Carta di Laura Canali
La testa del serpente
L’editoriale del numero di Limes 7/18, Attacco all’impero persiano.
Carta di Laura Canali
STAVOLTA L’IRAN HA CAPITO CHE DELL’AMERICA NON CI SI PUÒ FIDARE MAI
Il voltafaccia statunitense sul nucleare ha rafforzato la corrente della politica iraniana che vede nel rovesciamento della Repubblica Islamica il fine ultimo di Washington. Risultato: Teheran si attrezza a resistere senza concedere più nulla. In attesa di tempi migliori.
di Fuad Izadi
Carta di Laura Canali
L’ODIO ARABO SPINGE TEHERAN SULL’ORLO DELLA GUERRA
Sauditi ed emiratini puntano a rovesciare il regime della Repubblica Islamica con ogni mezzo. Le cifre del riarmo nel Golfo. Il ruolo di Israele e del terrorismo islamico. Le contromisure iraniane. Se Washington si fa trascinare, il conflitto è dietro l’angolo.
di Abdolrasool Divsallar
Carta di Laura Canali
COOPERAZIONE E DETERRENZA: LA RICETTA DELL’IRAN PER USCIRE DALL’ANGOLO
Pressata da Washington, Teheran riscopre la necessità di riannodare la sua rete in cinque sottosistemi regionali. L’importanza degli scambi energetico-commerciali. La sponda russo-cinese. In attesa che a Riyad si consolidi il potere di MbS.
di Kayhan Barzegar
Soldati iraniani durante una parata militare a Teheran, 2013 Foto: BEHROUZ MEHRI/AFP/Getty Images).
L’IRAN IN ARMI
L’apparato bellico della Repubblica Islamica privilegia Esercito e Difesa antiaerea. L’articolazione delle Armi e delle polizie. Il ruolo di clero e servizi. L’universo dei pasdaran e la galassia delle milizie. Hizbullah come profondità strategica.
di Walter Posch
Carta di Laura Canali, 2016
A CHE PUNTO SONO MISSILI E BOMBA DELL’IRAN
Se l’accordo sul nucleare salta definitivamente, Teheran può riprendere ad arricchire uranio. L’Iran punta sull’imponente arsenale missilistico per compensare la vetustà delle sue Forze armate. Grazie alla Corea del Nord e a Saddam.
di Paolo Cotta-Ramusino e Alberto de Sanctis
Carta di Laura Canali - 2018
L’ARTE DELLA DIFESA PERSIANA
L’Iran si considera sotto crescente minaccia da parte di Usa, Israele e Arabia Saudita. L’evoluzione del suo pensiero strategico. Forze armate regolari e rivoluzionarie sono addestrate a infliggere danni intollerabili agli invasori. Ma dispongono di mezzi scarsi e vetusti.
di Nicola Pedde
Carta di Laura Canali
L’AMERICA ALL’ASSALTO DELL’IRAN
Trump ha deciso di chiudere la parentesi tattica di Obama, stringendo Teheran nella morsa di sanzioni durissime. Necessità imperiale per impedire agli ayatollah di estendere la propria influenza fino al Mediterraneo, dominando la Mesopotamia.
di Dario Fabbri
Carta di Laura Canali
L’ODIO INNEGOZIABILE DEGLI STATI UNITI PER LA REPUBBLICA ISLAMICA
Burocrazie e opinione pubblica americane coltivano una radicata repulsione per il regime iraniano, emblema del Male. L’oltraggio dell’occupazione dell’ambasciata Usa a Teheran non è dimenticato. Le componenti ideologiche ed emotive dell’ostilità.
di Federico Petroni
carta di Laura Canali
ABU DHABI, IL NEMICO DISCRETO DELL’IRAN
All’ombra del clamore anti-iraniano di sauditi e israeliani, gli Emirati contrastano Teheran ovunque possibile. L’intervento in Yemen. La corsa al riarmo. Il ruolo di MbZ e il lobbismo a Washington. Il sabotaggio del Jcpoa potrebbe essere una vittoria di Pirro.
di Rachid Chaker
Carta di Laura Canali
PER I SAUDITI, L’IRAN È IL NEMICO NUMERO UNO
Il solipsismo americano detta a Riyad le nuove parole d’ordine: revisione delle alleanze, riarmo e contrasto all’espansionismo sciita. La lezione dello Yemen. I moniti al Libano su Hizbullah e le mosse in Iraq. Gli errori non mancano, ma indietro non si torna.
di Ali Shihabi
Carta di Laura Canali, 2015
PIÙ DELLA BOMBA, ISRAELE TEME L’IRAN ALLE PORTE
Lo Stato ebraico percepisce Teheran come principale minaccia alla propria sicurezza. Con apprensione la osserva disporre basi e truppe in Siria, provando a replicare quanto fatto con Hizbullah in Libano. Le garanzie di Trump e Putin come ultima speranza.
di Emily B. Landau
Carta di Laura Canali
IRAN-TURCHIA, I GEMELLI CHE NON SI CONOSCONO
Gli Stati turco e iranico si sono plasmati a vicenda in secoli di lotte, ma solo da poco avevano cominciato a riscoprirsi. Ora il collasso della Siria e le pressioni israelo-saudite incrinano il rapporto bilaterale. Erdogan cederà alle lusinghe di Trump?
di Daniele Santoro
Carta di Laura Canali
MOSCA? UN BUON PIANO B
Malgrado una storica diffidenza, lo schiaffo di Trump sul Jcpoa costringe Teheran a cercare la sponda russa. La difficile convivenza in Siria. La spina di Israele. L’Unione Economica Eurasiatica non sarà l’Ue, ma è meglio di niente.
di Mauro De Bonis
Carta di Laura Canali, 2016
PERCHÉ LA CINA SOSTIENE IL NUCLEARE DI TEHERAN
Pechino vuole ostacolare i piani Usa in Medio Oriente, mandare un messaggio alla Corea del Nord e blandire l’Iran in quanto snodo essenziale delle nuove vie della seta. Perciò dà manforte agli ayatollah sul Jcpoa. Ma il dialogo con Washington viene prima.
di Giorgio Cuscito
Carta di Laura Canali - 2018
QUANTO IRANIANO È L’IRAQ?
Grazie alla liquidazione di Saddam per mano americana, Teheran ha potuto stabilire nei territori iracheni un’influenza pervasiva e strutturata. Teoria e prassi del caos controllato. L’uso dei partiti milizia. Ma fra i persiani cresce l’insofferenza per i costi dell’impresa.
di Giovanni Parigi
Carta di Laura Canali
LA RETE DI HIZBULLaH CONTROLLA IL LIBANO E SI DIFFONDE NEL MONDO
Il Partito di Dio, alleato dell’Iran, è egemone nel Paese dei Cedri. Le roccaforti a Beirut, nel Sud e nella Valle della Biqa‘. Il sofisticato sistema di potere e l’intesa con Hariri. L’intervento militare in Siria continuerà. La formidabile ragnatela dei traffici.
di Lorenzo Trombetta
Carta di Laura Canali
I libanesi ci dicono: ‘Non ve ne andate’
Appendice
Conversazione con il generale Enrico Paolo Fabbri, comandante della brigata alpina Julia in Libano.
a cura di Roberto Roggero
Carta di Laura Canali - 2018
PER TEHERAN LA SIRIA È IRRINUNCIABILE
Puntando di nuovo a rovesciare i mullah, Trump accentua il (frainteso) carattere difensivo della strategia iraniana, che ha in Damasco e Hizbullah i suoi pilastri. Con la guerra, l’Iran ha conquistato spazi siriani e iracheni che non cederà.
di Daniel Brumberg
Carta di Laura Canali
‘Grazie a Damasco, Hizbullah ha vinto’
Appendice 1
Conversazione con Halil ‘Abd al-Amir al-Risq, responsabile Esteri di Hizbullah.
a cura di Roberto Roggero
Carta di Laura Canali - 2015
‘La guerra per lo Stato palestinese è solo questione di tempo’
Appendice 2
Conversazione con Abu Hasan, comandante di Hizbullah a Beirut.
a cura di Roberto Roggero
Carta di Laura Canali
IN ASIA CENTRALE, TEHERAN PROVA A CONTARE DI PIÙ
Malgrado radici e interessi comuni, l’Iran sconta la diffidenza delle repubbliche centroasiatiche, refrattarie agli ayatollah e timorose di alienarsi l’America. I progetti energetico-infrastrutturali. Il nodo delle sanzioni. Rohani punta su Turkmenistan e Tagikistan.
di Fabio Indeo
Carta di Laura Canali
ERaNSAHR: L’IRAN TRA IMPERO E NAZIONE
Uno scavo nel tempo lungo e nello spazio, alla ricerca dell’identità geopolitica iraniana. Quanto imperiali erano gli achemenidi e i sasanidi? La statualità safavide e la ‘tradizione inventata’ dei Pahlavi. La strategica ambiguità della Repubblica Islamica.
di Marco Lauri
Carta di Laura Canali
EDUCAZIONE E IMPERO
L’Iran coltiva il senso della storia e un’alta idea di sé sin dai banchi di scuola. Un’antologia dei manuali in dotazione agli studenti suggerisce la continuità con Ciro e Dario, la superiorità culturale sugli arabi e la rivendicazione di un’autorità suprema regionale.
a cura di Michele Marelli
Mohammad Taghi Mesbah-Yazdi, membro dell'Assemblea degli Esperti (destra) insieme a Ahmad Jannati (centro) capo del Consiglio dei Guardiani e, dal 2016, anche dell'Assemblea degli Esperti (Foto: BEHROUZ MEHRI/AFP/Getty Images).
CHI COMANDA L’IRAN?
L’Occidente ha una visione stereotipata della struttura istituzionale iraniana che ne perde di vista i caratteri informali, flessibili. Tre generazioni, tre ideologie e tre correnti politiche. La Guida non è il duce. La crisi del Jcpoa rilancia pasdaran e ultraconservatori.
di Nicola Pedde
Carta di Laura Canali - 2018
QOM-KARBALA-NAJAF, IL TRIANGOLO SCIITA
Dalla fatwa di al-Sistani del 2014, la storica rivalità tra le due città sante irachene e lo ‘sciismo di Stato’ dell’Iran ha fatto un salto di qualità. Le origini della dottrina persiana. Il mosaico del clero iraniano. Teheran perseguita i sufi perché si sente debole.
di Alessandro Cancian
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LA NATURA HEGELIANA DELLA RIVOLUZIONE ISLAMICA
Con l’avvento della Repubblica Islamica, democrazia teocratica, si è prodotta in Iran una sintesi estranea ai canoni occidentali ma perfettamente coerente alla dialettica di Hegel. La Persia vista dal filosofo di Stoccarda come patria del popolo originario.
di Dario Fabbri
Carta di Laura Canali
IL PESO DELLE SANZIONI SULLA STABILITÀ DELL’IRAN
Il ritorno delle misure punitive Usa preoccupa Teheran. Il popolo chiede posti di lavoro e si scaglia contro la corruzione. L’economia non è solo petrolio, ma il dualismo fra pubblico e privato riflette un dissidio fra Guida suprema e presidenza. Urge una riforma bancaria.
di Thierry Coville
Carta di Laura Canali
QUANTO SCOTTANO LE PERIFERIE DELL’IRAN
La grande diversità geografica, etnica e linguistica costringe l’Iran a mantenere accentrato il potere politico ed economico lungo l’asse Teheran-Qom-Mashhad. A farne le spese, le province al confine con Iraq e Pakistan. Gli investimenti sulle posizioni strategiche del Sud.
di Luciano Zaccara
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TEHERAN È L’IRAN
Un misto di accidenti e volontà ha reso la più recente e meno bella tra le città iraniane il fulcro geopolitico del paese. L’evoluzione storica. Le caratteristiche geografiche, urbanistiche e socioeconomiche. Il bazar resiste, ma il potere è al Nord.
di Alessandra De Cesaris
Carta di Laura Canali
AZERI, LA PORTA DI ANKARA SULL’IRAN
Malgrado i forti legami storico-culturali, un’ipotetica annessione dell’Azerbaigian iraniano andrebbe contro l’interesse turco. Le influenze azere su Teheran. Le similitudini con la questione curda. Più della Siria, è la spocchia persiana a creare problemi.
di Daniele Santoro
Carta di Laura Canali
NEL SISTAN-BALUCISTAN SI GIOCA UNA PARTITA REGIONALE
Storicamente i baluci d’Iran non ambiscono all’indipendenza, ma oggi il sostegno pakistano-saudita ai gruppi locali rischia di cambiare la situazione. La guerra dei porti. Gli interessi di India e Cina. Washington non sta a guardare.
di Francesca Marino
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Autori
Gli autori del numero di Limes 7/18, Attacco all’impero persiano.
Fonte carta 1: N. Sanson, R. Blome, particolare da A Mapp of the Empire of the Sophie of Persia, with its Severall Provinces, London 1670.
La storia in carte
Le carte storiche del numero di Limes 7/18, Attacco all’impero persiano.
a cura di Edoardo Boria
SOMMARIO
IL «POTERE» NELLA BIBBIA
I PARADOSSI DELLA VULNERABILITÀ
CINA E LITURGIA IN LINGUA NAZIONALE
La missione di Niccolò Longobardo
IL GOVERNO M5S-LEGA
STALIN È ANCORA VIVO IN RUSSIA?
LA RIFORMA DELLA CURIA ROMANA: I «COLLABORATORI» APOSTOLICI
MIGUEL ÁNGEL FIORITO
Una riflessione sulla religiosità popolare nell’ambiente di Jorge Mario Bergoglio
RACCONTI TECNO-TEOLOGICI
LA PRESENZA CINESE IN AFRICA
DIRITTI DELL’INFANZIA IN ITALIA
Sussidio proposto dall’Azione cattolica dei ragazzi ai ragazzi di 7-10 anni in preparazione al Natale, in compagnia dell'evangelista Matteo che per ogni giorno della settimana propone uno spunto sul Vangelo, una breve preghiera, un gesto o un impegno.
Nelle varie domeniche di questo Tempo i ragazzi possono divertirsi con un rompicapo, leggendo il fumetto del Vangelo e realizzando un laboratorio creativo.
La domenica è proposta anche una preghiera di gruppo da condividere in parrocchia con i propri amici.
Con gli occhi di un servo, viene raccontata, giorno dopo giorno, la storia bellissima di amore del padre misericordioso. Nel giorno di domenica sono presenti, inoltre, suggerimenti utili per approfondire la Parola. Il cammino verso la festa di Pasqua, vissuto con gli occhi del padre misericordioso che va incontro al figlio, è una chiave di lettura che permette a piccoli e grandi di rimettersi in piedi anche dopo gli sbagli o le liti. Nelle pagine anche giochi, quiz e divertenti attività da realizzare.
Editoriale
L'ATTENTATO DEL 7 GENNAIO A PARIGI
In una tarda mattinata di gennaio, nel cuore di Parigi, due uomini entrano nella redazione del giornale Charlie Hebdo con armi da guerra e uccidono 12 persone, ferendone altre 11. Si è levato subito dappertutto un grido di dolore davanti a quell’orrore: bisogna opporsi, criticare, denunciare questo tipo di azione inaccettabile e orrendo.
I raduni spontanei di quella stessa sera hanno testimoniato la forte emozione di fronte a una tale violenza. In tutte le grandi città di Francia le folle hanno dichiarato la loro opposizione a questi atti. In tutto il mondo, la gente si è radunata davanti alle ambasciate francesi. Da Washington a Mosca, le dichiarazioni dei capi politici di qualsiasi schieramento hanno mostrato la solidarietà di tutti in favore della difesa della libera espressione, garanzia della democrazia.
La Chiesa, da parte sua, ha preso chiaramente posizione. Papa Francesco ha più volte sottolineato i pericoli del fondamentalismo. All’inizio della Messa dell’8 gennaio a Santa Marta, celebrata per le vittime degli attentati, ha detto: «L’attentato di ieri a Parigi ci fa pensare a tanta crudeltà, crudeltà umana». Il giorno prima aveva già manifestato «la più ferma condanna per l’orribile attentato», ricevendo l’arcivescovo di Parigi, card. Vingt-Trois, al quale ha espresso «la sua profonda vicinanza alle persone ferite».
Il card. Parolin, Segretario di Stato, ha scritto all’arcivescovo di Parigi per trasmettergli le preghiere del Papa per tutte le famiglie in lutto. Scioccati per l’odioso attentato a Parigi, il card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e quattro imam francesi in visita in Vaticano hanno pubblicato una dichiarazione congiunta per condannare la strage. In essa si invitano i «credenti a manifestare attraverso l’amicizia e la preghiera la propria solidarietà umana e spirituale verso le vittime e le loro famiglie». «Senza la libertà di espressione — si legge nella dichiarazione — il mondo è in pericolo». I responsabili religiosi, avvertono il card. Tauran e gli imam, sono «chiamati a promuovere sempre una cultura di pace e di speranza». Considerando «l’impatto dei mezzi di comunicazione, si invitano i loro responsabili a offrire una informazione rispettosa delle religioni, dei loro fedeli e delle loro pratiche, promuovendo così una cultura dell’incontro». Infine la dichiarazione ribadisce che «il dialogo interreligioso permane la sola via da percorrere insieme per dissipare i pregiudizi» (Dichiarazione del card. Tauran e di una delegazione di imam francesi, giovedì 8 gennaio 2015).
Tutte le autorità religiose, in particolare musulmane, hanno manifestato la loro ferma condanna di tali attentati. A Parigi, il giornale La Croix ha potuto parlare della «rivolta delle religioni davanti al terrorismo», perché i rappresentanti delle religioni erano riuniti all’Eliseo la sera di quel giorno drammatico per i consueti auguri al Presidente della Repubblica francese.
La stessa sera del 7 gennaio in tante capitali, ma soprattutto a Parigi in Place de la République, si sono radunati migliaia di cittadini per esprimere la loro condanna di tali violenze e la difesa della libertà di espressione.
Si è osservato un minuto di silenzio sia all’Assemblea Nazionale, sia davanti alla cattedrale di Notre Dame, ma anche all’Onu, al Parlamento di Strasburgo, in tutti mezzi di trasporto pubblico e in tutti gli stadi del Paese. Le luci della Torre Eiffel sono state spente alle 20,00 a Parigi. Il presidente della Repubblica, Hollande, ha proclamato un giorno di lutto nazionale.
L’emozione era immensa. Dappertutto si vedeva scritto je suis Charlie. Ogni francese si è sentito profondamente ferito e toccato da questi assassini, come se ne fosse stato vittima un membro della propria famiglia.
* * *
Perché tanta emozione? Anzitutto per la barbarie del gesto, che va al di là di tutto ciò che si possa immaginare. Si presume che la Francia sia un territorio sicuro e pacifico. Nonostante questo, però, è stata colpita direttamente dal terrorismo. Ma c’è un altro aspetto: le vittime di questo atto — giornalisti conosciuti per la loro libertà, antimilitaristi, anarchici e molto antireligiosi (le loro caricature di Benedetto XVI erano feroci come quelle su Maometto) — erano una dimostrazione della libertà di stampa.
Il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ha espresso all’ambasciatrice di Francia, Catherine Colonna, la solidarietà di tutti gli italiani davanti a una tale tragedia e ha concluso dicendo: «Siamo tutti francesi».
Come sono possibili tali atti nel XXI secolo? Bisogna analizzare questo tipo di violenza per meglio denunciarla e tentare di prevenirla.
In questa riflessione, occorre innanzitutto riconoscere da dove questa violenza non viene. Non vi è correlazione diretta con l’immigrazione musulmana. Del resto alcuni di coloro che sono partiti per fare il jihad in Siria sono francesi da generazioni, altri sono immigrati. Così coloro che si servono di questi eventi per promuovere campagne politiche contro l’immigrazione, non soltanto manifestano una mancanza di rispetto per il lutto delle famiglie, ma anche sbagliano completamente la loro analisi.
Questi attentati non sono legati in alcun modo alla pratica normale dell’islam: tutti i gruppi musulmani hanno chiaramente e fortemente denunciato questi estremismi, compresi quelli dei Paesi musulmani. Del resto essi ne sono le prime vittime collaterali.
* * *
È dunque necessario ricercare le cause. Non basta individuare i colpevoli, ma si devono identificare i motivi che hanno portato a simili atti, per evitare che si ripetano. In tali eventi, diverse cause formano generalmente il contesto in cui un individuo passa all’azione. Nessuna di queste cause è realmente sufficiente, ma messe insieme, esse possono portare a tali violenze. Tre potrebbero essere i tipi di cause che si mescolano: fattori personali, situazioni nazionali e il contesto internazionale.
Da alcuni anni il contesto internazionale ha visto svilupparsi un estremismo violento che ha prodotto, tra gli altri, gli attentati dell’11 settembre 2001. Al Qaeda ha generato diversi gruppi, sotto forme diverse, sia l’Aqmi nel Sahara, Aqpa nello Yemen, Boko Haram in Nigeria, o il cosiddetto «Stato islamico» in Siria.
Questi diversi movimenti hanno tutti in comune il rifiuto dell’Occidente, del suo modo di vita, della sua democrazia, del consumismo, della sua maniera di concepire i rapporti uomo-donna e del suo modo di viverli. Soprattutto hanno sviluppato una ideologia omicida intorno a un islamismo radicale che vuole eliminare tutti i nemici della visione fondamentalista dell’islam. Questa ideologia si è diffusa nello Yemen, in Nigeria, in Siria, in Irak, e si è trasferita perfino in Occidente, per mezzo di individui, attraverso la mediazione di predicatori estremisti. Una tale diffusione, aiutata dalle reti di comunicazione sociale, può fornire idee a persone turbolente. Lo Stato islamico è particolarmente attivo nel reclutamento in Occidente.
Il contesto sociale francese potrebbe aver giocato un ruolo in questo caso, come in altri, in particolare con Mohamed Reza, che ha ucciso 7 persone a Tolosa. Un miscuglio di problemi, di disoccupazione, di emarginazione, di carcere e di vuoto religioso può condurre individui molto fragili a un gesto estremo. Il contesto di una laicità tipicamente francese, che priva lo spazio pubblico di ogni dimensione religiosa, non aiuta a integrare i problemi spirituali degli individui.
Questi fatti esteriori, però, non sono sufficienti a spiegare il tutto. Le storie familiari e personali, l’assenza o l’incapacità educativa dei genitori, il tempo passato nelle carceri con effetti spesso devastanti possono condurre alcune personalità fragili o insicure ad attaccarsi a ideologie estreme e a lasciarsi influenzare da amici già estremisti. Come si può spiegare che circa 3.000 occidentali siano andati in Siria per fare il jihad? Molti di essi sono francesi.
* * *
L’operazione omicida contro Charlie Hebdo rivela in modo drammatico la presenza di nemici della democrazia persino all’interno di questa stessa democrazia. Alcuni lupi solitari, legati a gruppi organizzati a livello internazionale, formati alla violenza più crudele e «dormienti» per anni nel modo più banale in pieno Occidente, si risvegliano per passare all’azione. Essi costituiscono una minaccia permanente e onnipresente. Per opporvisi, la tentazione potrebbe essere quella di trasformare le nostre democrazie in società poliziesche, nelle quali sarebbe generalizzato il sospetto, specialmente nei riguardi di tutti gli immigrati e di tutti i musulmani. La soluzione non va in questa direzione, ma consiste in una maggiore attenzione all’educazione nei quartieri difficili, in un sostegno alle famiglie più fragili, all’organizzazione delle zone urbane periferiche. Questa azione pubblica a lungo termine è la migliore prevenzione. È in gioco la responsabilità degli Stati.
Le grandi manifestazioni dell’11 gennaio a Parigi e in tutta la Francia, come pure in tutto il mondo, hanno dimostrato un accordo fondamentale di tutto il Paese e di tutta l’Europa sui valori della libertà. Le autorità politiche hanno preso l’iniziativa di una forte affermazione e difesa della democrazia. La popolazione ha partecipato in massa, per manifestare la propria solidarietà alle vittime e il suo rifiuto di ogni violenza. Una tale manifestazione non c’era mai stata in Francia. Colpendo i valori del vivere insieme, questi atti di terrorismo hanno provocato una reazione sociale, umana e politica, della più grande intensità. Le folle volevano dire che la democrazia è essenziale per tutti, è viva e deve essere difesa.
* * *
Attualmente uno dei rischi peggiori è di far passare l’idea che, in fondo, questo atto di terrorismo è colpa delle religioni, e che esse impediscono la creazione di un mondo pacifico. Mentre è vero esattamente il contrario: le religioni hanno una funzione etica e spirituale importante nella società civile. Bisogna semmai combattere la loro strumentalizzazione o la loro banalizzazione.
Uno degli obiettivi principali di questi attacchi è quello di far credere che siamo in piena guerra religiosa islamica, che provoca una guerra religiosa cristiana. Non si deve cadere in questo tranello, facendo il gioco dei terroristi. La strada resta quella indicata da Papa Francesco, che giustamente ha parlato di «orribile attentato» e di «crudeltà umana», senza però dare enfasi religiose.
E occorre anche ricordare Benedetto XVI, il quale, nel suo incontro a Colonia (20 agosto 2005) con i rappresentanti di alcune comunità musulmane, aveva detto: «Non possiamo cedere alla paura, né al pessimismo. Dobbiamo piuttosto coltivare l’ottimismo e la speranza. Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi a una scelta stagionale. Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro».
Papa Francesco, nel discorso del 12 gennaio 2015 al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ha affermato: «A una dimensione personale del rifiuto, si associa così inevitabilmente una dimensione sociale, una cultura che rigetta l’altro, recide i legami più intimi e veri, finendo per sciogliere e disgregare tutta quanta la società e per generare violenza e morte. Ne abbiamo una triste eco in numerosi fatti della cronaca quotidiana, non ultima la tragica strage avvenuta a Parigi alcuni giorni fa. Gli altri “non sono più percepiti come esseri di pari dignità, come fratelli e sorelle in umanità, ma vengono visti come oggetti” (Messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale della Pace, 8 dicembre 2014, 4). E l’essere umano da libero diventa schiavo, ora delle mode, ora del potere, ora del denaro, talvolta perfino di forme fuorviate di religione. Sono i pericoli che ho inteso richiamare nel Messaggio per la recente Giornata Mondiale della Pace, dedicato al problema delle molteplici schiavitù moderne. Esse nascono da un cuore corrotto, incapace di vedere e operare il bene, di perseguire la pace».
Il Papa ha aggiunto: «Tale fenomeno è conseguenza della cultura dello scarto applicata a Dio. Il fondamentalismo religioso, infatti, prima ancora di scartare gli esseri umani perpetrando orrendi massacri, rifiuta Dio stesso, relegandolo a un mero pretesto ideologico».
In tale contesto, è importante la collaborazione fra tutte le religioni, sia sul campo sia nel dialogo tra loro e con i poteri pubblici. Le istanze che già esistono possono essere assistite nel loro lavoro, in modo da evitare derive della cui pericolosità ci si accorge troppo tardi. Il dialogo interreligioso in questo caso è centrale per poter orientare le nostre società verso lo scambio e non verso lo scontro o il sospetto.
La Civiltà Cattolica
© Civiltà Cattolica pag.105-110
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Negli ultimi anni enormi progressi sono stati fatti nell'ambito dell'educazione emotiva: la letteratura in materia si è notevolmente ampliata e gli interventi oggi disponibili sono numerosi ed eterogenei. Il volume risponde al bisogno di tracciare un aggiornamento degli ultimi esiti della Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT), la metodologia a cui il volume si ispira e da cui trae la prospettiva teorico-applicativa, per presentarne le particolarità e potenzialità nell'applicazione con soggetti in età evolutiva. Il volume presenta a genitori, insegnanti e educatori, un programma di educazione emotiva specificamente pensato per la fascia d'età tra i 4 e i 7 anni. Il materiale proposto permette di strutturare un intervento completo, dalla conoscenza delle principali emozioni all'apprendimento di efficaci strategie cognitive per superare e gestire i pensieri e gli stati d'animo negativi. Grazie alla guida dell'adulto, a esercizi divertenti e illustrazioni accattivanti, i bambini impareranno a conoscere i sentimenti, sentirsi felici, riconoscere le emozioni, gestire la rabbia, affrontare la paura, reagire alla tristezza, riconoscere i pensieri.
Giuseppe, sposo di Maria, si presenta e racconta la sua vita rivelando i sentimenti, i desideri, i dubbi e tutto ciò che ha caratterizzato il suo cammino accanto a Maria e al figlio Gesù.
Ogni giorno un rimando al calendario di Avvento staccabile dal centro del sussidio scandisce il percorso proposto, affinché i bambini si lascino provocare dalle parole e dalla vita del padre terreno di Gesù. Nel fine settimana sono presenti una sintesi illustrata della storia di Giuseppe, giochi e contenuti digitali sulla Parola e sull’atteggiamento della settimana.
Un cammino sulle orme di Giuseppe che «con cuore di Padre» si alza per seguire il figlio Gesù!
17.07.2021
Quaderno
4106
RITORNARE ALL’OLIVO. PER UNA TEOLOGIA MEDITERRANEA
LA GIUSTIZIA
CHARLIE BROWN, SNOOPY E IL SENSO DELLA VITA
LA SIBERIA: UN PAESE, MIGLIAIA DI POPOLI
FEDE IN CORSIA
MADELEINE DELBRÊL
LA PAROLA POETICA HA DIMORE DI CARNE
ABITARE NELLA POSSIBILITÀ
RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 4106