
La Cina non diventerà mai come gli Stati Uniti. E non perché non possa, ma perché non vuole. Il libro indaga le radici profonde di una contesa che non riguarda soltanto potere ed egemonia, ma differenti idee dell’essere umano, della società e del governo. Da un lato l’Occidente figlio di Hobbes che ha costruito la propria modernità sul dominio, l’espansione e la paura. Dall’altro la Cina erede di Confucio, che pensa la modernizzazione come armonia e continuità tra tradizione e innovazione. Attraverso un percorso che intreccia filosofia, storia, politica ed economia, il volume offre un confronto chiaro e provocatorio fra il progetto globale americano e quello cinese, fino ad arrivare alla contesa tecnologica e alla trasformazione di un ordine globale sempre più policentrico. Il cosiddetto Occidente, con gli USA in primis, sarà in grado di adattarsi a un mondo mutato e accettare la sfida posta da Pechino? In gioco, c’è la scelta tra guerra e pace. Prefazione di Luciano Canfora.
Le dittature e i regimi autoritari non amano la libertà di stampa e la reprimono con ogni mezzo, dalla censura all’arresto di giornalisti. La differenza fra regimi autoritari e democrazia in rapporto all’informazione è quindi ovvia. Meno esplorato è il processo che tende oggi a ridurre questa differenza. I metodi non sono altrettanto brutali, ma a lungo andare le conseguenze per la salute della democrazia possono essere altrettanto devastanti, complici anche i social network e l’intelligenza artificiale. Questo libro analizza un nemico subdolo, che si nutre di pressioni da parte del potere, di epurazioni, piaggerie e carrierismi, di un "circo mediatico" in cui i protagonisti sono sempre gli stessi, di format televisivi intercambiabili che finiscono per esprimere una sorte di rete unificata. Denunciare, frenare, magari invertire questa deriva diventa assolutamente vitale.

