Sebastiano del Piombo è pittore al seguito del "Magnifico" mecenate Agostino Chigi quando realizza il Ritratto di umanista (oggi conservato alla National Gallery di Washington). La corte del ricco banchiere è il prototipo della fertile commistione culturale dell'Umanesimo e quale dei suoi tanti ospiti fosse stato il soggetto del dipinto è rimasto per secoli un mistero, finché proprio i rimandi impliciti ai numerosi intrecci della storia hanno portato la nostra autrice a Fernando Colombo, il figlio di Cristoforo. Come il padre viaggiatore curioso, ma anche erudito collezionista di libri, disegni e stampe, instaurò con il Piombo e con l'imprenditore senese quel rapporto di reciproca stima che porterà al ritratto. Dopo tanto vagare e memore di Casa Chigi, Fernando edificherà la sua dimora a Siviglia (la nuova Roma) per custodire la biblioteca universale che da sempre, e ancor oggi, è il sogno di ogni umanista, una dimora a cui non poteva mancare il giardino, ricco di piante quanto la villa lo era di libri e disegni.
Atti degli apostoli Esegesi
Per terra e per mare.
Introduzione alla sezione At 15,36-21,14 (pag. 3)
Annalisa Guida
Paolo all’Areòpago di Atene. Il vangelo tra le filosofie (pag. 7)
Dionisio Candido
Tra gli interessi di Artèmide e quelli di Roma: uno spazio per la via di Gesù (At 19,21-40) (pag. 13)
Ombretta Pettigiani
Tutto per il vangelo.
L’addio di Paolo agli anziani di Èfeso (At 20,17-38) (pag. 19)
Mirko Montaguti
Approfondimenti
Le città del cristianesimo antico
Corinto (pag. 24)
Dario Garribba
I personaggi di Atti
Sila, Timòteo, Aquila e Priscilla e gli altri collaboratori. Non semplici gregari (pag. 29)
Carlo Broccardo
Atti e mondo classico
Paolo e i filosofi. Epicureismo e stoicismo (pag. 34)
Matteo Crimella
Questioni teologiche
Fede e cultura. Un orizzonte teologico tra il “già” e il “non ancora” (pag. 40)
Francesco Cosentino
Rubriche Lavoro ed economia
«Scoppiò un grande tumulto» (AT 19,23).
Il diritto allo sciopero (pag. 49)
Alberto Tampieri
Pellegrinaggi
L’origine del pellegrinaggio a Santiago (pag. 52)
Mirko Montaguti
Apostolato biblico
Gesù è il giubileo cristiano (Lc 4, 16-30) (pag. 55)
Carmelo Pellegrino
Vetrina biblica
Recensioni (pag. 57)
Inserto staccabile Renderò la mia testimonianza
La parola accolta crea comunità
Laura Bernardi
Perché nel 397 Agostino interrompe il De doctrina christiana, una delle sue opere più ambiziose e sistematiche, lasciandola trent'anni da parte, per concluderla soltanto a pochi anni dalla morte? Cosa nasconde la vicenda tormentata di uno dei grandi classici dell'Occidente, summa insuperata della cultura cristiana? A partire da questi interrogativi, tramite un rigoroso metodo storico-critico e un'indagine analitica delle opere e della storiografia agostiniane, il volume tenta una reinterpretazione globale e innovativa del pensiero del doctor gratiae. Il De doctrina christiana incompiuto è il culmine del platonismo cristiano del primo Agostino, umanista apologeta del libero arbitrio. Esso precede e non segue l'Ad Simplicianum, l'opera che inaugura la teologia del nuovo, dell'altro Agostino, antiumanista confessore della predestinata, onnipotente grazia indebita e della peccaminosa impotenza della libertà umana. Le Confessiones ritrattano l'opera interrotta, definendo la nuova, eteronoma doctrina christiana: l'identità dell'interiorità dipende dall'alterità indisponibile della grazia; l'uomo conosce e ama Dio soltanto se lo Spirito vuole conoscere e amare Dio in lui. Il tardo completamento del De doctrina christiana compie la riflessione sull'ermeneutica e sulla retorica dello Spirito, unico vero Interprete della Scrittura, unica irresistibile Parola di persuasione, sì che la teologia della grazia rivelerà il suo debito - finora insospettato - rispetto alla teoria ciceroniana degli stili retorici. L'agostinismo maturo - di cui non solo il De Trinitate o il De civitate Dei, ma anche le convergenti opere antipelagiane sono componente strutturale e non emarginabile - è quindi interpretato come rivoluzionaria dialettica tra ragione (natura, libertà) e grazia, tra persistente, ma subordinata ontoteologia platonizzante (già definita dal primo Agostino) e nuova, dominante teologia del Dono. Ad immagine del san Bartolomeo di Michelangelo, l'altro Agostino, strappato a sé dalla violenza della grazia, toglie ed esibisce il resto del primo Agostino, così come il tardo completamento del De doctrina christiana ritratta, recupera e implicitamente sconfessa l'antica parte dell'opera. Al cospetto del Dono, il potere della natura, della libertà, della stessa ragione non può che essere svuotato e sospeso.
Il volume ripercorre la vicenda collezionistica di una famiglia di facoltosi mercanti di origine bergamasca trapiantatisi nel Cinquecento a Venezia dove intrapresero, con successo, la scalata sociale con l'ottenimento del titolo nobiliare, coronato dall'acquisto di un palazzo sul Canal Grande che offrì lo spazio ideale per ospitare quella che divenne una delle maggiori raccolte d'arte esistenti nella città negli anni Sessanta del Seicento. Gli inventari della quadreria, pubblicati nel presente volume e indagati attraverso l'incrocio con le fonti contemporanee e tramite chiavi di lettura in cui si compenetrano i rapporti tra collezionismo, storiografia e commercio artistico, consentono non solo di ripercorrere la storia della raccolta, ma anche di ricostruire il ruolo di Agostino e Donato Correggio in qualità di collezionisti e mecenati.
La graphic novel racconta la storia di Alfredo Agosta, un Maresciallo dei Carabinieri che, a Catania, venne ucciso dalla mafia a soli 49 anni. Agosta era un eccellente investigatore e le sue indagini si concentrarono principalmente sugli appalti pubblici abusivi, sul traffico di droga, sulle estorsioni e il contrabbando di armi. Le sue inchieste infastidirono i poteri malavitosi che in quel periodo dominavano la città e ciò segnò il suo destino, diventando così l'ennesima vittima di mafia. Il Maresciallo visse quando la mafia cominciava a mostrare il suo aspetto più feroce. Era quella mafia stragista che ad uno sgarro rispondeva con la morte e che, col pizzo e le mazzette, si appropriava del lavoro degli onesti cittadini per dettare legge su tutti e tutto. Agosta conosceva molto bene i rischi ai quali andava incontro, tuttavia continuò le sue indagini con l'intento di raggiungere la verità. Ciò ha fatto di lui una persona straordinaria che non può e non deve essere dimenticata.