Un'acuta analisi dell'ostilità antiebraica dall'antichità a oggi: per individuarne i "momenti" più significativi, si è tenuto presente che le cause delle persecuzioni hanno avuto uno stretto rapporto con l'essere degli ebrei delle minoranze disperse all'interno di macrosocietà. Eppure non si è ritenuto storicamente corretto omologare l'ostilità antiebraica a quella rivolta contro altre minoranze, a causa del fondamentale ruolo della diversa identità ebraica; una diversità che, come sostiene il sociologo Zygmunt Bauman, non si adatta alle strutture del mondo predisposto da altri; una diversità, un essere altro, che spesso mina le certezze, le sicurezze degli altri. Oggi come ieri, i ceti politici e le oligarchie al potere in alcuni paesi islamici indirizzano le proteste popolari verso un nemico immaginario, ricadendo così nel cosiddetto "antisemitismo dei poveri", che distrae l'attenzione degli sfruttati dai loro interessi di classe e le rivolge verso un nemico immaginario.
Quando si parla di antisemitismo, il pensiero corre alle persecuzioni degli anni '30 e '40 del secolo scorso, sfociate nell'Olocausto. E il confronto con l'oggi porta a concludere che quel problema è stato sostanzialmente superato, o riemerge in forme episodiche e molto circoscritte, che a qualcuno possono sembrare perfino folkloristiche. Ma l'antisemitismo a sfondo razziale, così intimamente associato al nazismo, rappresentò un'aberrazione rispetto all'odio antiebraico che lo aveva preceduto. Tutte le più vecchie forme di pregiudizio antiebraico - dalle dottrine cristiane al disprezzo marxista per gli ebrei, all'ostilità antiebraica di liberali e illuministi - avevano in realtà un altro elemento in comune: per gli antisemiti, gli ebrei avevano "un problema" (di natura religiosa o sociale, o socio-economica, o storica), che era parte della loro identità e che costituiva un ostacolo alla loro piena integrazione nella società. Essi avrebbero potuto "salvarsi" convertendosi, assimilandosi, o unendosi alle forze della rivoluzione. E, in effetti, in tutti quei casi in cui gli ebrei cedettero al doppio ricatto di minacce e lusinghe, ottennero non solo uguaglianza e integrazione, ma spesso alte cariche e importanti onorificenze.
Nel 1935 Heinrich Himmler, uno degli uomini più potenti del regime nazista, fondò l'Ahnenerbe, un istituto di ricerca che aveva lo scopo di identificare le origini remote della "razza" germanica. Dopo aver reclutato una bizzarra schiera di avventurieri, mistici e studiosi rispettabili, e mentre già la guerra incombeva, Himmler progettò e finanziò lunghe e costose missioni in paesi come l'Iraq, la Finlandia e il Tibet, per riscrivere la storia del genere umano. Il capo delle SS, l'uomo che aveva architettato i campi di sterminio, era infatti convinto che gli archeologi ignorassero da troppo tempo le doti e le gesta di un antico popolo di conquistatori dai capelli biondi e dagli occhi azzurri, gli ariani. Riteneva che gli antenati del popolo tedesco fossero comparsi nelle aride terre dell'Artico e lì si fossero evoluti in un invincibile razza dominatrice. Ed era fermamente persuaso che nel XX secolo restassero tracce del loro sangue solo in alcune parti del mondo: l'identificazione degli ariani autentici e l'annichilimento di tutti gli altri sarebbero diventate le pietre angolari del Reich millenario.
Nell'estate del 1943 Mussolini, deposto, fu imprigionato a Campo Imperatore sul Gran Sasso. Hitler non perse tempo e il 26 luglio convocò a Rastenburg sei ufficiali e scelse il capo dell'Operazione Quercia: Otto Skorzeny doveva liberare Mussolini. Il 12 settembre alcuni paracadutisti tedeschi (e un comandante dei carabinieri, Soleti) atterrarono vicino all'albergo in cui Mussolini era tenuto prigioniero e in pochi minuti liberarono il Duce, senza sparare un solo colpo. Due giorni dopo Mussolini incontrò Hitler.
IL LIBRO
Nata da una famiglia di venditori ambulanti senza un soldo, orfana a 12 anni, allevata severamente dalle suore in un convento di Corrèze, la giovane Gabrielle Chanel sembrava destinata a una modesta vita di provincia. Il suo genio, il suo carattere, il suo coraggio ne hanno invece fatto una protagonista della storia e del costume del ’900.
Con le sue «invenzioni» (il celebre tailleur, gli accessori che diventano gioielli, un profumo molto parigino che ha conquistato il mondo) ha rivoluzionato il modo di vestire delle donne, che voleva belle, libere e moderne.
È stata amica e mecenate dell’avanguardia artistica e culturale parigina (Picasso, Djagilev, Cocteau, Colette, Stravinskij) e ha frequentato molti dei grandi della sua epoca, a cominciare da Winston Churchill.
Fra i suoi amori figurano un nipote dello zar (il granduca Dmitrij Romanov), un cugino del re d’Inghilterra (il duca di Westminster), un poeta surrealista (Pierre Reverdy).
Dopo aver chiuso la casa di moda (all’apice del successo) allo scoppio della seconda guerra mondiale, è ritornata in scena a 71 anni, affrontando i critici impietosi delle riviste di moda – all’epoca innamorati di Dior – e i lazzi di chi la credeva ormai vecchia e finita. Ed è tornata a trionfare, prima in America, poi di nuovo in Europa.
È stata spesso sola, ha perso molte delle persone che amava, le è stata preclusa la gioia di un figlio. Ma fino all’ultimo non ha smesso di combattere, regale e generosa, impetuosa e collerica.
L'AUTORE
HENRY GIDEL è l’autore di altre tre grandi biografie: Feydeau (Gran Premio Internazionale della critica); Les deux Guitry (Premio Goncourt per la biografia) e Cocteau.
RECENSIONI
Giuseppe Scaraffia, «Il Sole 24 Ore», 9 dicembre 2007
«"È venuta dal niente, sua nonna portava le bestie al pascolo" sussurravano i nemici di Coco Chanel, al vertice della sua gloria. Forse per questo quando raccontò la sua vita […] non resistette alla tentazione di aggiustarla. […] Il risultato? Un incanto. Ma non la verità che si può trovare, invece, nell’ottima biografia di Henry Gidel.»
Caterina Soffici, «Il Giornale», 15 dicembre 2007
«Una biografia che si legge come un romanzo. […] La vita della raffinata sarta è talmente vera che sembra finta.»
Da «Gioia», 8 dicembre 2007
«Buone notizie per le "Chanel Addicted"!»
Beppe Benvenuto, «Il Secolo XIX», 18 dicembre 2007
«Henry Gidel firma una preziosa biografia, […] ritratto definitivo della grande stilista francese.»
Si tratta di un primo studio complessivo sulla figura di mons. Ivan Jozef Tomazic, vescovo a Maribor (in Slovenia) dal 1933 al 1949.
La monografia di Goffredo Coppola su Giuliano l'Apostata e la sua politica religiosa. Nota introduttiva di Luciano Canfora.
Una riflessione ante litteram sul diritto naturale" e la liberta' religiosa dei popoli. "