solitaria. I tempi in cui era un padre felice, le sue lezioni affollate e le sue letture che riempivano i teatri, sono lontani: Leonardo da sette anni non scrive e non ha notizie della moglie e della figlia. Ma non è solo la sua vita ad aver subito un tracollo. Nel paese dilaga la barbarie. Rapine, sopraffazioni, omicidi, bande. L'esercito che tutti pensavano impegnato a bloccare l'invasione degli "esterni" è allo sbando. La gente ha paura e si arma: nascono ronde e corpi armati per difendere le frontiere, le città, le case. I telefoni smettono di funzionare, la televisione di fornire notizie, le banche di erogare denaro. L'ondata di violenza giunge anche fra le colline dove Leonardo ha cercato rifugio, costringendolo a fare i conti con il nuovo mondo e la sua spietatezza. Unica via di scampo sembra essere la fuga a occidente. Inizia così un viaggio pieno di insidie, avventure, drammi che porterà il protagonista a sperimentare sulla sua pelle l'evoluzione dell'odio, del coraggio e del male. Davide Longo, tra le voci più importanti della nuova narrativa, scrive un romanzo sul nostro paese senza mai nominarlo, un luogo dove l'odio comanda, unisce e divide gli uomini ridotti a distruggersi e umiliarsi per sopravvivere.

