In un giorno imprecisato tra la primavera e l'autunno del 1927, una mosca vola sul set di uno dei capolavori della storia del cinema, "La passione di Giovanna d'Arco" di Carl Theodor Dreyer, e si posa sul volto estatico della protagonista, l'attrice Renée Falconetti. Il regista non ferma le macchine e non taglia in montaggio l'inquadratura: accetta che il caso lasci per sempre una traccia nella sua opera. Da questa immagine anomala ha inizio un percorso che cerca di rispondere alle sfide lanciate alla riflessione estetica e filosofica dagli ultimi esiti delle pratiche artistiche. La prima parte è dedicata al cinema, un linguaggio in perpetuo equilibrio tra documento e finzione, e al suo continuo corpo a corpo con l'evento contingente. Per accogliere il caso occorre la tecnica. Ma la tecnica più efficace è paradossalmente quella che sa andare oltre se stessa per aprirsi all'occasione che ci viene misteriosamente donata: alla grazia. È proprio la dialettica tra questi due poli il tema che guida la rilettura dei due grandi dialoghi di Paul Valéry, "L'anima e la danza" e "Eupalinos o l'Architetto", una rilettura che passa anche attraverso un passo del "Parmenide" di Platone e un famoso testo del drammaturgo Heinrich von Kleist, "Sul teatro di marionette". Arriviamo così al traguardo delle arti contemporanee, in cui l'opera della contingenza diventa programmatica, con le poetiche di Marcel Duchamp, del compositore John Cage, del coreografo Mercé Cunningham.
Tra Cinque e Seicento il perdono non è solo - o non è tanto - un fatto interiore ma un atto preciso della procedura giudiziaria. La 'pace', la 'remissione', la 'rinuncia', il 'consenso' sono i nomi assunti da alcune delle istituzioni che stavano a significare la concessione del perdono, momentaneo o definitivo, della parte lesa, e quindi l'interruzione di eventuali azioni giudiziarie. Il potere pubblico riconosceva cosi l'accordo dei due contendenti e si asteneva dall'intervenire, considerando sanata la situazione di conflittualità. Ci si trova dunque di fronte a un insieme di tradizioni giuridiche e legislazioni statutarie, profondamente differenziate tra loro anche se ispirate a un principio comune, sorte nel tentativo di risolvere, con strumenti che non potevano prescindere da uno sfondo culturale di decisa coloritura religiosa, una serie di problemi legati alla gestione politica delle inimicizie. Ricorrendo a testimonianze tratte da testi devoti, carteggi ufficiali di processi dell'epoca, trattati sull'onore e sul duello, Ottavia Niccoli ricostruisce in queste pagine una variegata gamma di esempi storici che incarnano le diverse forme assunte dalla scelta etica del perdono all'interno della pratica religiosa e delle istituzioni giuridiche della prima età moderna.
LA STORIA PER SPIEGARE IL PRESENTE.
DA UN ACUTO OSSERVATORE DELLA SCENA MONDIALE LE RISPOSTE ALLE QUESTIONI PIÙ PRESSANTI DEL NOSTRO TEMPO.
La storia, per gli italiani, non è più quella che si insegna nelle scuole. Non è più, come è stata per molto tempo, la religione civile della nazione. Non alimenta più l'orgoglio di un popolo e la sua unità. Si è frantumata in tante piccole schegge, facendo dell'Italia il "Paese delle molte storie": una nazione in cui ogni cittadino vorrebbe interpretare il passato a modo suo, tagliandolo su misura per il proprio gruppo sociale, le radici familiari, le affiliazioni ideologiche. Un vero e proprio mosaico di appartenenze, che si ricompone giorno dopo giorno nella rubrica della posta del "Corriere della Sera", in cui dal gennaio 2005 Sergio Romano risponde ai quesiti dei lettori. La sua guida esperta permette di stabilire un rapporto tra grandi temi del presente ed esperienze del passato, di individuare tracce, contatti, somiglianze e differenze che rendono più comprensibile la realtà complessa e spesso minacciosa in cui viviamo. In questo libro vediamo sfilare personaggi ed eventi cruciali del Novecento: da Rasputin a Churchill, dal massacro degli armeni al concilio Vaticano II. Una varietà di approfondimenti che le risposte di Romano rendono attuali quanto i fatti del giorno, mostrando come la storia possa modellare la nostra esistenza. A patto di guardarla con il dovuto distacco, di usarla come strumento di comprensione e non di polemica perché, avverte Romano, "una overdose di storia può essere letale".
La ricostruzione storica di Dan Diner si colloca su due livelli. Da un lato la guerra civile mondiale provocata dal confronto tra ideologie fondate sul valore della libertà e quelle fondate sul valore dell'uguaglianza. Dall'altro la sopravvivenza, sotto la superficie dell'ideologia, dei conflitti geopolitici, etnici e nazionalistici del XIX secolo. L'intreccio di questi livelli e la conversione dell'uno nell'altro sono fenomeni che Diner riesce a mostrare nella loro dinamica affrontando eventi specifici, dai più piccoli ai più grandi, come l'uso della mitragliatrice in battaglia, il legame tra nazione e rivoluzione, lo sterminio industrializzato, la decolonizzazione.
Tra il 1941 e il 1945 Adolf Eichmann fu uno dei principali componenti della macchina di sterminio progettata da Hitler per la liquidazione degli ebrei d'Europa, e diretto responsabile del trasferimento nei campi della morte di oltre due milioni di persone. Eppure, fino alla clamorosa cattura in Argentina nel 1960 da parte del Mossad, la sua figura e la sua attività rimasero oscure, tanto che, per lo stato israeliano, il proceso Heichmann divenne lo strumento per far conoscere gli orrori della Shoah a un mondo ancora in gran parte ignaro. In questa biografia David Cesarani smentisce i due stereotipi più diffusi sulla figura di Eichmann: genio del male, geneticamente predisposto allo sterminio di massa, o uomo comune, zelante esecutore di ordini superiori o semplice ingranaggio del meccanismo totalitario. Grazie a una nuova documentazione, l'autore ripercorre la vita di Eichmann, ricostruendo la dimensione storica dell'uomo che gestì il genocidio con asettica efficienza e gettando nuova luce sulla catena di comando nazista.
Il libro nasce con l'idea di rileggere le complesse relazioni tra Stato e Chiesa nel Messico di inizio '900 attraverso lo specchio della questione indigena. Ne scaturisce un percorso che parte dall'epoca liberale del "porfiriato", attraversa gli eventi rivoluzionari e si concentra sulla fase "ricostruttiva" degli anni Venti, intrecciando storia politica, sociale, culturale e religiosa. In quella stagione di modernizzazione si sviluppò un'azione dirompente da parte dello Stato che arricchì di nuovi elementi, miti e speranze, i progetti di costruzione nazionale e il confronto-scontro tra centro e "periferie". Al contempo la Chiesa cattolica cercò di riorganizzarsi, sia sul fronte sociale che missionario, ridefinendo la propria complessità. Fu in questo periodo di tensioni esterne e rivoluzioni interne, scontri verbali, leggi radicali, esperimenti sociali, scioperi del culto e lotte armate, che si registrò il riemergere della questione indigena, cruciale per gli equilibri (ideali e concreti) della nazione. In questa luce s'è cercato di rileggere fenomeni quali il rilancio missionario, il cattolicesimo sociale, lo zapatismo, le rivolte armate, le "missioni culturali" e le politiche di "defanatizzazione". Chiesa e indigeni erano infatti presenti, nella loro profondissima complessità, su tutti gli scenari verso cui si muoveva l'azione dei governi "rivoluzionari".
La Conquista del Nuovo Mondo fu l'opera di un Giano bifronte, un balletto sul filo del cinismo e dell'utopia. Di fronte all'enormità della scoperta, gli europei rimasero letteralmente senza parole. La Natura americana e la Cultura europea sembravano irrimediabilmente incommensurabili. Tutti gli aspetti del Nuovo Mondo richiedevano una definizione appropriata, che le categorie concettuali europee non erano in grado di fornire, se non per approssimazione: l'oceano venne provvisoriamente chiamato 'Mar tenebroso', il puma fu battezzato 'Icone di montagna', gli stessi indigeni furono chiamati 'indios', anche se non si trattava nemmeno lontanamente di abitanti delle Indie. Per 'prendere' il Nuovo Mondo, prima di tutto bisognava 'comprenderlo' e i soli che avessero le parole giuste per farlo, gli stregoni delle nuove terre, erano i giuristi. La cultura giuridica fu insomma il sistema di comunicazione, l'interfaccia tra il Vecchio Mondo medievale e il Nuovo Mondo la cui scoperta inaugurava l'età moderna. Abituati per mestiere ad avere orrore delle approssimazioni, i giuristi iniziarono a distinguere, a discutere, a definire. Questo libro ripercorre la storia di quelle parole e del loro potere demiurgico e distruttivo.
Gondola - piccione - ponte dei Sospiri. Venezia è soffocata da una sequenza di immagini stereotipate. Un modo per capirla forse è quello di ricostruirne la storia quotidiana lasciando parlare le pietre, i campi, le cucine delle case, le merci, i saloni dei palazzi.
Questo saggio, rispetto alle opere che trattano dei marrani, gli ebrei costretti al battesimo dall'Inquisizione spagnola, contiene importanti elementi di novità, tali da far vedere la storia dei marrani sotto una luce del tutto diversa. Il lungo lavoro di ricerca compiuto da Heymann negli archivi lo portò a constatare l'importanza che nella storia marrana aveva avuto più che l'elemento religioso - come sempre si pensava - quello socioeconomico e ad attribuire all'Inquisizione spagnola peculiarità che la differenziano dagli altri tribunali ecclesiastici. Con accuratezza da storico, ma anche con calore e con commossa partecipazione, l'autore ricostruisce le vicende che portarono questi forzati del battesimo a cercare terre più libere dove, spesso, poterono ritornare alla fede dei loro padri.