
"'Diario arabo' è stato dettato dal contingente, giorno per giorno, ma l'interesse dei lettori è continuato anche dopo la guerra del Golfo. Evidentemente sono riuscito ad andare "dentro la notizia" sì da collocare i vari capitoli del diario in una dimensione non effimera. E ciò nel tentativo di spiegare "l'alterità, la mobilità del diverso". La crisi, annosa e amara, del Medio Oriente che coinvolge due grandi popoli di Dio (il palestinese, l'israeliano), ansiosi di vivere sereni in una stessa piccola terra, non è più reclusa nella geografia politica. Si è mondializzata. E i segni imperiosi della Cultura che nel Corano sono profondi ci suggeriscono la necessità di una metamorfosi disperatamente difficile." (Igor Man)
È il 1985 quando durante una rapina in un negozio di alimentari un uomo viene ucciso. Sulla base di una sola testimonianza oculare viene arrestato e condannato alla pena di morte per iniezione letale Gary Graham, un giovane afroamericano che ha già qualche precedente penale. Partendo dai dubbi di uno dei giurati, che dopo la conclusione del processo continua l'indagine per proprio conto, Ellroy costruisce un'investigazione parallela che conduce il lettore nell'orrore di un omicidio.
Isabella, una giovane ragazza abbandonata dal suo fidanzato, decide di partire per un viaggio. Arrivata in Marocco, Isabella si lascia poco a poco trascinare da un mondo che non conosce ma la affascina, fino a quando un giorno, sulla spiaggia, incontra un pittore marocchino. La ragazza gli chiede di farle un ritratto, e il pittore acconsente, a patto che Isabella non ponga limiti di tempo al completamento dell'opera. Nasce così un legame, un confronto fra due culture e due fedi, un'attrazione che è insieme spirituale e fisica, e il lungo dialogo fra i due si trasforma per Isabella in un percorso di rinascita.
Allestita una dozzina di anni fa dal Birmingham Repertory Theatre, la commedia di Lodge è ambientata in una fattoria del Dorset. Ne sono protagonisti scrittori e aspiranti tali: i primi insegnano, i secondi imparano. Ma tutti fanno i conti con le proprie emozioni, i sogni di gloria più o meno realizzati, i bisogni di esprimere disagi e, forse, talenti.
Questo libro, reso famoso dal film di Stanely Kubrick con Peter Sellers, continua da più di trent'anni a minacciare i lettori con l'arma pacifista della comicità e della satira. La storia è quella dei tentativi per evitare la catastrofe nucleare, dopo che un generale americano, convinto che i comunisti avvelenino gli umori vitali, ha dato il via all'operazione R, escogitata per rendere più credibile il deterrente americano. Perché "Il dottor Stranamore" è ancora d'attualità? Forse la chiave di questa anarchica immaginazione è nel sottotitolo, in quell'invito paradossale a non preoccuparsi e ad amare ordigni di distruzione e di morte, senza che l'uomo che ne scatena la forza distruttiva possa vederne immediatamente gli effetti.
Generalmente ascoltati nell'orchestrazione moderna di Carl Orff ma raramente letti, i "Carmina Burana" sono una raccolta di canti medioevali composti in latino e medio-alto tedesco. Vivace espressione della cultura goliardica dei clerici vagantes, cantano, con toni ora festosi ora malinconici, il desiderio di piaceri terreni, l'amore per la vita errabonda e il rifiuto totale della ricchezza. Come spiega il curatore di questa edizione, i "Carmina Burana" rappresentano un'originale chiave di lettura del Medioevo perché nella loro esaltazione della libertà esprimono una forte protesta contro le istituzioni civili e religiose di quel tempo.
È l'estate del 1997. Alec ritorna nella casa natale per prendersi cura della madre, gravemente ammalata. Suo fratello Larry, alle prese a San Francisco con una carriera televisiva in rapida caduta e con un matrimonio che va a pezzi, lo raggiunge poco dopo, mentre a Parigi Laszlo Lazar, esule ungherese, acclamato scrittore la cui opera è in corso di traduzione da parte di Alec, vive tragicamente il ricordo dell'invasione del 1956, e porta chiuso nel cuore un terribile rimorso.
Intorno a Jenin non è restato nulla. La guerra ha devastato tutto. Solo corpi esangui, ricordi, e la scarpa abbandonata di un bambino, che Jenin spera di vedere ancora, a piedi nudi, alla ricerca della sua scarpa perduta. Mentre percorre questo paesaggio devastato dalla guerra, Jenin canta un'elegia di dolore e rabbia, un inno alla vita, violentata senza scrupoli dai conflitti.
La storia dei Cleary inizia ai primi del '900 e si conclude ai giorni nostri, nel grandioso scenario naturale dell'Australia. Gli anni consumano le vite in una vicenda di sentimenti e passioni, di fede e amore, sulla quale si stende grave e inesorabile il senso della giustizia divina. I personaggi soprattutto memorabili figure femminili, tenere e orgogliose - vanno incontro al destino come gli uccelli di rovo della leggenda australiana, che cercano le spine con cui si danno la morte.
Organizzati secondo una logica tematica, questi saggi, apparsi su quotidiani e riviste tra il 1973 e il 1976, ripropongono Eco come semiologo del quotidiano, attento e curioso critico del costume e del linguaggio dei mezzi di comunicazione di massa. Eco riferisce quanto avviene alla periferia dell'impero americano, cioè nei paesi dell'area mediterranea, analizzando in modo apparentemente divagante gli slogan pubblicitari, le conversazioni della gente in treno, il discorso di Paolo VI sulla pillola, le invettive di Fanfani contro la pornografia. Tanti brevi racconti di un'Italia in trasformazione, ma ancora un po' bigotta e provinciale.
Inghilterra, 1838. Charles Stowe, figlio di un ricco mercante, parte per l'Estremo Oriente alla ricerca del tè più delicato. Nelle Indie scoprirà l'esistenza del misterioso tè bianco, il cui commercio è nelle mani dell'altrettanto misterioso Lu Chen. Ossessionato dal tè, ma soprattutto dalla bellissima Loan, moglie di Lu Chen, Charles accetta un patto pericoloso: in cambio di un carico d'oppio, potrà passare sette giorni in compagnia di Loan, ma se alla fine non avrà la forza di partire abbandonandola, dovrà pagare con la sua vita.
Un padre, ormai anziano. Un figlio in viaggio, partito per un paese lontano alla ricerca della felicità. E, a tessere un filo tra i due, un lungo monologo, un racconto in prima persona che esplora con pudore lacerante la difficoltà e spesso l'impossibilità di essere genitore, di essere figlio.

