
Il lungo processo diventa l'occasione per Paolo per testimoniare la sua fede nel Cristo risorto, la cui gloria aveva visto sulla strada per Damasco e dal quale era stato chiamato per poter portare la sua Parola ai gentili. Nella visione lucana la fede di Paolo, fariseo figlio di farisei, nel Cristo risorto non comporta l'abbandono della fede dei padri. Luca ritiene che Paolo sia l'espressione più perfetta della continuità, nel disegno salvifico voluto da Dio e rivelato da Gesù Cristo, tra Israele e la Chiesa. Per Luca non c'è alcuna cesura tra le promesse divine annunciate nell'Antico Testamento, la venuta di Gesù riconosciuto come il Messia, la successiva nascita della Chiesa, dopo la risurrezione del Cristo, e la missione ai pagani. La promessa nella risurrezione dei morti, in cui anche l'Israele autentico credeva, si è già adempiuta in Cristo. Con il trasferimento del processo a carico di Paolo a Roma si avvera quello che il Signore risorto aveva predetto ai suoi discepoli prima di ascendere al cielo: «e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8). E che successivamente in due visioni, accennate anche in 2Cor 12,1, Cristo risorto aveva preannunciato allo stesso Paolo (At 22,21; 23,11).
Perché Gesù chiede ai suoi discepoli, in modo così perentorio, di diventare come bambini per entrare nel Regno dei cieli? In un tempo segnato dalla crisi climatica, da guerre, tensioni sociali ed il ritorno di antiche e mai sopite correnti nazionaliste e razziste, parlare di farsi come bambini, di disarmarsi, di aprirsi con fiducia a Dio e al mondo sembra proprio che non abbia spazio. Eppure, il Vangelo continua ad interpellarci, a proporci un modo di vivere autentico, segnato dal dono piuttosto che dal possesso. Ma questo ha bisogno della postura dei bambini per essere realizzato. In queste pagine il lettore è accompagnato a scoprire che l'infanzia evangelica non è solo semplicità e fiducia, ma soprattutto fragilità, affidamento nella debolezza e un desiderio di crescere sconfinato. Si tratta della condizione di chi non ha nulla e proprio per questo si affida totalmente all'amore gratuito e non alla logica del commercio imperante in questo mondo. Il libro si sviluppa in due parti: la prima, di respiro prettamente teologico, intreccia Scrittura, Magistero, la "piccola via" di Santa Teresa di Gesù Bambino e, con sorprendente originalità, anche suggestioni letterarie tratte da autori apparentemente lontani come Stephen King; la seconda, più meditativa, propone passi concreti per vivere una spiritualità del dono: riconoscersi amati da Dio per una vita autentica, riconciliarsi con le proprie ferite, scegliere la via della gioia, della misericordia e del servizio in un continuo discernimento personale e comunitario.

