Lo studio della storia dell'umanità in 92 capitoli, dai primordi alla situazione attuale. La struttura comprende: una sezione dedicata alla vita quotidiana nei secoli e schede di autoverifica dei livelli d'apprendimento. Ogni capitolo ha la sua sintesi introduttiva ed è accompagnato da tavole cronologiche riassuntive. Il volume comprende una rete di rimandi interni per collegare ed integrare concetti ed eventi.
Il volume, con originalità ed efficacia, problematizza dal punto di vista storico l’attuale configurazione a ventisette stati dell’Unione Europea, valutando in profondità le ragioni che la rendono possibile e i processi di pacificazione e di unione politica ed economica che essa persegue.Con uno sguardo che abbraccia tutte le diverse regioni europee, dalla prima età moderna a oggi, gli autori ci narrano la storia del nostro continente, segnata da processi di interdipendenza, di integrazione, di circolazione di persone, ricchezze e culture, in grado di creare nei secoli una comunità di uomini e donne che, al di là dei conflitti e delle differenze, sanno riconoscersi come europei.
Durante la Guerra fredda c'erano spie e traditori da una parte e dall'altra della Cortina di ferro. Era l'epoca del terrore della bomba atomica e del comunismo in Occidente, soprattutto negli Stati Uniti del maccartismo, l'epoca dell'ossessione per i segreti del blocco contrapposto. Gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, con i rispettivi alleati, misero all'opera i servizi di intelligence. Queste agenzie non erano però macchine perfette, erano fatte di uomini, gente in carne e ossa, con passioni, motivazioni e limiti propri. Alcuni interpretarono in modo persino eccessivo il loro compito storico, come Jim Angleton, altri invece preferirono passare al nemico, defezionando o facendo trapelare informazioni top secret. Le storie qui narrate sono comprese tra gli anni trenta, quando si formò il celebre gruppo di Cambridge di Kim Philby, e gli anni ottanta, allorché si sgretolano le ragioni ideali e compaiono spie che tradiscono per mere ragioni economiche, come Aldrich Ames; ma riguardano soprattutto gli anni quaranta e cinquanta, quando lo spionaggio verteva sulle armi atomiche, sul Progetto Manhattan, e coinvolgeva anche scienziati, come il fisico Klaus Fuchs, o comuni cittadini, come i coniugi Rosenberg. Diverse furono le motivazioni e le occasioni dei tradimenti; diversi i segreti svelati, non sempre così rilevanti o determinanti per le sorti della Guerra fredda; diverso il destino dei protagonisti a seconda del contesto, del luogo e del tempo. Ci fu chi iniziò una nuova vita, magari sotto falso nome come il primo sovietico a defezionare in Canada, Igor Gouzenko; alcuni si videro distrutte carriera ed esistenza come Alger Hiss, il cui caso divise il paese in innocentisti e colpevolisti; altri ancora morirono, come Ethel e Julius Rosenberg, condannati alla sedia elettrica per alto tradimento. Sullo sfondo di queste vicende tanto avvincenti quanto umane si profilano trasformazioni epocali: si passa dalla Seconda guerra mondiale alla Guerra fredda, quelli che prima erano alleati diventano nemici e in paesi come gli Stati Uniti le libertà costituzionali sono messe in pericolo in nome del superiore interesse nazionale.
La storia sociale e politica dell’Europa del tardo medioevo e della prima età moderna fu caratterizzata da dinamiche conflittuali, cui le comunità erano spesso in grado di porre rimedio senza l’intervento dei poteri giudiziari, attraverso strategie di tipo mediatorio e informale. Nell’ambito di questa “giustizia negoziata” un ruolo a sé fu svolto dal ceto nobiliare il quale, in obbedienza ad un comportamento ancestrale, metastorico, difendeva la propria prerogativa di farsi giustizia attraverso la vendetta e il duello.
Obiettivo del volume è di analizzare la complessità di tali fenomeni, sia attraverso la comparazione tra distinti contesti europei (antichi Stati italiani, Monarchia spagnola, Francia, Inghilterra, Impero), sia cercando di cogliere i diversi ambiti in cui il concetto di “pace” si è inserito e ha prodotto i suoi effetti: le pratiche di giustizia nelle loro interazioni con le negoziazioni informali; l’idea di nobiltà e la sua armonizzazione con le esigenze del nascente assolutismo e dei processi di confessionalizzazione; l’evoluzione del concetto di uso delle armi in relazione all’idea di onore; il contributo dottrinale, nei suoi diversi campi, alla definizione della pace e all’opera di progressiva delimitazione del ricorso alla vendetta privata.
Marcia o muori. Il sangue non conta. Sacra è la missione, devi eseguirla a ogni costo, anche della vita. Non abbandonare mai i tuoi morti, i tuoi feriti, le tue armi.
La Legione Straniera rivive attraverso l’avvincente testimonianza dei suoi volontari. Uomini allo sbando, poveracci in fuga dalla miseria, nobili decaduti, ricercati di ogni nazionalità e provenienza sociale, si ritrovano sotto un’unica bandiera che diventa nuova patria, famiglia, ragione di vita: Legio Patria Nostra.
Le loro voci parlano di violenza, di punizioni durissime, addestramento disumano, umiliazioni, ma anche di atti di estremo coraggio, lealtà, eroismo. Sono voci di legionari di ieri e di oggi, e possiedono un tale impatto emotivo che spesso si ha l’impressione, nei racconti degli scontri più cruenti, di sentire il crepitare delle armi da fuoco, il rumore delle fanfare, le grida di chi cade.
Coronata da un’aura epica, la Legione si fa mito, e la sua storia grande romanzo di avventura.
Fra il 1943 e il 1945 tedeschi, fascisti e partigiani furono protagonisti della guerra combattuta in Italia. Mettendo a fuoco il tema dei patteggiamenti tra avversari, il volume si interroga sul carattere dello scontro che li vide contrapporsi e cerca di verificare se nel contesto di guerra totale siano esistiti spazi per una limitazione della violenza e per la conduzione del conflitto secondo canoni più tradizionali. Accordi e scambi di prigionieri, che sembrerebbero irrealizzabili nell'Italia di quegli anni, furono parte delle strategie messe in campo dai nazisti per fronteggiare la Resistenza. Accanto al ricorso alle tregue come tattica di lotta contro i partigiani, dal volume emergono la centralità della guerra e della violenza per il fascismo di Salò, le insidie rappresentate dai patti per la Resistenza, divisa fra il rifiuto delle tregue e le difficoltà materiali di partigiani e civili, e una maggiore propensione dei resistenti a patteggiare con i tedeschi piuttosto che con i fascisti. Questo atteggiamento dei partigiani, unitamente alla chiusura degli uomini della Repubblica sociale verso gli accordi, conferma lo scontro fra italiani come uno dei tratti portanti degli ultimi due anni di guerra in Italia.
VAlla storia sono passati Garibaldi, Cavour, re Vittorio, Mazzini e le battaglie: Custoza, Solferino, Novara, le cinque giornate di Milano... Ma c’è un altro Risorgimento: quello dei santi. Mentre i politici tramavano, i soldati guerreggiavano e i giovani idealisti morivano, a Torino c’era qualcuno che, invece di fare l’Italia, pensava a fare gli italiani. C’erano i santi, appunto, che in mezzo alla tempesta della guerra, dell’odio e della discriminazione religiosa, si presero cura dei poveri, dei bambini di strada, delle prostitute, dei carcerati, della vita quotidiana della gente qualunque che aveva il cruccio di non morir di fame. Questo libro ne narra le gesta.
Domenico Agasso ha diretto «Epoca», «Espansione», «Il Nostro Tempo», è stato redattore capo di «Famiglia Cristiana» ed è autore di una ventina di libri, tra cui la Storia d’Italia (Mondadori) in otto volumi.
Renzo Agasso ha pubblicato ventun libri, in gran parte biografie di personaggi storici e contemporanei (per Edizioni San Paolo, Paoline, Rizzoli), dirige il mensile «Camilliani», collabora a «Il Nostro Tempo».
Domenico Agasso jr è autore di cinque libri, scrive su «La Stampa», «Il Sole 24 ore», «Il Nostro Tempo», «La Voce del Popolo», ha curato per «Famiglia Cristiana» l’opera in tredici volumi I Santi nella Storia.
Dall'anno Mille al XIII secolo: un tempo di rinascita, un balzo di civiltà. I comuni cercano una propria autonomia dal potere imperiale, si sviluppano le città, aumentano le terre coltivate e le attività artigianali e commerciali.
L'Europa si popola di cattedrali, vere e proprie enciclopedie del sapere e della fervida immaginazione medievale. Fra gli splendori arabi e normanni, il tempo delle Crociate e del Regno di Gerusalemme nutre un'epica di dame e cavalieri destinata ad influenzare per sempre la poesia, l'arte, il teatro. Abelardo ed Eloisa discutono intanto di amore e filosofia, si traduce Avicenna e si studia Platone accordando il pensiero cristiano con quello pagano.
Risorgimento italiano non solo come periodo di importantissimi avvenimenti storici: proprio in quegli anni, in virtù di determinate circostanze, la fotografia - tecnica da poco messa a punto e rivoluzionaria nell'ambito delle arti visive - inizia a essere largamente usata e diventa un modo per diffondere notizie e lasciare tracce di memoria, ma anche per esprimersi artisticamente. Dopo un'interessante introduzione, su come i contemporanei vedessero questa nuova tecnica di documentazione storica, il volume si articola in ampie sezioni dedicate ai luoghi simbolo del Risorgimento, al ritratto e all'identità nazionale. Partendo dalle foto della Repubblica Romana, le immagini delle rovine risorgimentali (da Palermo a Gaeta fino a Porta Pia) tracciano la nascita dei reportage di guerra. Segue la sezione dedicata ol ritratto fotografico, un'invenzione dell'epoca, per rintracciare le radici di un uso già politico dell'immagine: sfilano così Mazzini, Garibaldi, Cavour. Nel volume trova spazio anche un'Italia non ufficiale, i volti dei briganti, le prime testimonianze di tentativi di uso artistico della fotografia e le immagini di paesaggio come segni di identità nazionale.
Questo saggio, scritto originariamente nel 1967, raccoglie la prima parte delle lezioni tenute dall'autore per il corso di Studi Cattolici Romani tenuto alla Divinity School della Harvard University (1958-1962). Il contenuto essenziale dell'opera, che è l'ultima pubblicata da Christopher Dawson in vita, è dedicato alla descrizione della formazione, dell'apogeo e dei primi segni di dissoluzione del Medioevo, cioè della Civiltà cristiana romano-germanica, che l'autore sviluppa e completa negli altri due volumi dell'ideale trilogia The Making of Europe: An Introduction to the History of European Unity (1932) e Religion and the Rise of Western Culture (1950).
Questo libro racconta i piani di Stalin per conquistare l’Italia liberata dal fascismo e il ruolo chiave di Palmiro Togliatti negli sviluppi geopolitici dopo la Seconda guerra mondiale. Marco Clementi si sofferma sul ruolo attivo giocato dall’Urss nella Resistenza italiana, e rivela molti particolari sulla questione triestina, sulle foibe (per la prima volta raccontate dal punto di vista sovietico), sul disarmo dei partigiani e sul rientro del Pci nel novero delle forze democratiche (testimoniato da un evento capitale: l'amnistia per i fascisti voluta da Togliatti, ministro della Giustizia). Il libro si chiude con la campagna elettorale del 1948, quando il fronte popolare passerà all'opposizione e l’Italia si avvierà con decisione verso l'alleanza atlantica.
Il volume ripercorre la genesi, l'affermazione e la caduta della Repubblica di Mazzini, Garibaldi, Mameli e di tanti altri patrioti e analizza il patrimonio politico e ideale lasciato dall'esperienza repubblicana.