La frazione del pane a Emmaus è il momento culminante del riconoscimento di Gesù da parte dei due Discepoli. Sulla tavola, oltre al pane, alcuni particolari: - il pesce che nella successione delle lettere della parola greca contiene le iniziali delle parole Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore - la brocca del vino con chiara allusione all'ultima cena - la carota, spesso la si trova anche sulla tavola dell'Ultima Cena insieme alla cipolla e richiama il cammino nel deserto o la Pasqua ebraica.
«Colei che mostra la via».
Altra tipologia classica delle icone mariane definita soprattutto dalla posizione di una mano della Vergine che indica il Cristo, unica Via dell’uomo per tornare al Padre. Questa icona ricorda anche la Madonna della tenerezza (glicofilusa), ma in questo caso (vedi la scritta) si predilige la tipologia dell’odigitria. Nella versione con il manto viola si fa riferimento alla porpora viola con cui era rivestito l’interno dell’Arca dell’Alleanza.
Maria è la nuova Arca.
Copia fedele e austera in stile bizantino (Scuola Cretese – Teofanis) realizzata da padre Pefkis, agiografo diplomato dell’Accademia Ecclesiastica del Monte Santo (località Athos), con colori autentici e tradizionali, con foglio dorato su tela e legno invecchiato.
«Colei che mostra la via».
Altra tipologia classica delle icone mariane definita soprattutto dalla posizione di una mano della Vergine che indica il Cristo, unica Via dell’uomo per tornare al Padre. Questa icona ricorda anche la Madonna della tenerezza (glicofilusa), ma in questo caso (vedi la scritta) si predilige la tipologia dell’odigitria.
Maria è la nuova Arca.
Copia fedele e austera in stile bizantino (Scuola Cretese – Teofanis) realizzata da padre Pefkis, agiografo diplomato dell’Accademia Ecclesiastica del Monte Santo (località Athos), con colori autentici e tradizionali, con foglio dorato su tela e legno invecchiato.
«Madonna che tiene il bambino». L’icona è una variante di Odigitria. La tunica verde richiama la terra (natura umana di Maria), mentre il manto rosso dice amore e partecipazione alla Redenzione operata da Cristo. I fregi dorati sul manto indicano sia la sua regalità che le grazie particolari di cui Maria è stata fatta oggetto. Sulla fronte e sulle spalle tre stelle annunciano la Verginità di Maria prima, durante e dopoil parto. Lo sguardo della Vergine non è rivolto al Bambino, ma a colui che guarda l’icona per introdurlo all’incontro con il Cristo, portatore della buona novella (il rotolo della Parola) e indicato dalla mano destra della Vergine Maria.
Lei è la Mediatrice.
Copia fedele e austera in stile bizantino (Scuola Cretese – Teofanis) realizzata da padre Pefkis, agiografo diplomato dell’Accademia Ecclesiastica del Monte Santo (località Athos), con colori autentici e tradizionali, con foglio dorato su tela e legno invecchiato.
Icona della Santa Famiglia con Gesù, Maria e il promesso sposo Giuseppe. Il Cristo viene presentato con una tunica bianca (simbolo di trascendenza) e un manto oro (simbolo di regalità). Giuseppe è completamente vestito di blu (colore del Cielo) forse per ricordare che è solo custode di una Paternità che viene dall’Alto.
Copia fedele e austera in stile bizantino (Scuola Cretese – Teofanis) realizzata da padre Pefkis, agiografo diplomato dell’Accademia Ecclesiastica del Monte Santo (località Athos), con colori autentici e tradizionali, con foglio dorato su tela e legno invecchiato.
«Il mondo prigioniero, prigioniero degli artigli della morte, si dimenava impotente e mesto. E scendevano lacrime di infinita pietà... Scendevano ad una ad una dagli occhi del Padre Celeste, perché Egli amava il mondo come solo Dio può amarlo»
Dopo oltre cinquant’anni di oblio, l’opera di Florenskij è stata progressivamente riscoperta in Russia e in gran parte d’Europa. In questo volume compaiono alcuni scritti inediti tra i più significativi di quelli dedicati alla mistica. Sono scritti che, nella loro pluralità di approccio, testimoniano il suo indomito ardore filosofico e spirituale nel voler riportare il pensiero a esprimere la pienezza della vita. Essi abbracciano le tematiche più importanti della sua vita, quali la spiritualità, la preghiera, l’interpretazione della Bibbia, la dimensione estetica, le icone, la storia spirituale della Russia. Il volume si apre con un ampio e documentato saggio introduttivo di Natalino Valentini, il più insigne studioso italiano dell’opera di Florenskij, con una aggiornata nota bibliografica. Le note ai saggi che compongono il testo sono di Lubomir Zak, professore di teologia fondamentale alla Pontificia Università Lateranense e riconosciuto esperto internazionale dell’opera di Pavel Florenskij.
Pavel Florenskij è stato paragonato più volte a Leonardo da Vinci o a Blaise Pascal per la sua intelligenza straordinaria, in grado di unire le più alte speculazioni metafisiche con la matematica e l’ingegneria, la storia dell’arte e la chimica. Dottore in matematica all’università di Mosca a 22 anni, rifiuta la cattedra universitaria e studia teologia. Si sposa, viene ordinato presbitero ortodosso, ha cinque figli. Docente di filosofia presso l’Accademia Teologica moscovita, svolge un’attività sia filosofico-teologica sia scientifica di primissimo livello, fino a che il potere comunista, mal sopportando che quella intelligenza superiore potesse conciliarsi con l’essere cristiano e prete (Florenskij si presentava agli incontri accademici e scientifici in abito talare) lo rinchiude nel famigerato lager delle isole Solovki all’estremo nord del paese. Dopo anni di prigionia e di lavori forzati, l’8 dicembre 1937 nei pressi di Leningrado, all’età di 55 anni, gli viene tolta la vita mediante fucilazione. Il luogo della sepoltura è rimasto sconosciuto, anche se nel luglio 1997 sono state scoperte delle fosse comuni di prigionieri delle Solovki nelle quali sono probabilmente disperse le sue spoglie.
Tra le sue opere finora apparse in traduzione italiana: La colonna e il fondamento della verità (Rusconi 1974), Le porte regali (Adelphi 1977), Lo spazio e il tempo nell’arte (Adelphi 1995), Il significato dell’idealismo (Rusconi 1999), Non dimenticatemi (Mondadori 2000), Ai miei figli (Mondadori 2003).
Le storie più belle della Bibbia raccontate ai bambini dai 3 anni in su. La Creazione, il diluvio, la nascita e il sacrificio di Isacco, la storia di Giuseppe, Mosè nel deserto, Daniele nella fossa dei leoni, Giona nella balena, la nascita di Gesù, i Re Magi, la fuga in Egitto, Gesù e le parabole.
Tutta a colori, copertina imbottita, pagine arrotondate, maniglia e chiusura.
Il libro fa parte del Corso di ebraico biblico, formato da due volumi, tra loro complementari.
Il primo sviluppa un corso completo, in 45 lezioni progressive; il secondo propone una serie di esercizi, unitamente alle loro soluzioni, onde favorire un punto di verifica agli autodidatti. Mentre si segue il Corso è, inoltre, possibile, grazie al CD-audio allegato, apprendere o migliorare la propria pronuncia e lettura della lingua. Il volume degli Esercizi contiene anche le Soluzioni degli esercizi e il Vocabolario di Greco Biblico.
Con questo prezioso sussidio, l’accesso all’Antico Testamento in lingua originale, non è più privilegio di pochi, ma un’opportunità offerta a tutti.
Filippo Serafini è nato a Modena nel 1965; è sposato con due figli. Ha conseguito il Baccalaureato in Teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, la Licenza e il Dottorato in Scienze Bibliche al Pontificio Istituto Biblico. È professore incaricato di Lingue Bibliche presso la Facoltà di Teologia dell’Università Gregoriana e insegna Introduzione all’Antico Testamento all’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare. Tra le sue pubblicazioni: Corso di Greco del Nuovo Testamento (Edizioni San Paolo), L’alleanza levitica (Edizioni Cittadella) e, con E. Galbiati, Atlante storico della Bibbia (Edizioni Jaca Book).
Luciana Pepi è nata nel 1962 a Palermo, dove si è laureata in Filosofia e ha ottenuto il Dottorato di ricerca. Ha conseguito specializzazioni presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma e l’Università Ebraica di Gerusalemme. Ha insegnato ebraico biblico e Filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana, attualmente è ricercatrice all’Università degli Studi di Palermo. Al suo attivo ha numerose pubblicazioni; il suo ultimo lavoro è la traduzione dall’ebraico all’italiano del Pungolo dei Discepoli (Malmad ha-talmidim) di Jaqov Anatoli, Machina Philosophorum, Palermo 2004.
Il libro fa parte del Corso di ebraico biblico, formato da due volumi, tra loro complementari.
Il primo sviluppa un corso completo, in 45 lezioni progressive; il secondo propone una serie di esercizi, unitamente alle loro soluzioni, onde favorire un punto di verifica agli autodidatti. Mentre si segue il Corso è, inoltre, possibile, grazie al CD-audio allegato, apprendere o migliorare la propria pronuncia e lettura della lingua. Il volume degli Esercizi contiene anche le Soluzioni degli esercizi e il Vocabolario di Greco Biblico.
Con questo prezioso sussidio, l’accesso all’Antico Testamento in lingua originale, non è più privilegio di pochi, ma un’opportunità offerta a tutti.
Filippo Serafini è nato a Modena nel 1965; è sposato con due figli. Ha conseguito il Baccalaureato in Teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, la Licenza e il Dottorato in Scienze Bibliche al Pontificio Istituto Biblico. È professore incaricato di Lingue Bibliche presso la Facoltà di Teologia dell’Università Gregoriana e insegna Introduzione all’Antico Testamento all’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare. Tra le sue pubblicazioni: Corso di Greco del Nuovo Testamento (Edizioni San Paolo), L’alleanza levitica (Edizioni Cittadella) e, con E. Galbiati, Atlante storico della Bibbia (Edizioni Jaca Book).
Luciana Pepi è nata nel 1962 a Palermo, dove si è laureata in Filosofia e ha ottenuto il Dottorato di ricerca. Ha conseguito specializzazioni presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma e l’Università Ebraica di Gerusalemme. Ha insegnato ebraico biblico e Filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana, attualmente è ricercatrice all’Università degli Studi di Palermo. Al suo attivo ha numerose pubblicazioni; il suo ultimo lavoro è la traduzione dall’ebraico all’italiano del Pungolo dei Discepoli (Malmad ha-talmidim) di Jaqov Anatoli, Machina Philosophorum, Palermo 2004.
A scuola arriva un maestro speciale, si tratta di uno specialista dell’ambiente che spiega ai bambino con le parole e gli esempi adatti come rispettare il nostro pianeta e le sue risorse. Il pianeta terra è la nostra casa, questo è il messaggio portante che viene poi sviluppato nel dettaglio: proteggere gli animali in pericolo di estinzione, non sprecare le risorse attraverso piccoli gesti quotidiani, non sprecare carta luce acqua, impegnarsi nella raccolta differenziata e non inquinare usando troppo l’automobile.
Maria Loretta Giraldo, nata a Padova, vive e lavora sulla riviera del Brenta. Scrive da sempre filastrocche che compaiono in molti testi scolastici. ha due figli grandi: Alberto ed Elisa che fa l’attrice nella compagnia del Buratto e recita spesso in spettacoli per bambini. Le sue fiabe sono state pubblicate da diversi editori italiani e stranieri e sul Messaggero di Padova. Con Nicoletta Bertelle ha creato il fortunato personaggio di Anna che continua ad ispirarla.
Nicoletta Bertelle, nata a Padova, dove vive e lavora, ha frequentato l’Istituto d’arte e la Scuola dell’illustrazione del maestro Stephan Zavrel. Tiene laboratori e letture animate nelle scuole e nelle biblioteche; ha illustrato numerosi libri per editori italiani e stranieri. per la San Paolo ha illustrato tutta la serie di Anna e altri albi illustrati.
Un libretto augurale dedicato ai nonni: una presenza sempre più importante nella famiglia e nella società. Con la festa dei nonni, il 2 ottobre, c’è il riconoscimento, anche a livello istituzionale, dell’importanza dell’essere nonni e del rapporto nonni-nipoti. Illustrato dalle deliziose opere naif del pittore poeta Giovanni Ghigliano.
Giovanni Ghigliano. Nato a Cuneo nel 1942. Poeta e pittore naif. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive ad Asti, Saluzzo, Milano, Cuneo, Torino, Venezia, Bruxelles ottenendo premi e riconoscimenti. I suoi quadri sono stati oggetto di pubblicazione delle Edizioni San Paolo in forma di posters, biglietti augurali, segnalibri. Poco prima di morire, in occasione della pubblicazione di alcune sue opere su un calendario illustrato, scrisse: “È il calendario del 2000, del Giubileo... Ovviamente non succederà più, anche se la scienza magari scoprirà il gene della longevità”. È stato il pittore poeta delle cose semplici: “Nei miei quadri non si vedono mai ville e castelli, macchine o aerei, ma bensì, casette arroccate sulle colline, nonnetti vestiti poveramente, modesti fiori di campo”. Hanno scritto di lui i critici: Brera, Margonari, Russo ed altri. “Un pittore che pensa e un poeta che sa ancora sognare” (M. Brera). “Un pittore poeta profondamente romantico che costruisce fiabe coloratissime con rara intelligenza (da “La Stampa”).
L'autore traccia il percorso di un dialogo tra la psicoanalisi e l'antropologia, per definire alcune fondamentali figure del sapere. Nel definire alcune fondamentali figure del sapere, l'autore traccia il percorso di un dialogo tra la psicoanalisi e l'antropologia. Un incontro iniziato con Freud e poi sviluppatosi in modi molteplici e spesso proficui. In un'ampia rassegna di temi affrontati nell'ottica delle due discipline, per alcuni versi differenti, per altri convergenti, l'autore intende proporre una dimensione teorica e di ricerca nella tradizione di studi dell'antropologia psicoanalitica. La trama della riflessione di Lombardozzi si dipana cosi da problemi epistemologici come quelli di spazio, di tempo, d'interpretazione, a quelli attuali di carattere socio-antropologico come l'identita, l'alterita, la condizione dell'immigrazione, fino a quelli afferenti alla dimensione simbolica nei temi del sacro, del mito e del rito...